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venerdì 22 settembre 2006.
Caccia e cacciatori nel Moesano d’un tempo

In settembre si perpetua un’antichissima nostra usanza, quella della caccia. I più antichi reperti archeologici dalle nostre parti ci indicano come una popolazione di cacciatori, già almeno quattro millenni avanti Cristo. Solo in seguito i nostri progenitori presero dimora stanziale, cominciarono l’allevamento del bestiame e le coltivazioni. Nel 1974 si scoprì in Mesolcina, in occasione dei lavori di costruzione della strada nazionale, il primo e per ora unico insediamento mesolitico. Sotto la rupe del castello di Mesocco si rivennero alcune migliaia di piccolissimi strumenti di silice (pietra focaia), di radiolarite rossa e verde e di cristallo di rocca. Questi minerali furono l’unica materia per strumenti di pietra fino alla fine del Mesolitico, in particolare frecce con punta triangolare o quadrata per la caccia agli uccelli, lance e arpioni per la caccia e per la pesca. Gli archeologi hanno datato questi oggetti ritrovati a Mesocco tra il 5000 e il 4000 a.C. e quindi in tale epoca dalle nostre parti viveva già un popolo di cacciatori.

Nei più antichi Statuti di Mesolcina conosciuti, gli accenni alla caccia e alla pesca sono assai scarsi e si riferiscono in particolare al diritto esclusivo dei Signori di Valle, i de Sacco, di poter cacciare col falcone. In due articoli degli Statuti del 1452 viene precisato che se qualche forastiero sarà trovato a rubare falconi e catturato, che lo si impicchi per la gola a quell’albero su cui erano i falconi e che ognuno che presenterà al Signore di Valle un’ala di falcone sia ricompensato con 25 soldi.

Nei nuovi Statuti vallerani del 1645 si parla di orsi e di lupi. Ossia, se uno ammazzerà un orso o un lupo con piccoli nel corpo, che riceva la ricompensa solo per l’animale ucciso e non per i piccoli nel corpo. La mercede per la cattura degli animali considerati nocivi era stabilita in 4 fiorini per un orso e 3 fiorini per un lupo, sempre con l’esclusione dei piccoli in pancia alla femmina gravida. Inoltre la caccia era completamente libera per i Vicini [Patrizi] ma severamente proibita ai forastieri dimoranti, tanto che con la revisione degli Statuti del 1773 si codificò perfino che il forastiero trovato a cacciare poteva essere impunemente ammazzato.

L’istinto di cacciare è sempre molto radicato nella nostra gente e per un paio di settimane in settembre molti uomini e anche qualche donna sono sulle nostre montagne a catturare le ambite prede della caccia alta; camosci, cervi, caprioli, marmotte. E qui per maggior comprensione bisogna precisare che nei secoli scorsi da noi non ci furono né cervi, né caprioli, né stambecchi, ma che in compenso c’erano orsi, lupi e linci. L’ultimo lupo da noi venne ucciso in Val Leggia nel 1868, mentre gli ultimi tre orsi furono ammazzati nel novembre del 1895. Lo stambecco si estinse nel Cantone dei Grigioni nella prima metà del Seicento e solo all’inizio del Novecento fu reintrodotto nel Cantone, grazie ad un accordo sottobanco con alcuni bracconieri della Val d’Aosta che ci fornirono di contrabbando i piccoli prelevati dal Parco del Gran Paradiso di proprietà del Re d’Italia che si era rifiutato di vendercene alcuni esemplari. I primi stambecchi furono introdotti nell’Alto Moesano all’inizio degli anni cinquanta del Novecento, mentre i primi cervi arrivarono per conto proprio da oltre San Bernardino. Il primo cervo ucciso in Mesolcina lo fu al Pian San Giacomo durante la seconda guerra mondiale, di bracconaggio e per ovvio motivo evito di nominare chi furono gli uccisori.

Si noti che, in base agli Statuti del 1645, e decreto delle Leghe del 1763, fu riconfermata nella metà dell’Ottocento la taglia [ricompensa] per chi uccideva i cosiddetti animali nocivi, cioè: orso, sia giovine o di nido o cresciuto Fr. 28; lupo Fr. 14; lince Fr. 10; avvoltoio o aquila Fr. 1.70; falco, (astore, sparviero o nibbio) e gufo 85 centesimi. Nel 1854 si proibì anche nel Grigioni di ammazzare i cervi per i prossimi 10 anni, sotto pena de Fr. 30.

Dopo la metà dell’Ottocento ci fu una serie di codificazioni cantonali della legge sulla caccia che persiste tuttora. La Legge grigione sulla caccia fatta in base al decreto federale nel 1854 cominciò a prescrivere un sacco di restrizioni, prima totalmente assenti. In seguito la legge venne periodicamente modificata nell’intento di raggiungere anche lo scopo di far pagare una tassa per chi andava a caccia, cosa che incontrò nel Grigioni strenue opposizioni. Attualmente c’è una nuova revisione della legge sulla caccia in votazione.

Per indicare un esempio della caccia dalle nostre parti, nel 1893 nel distretto Moesa furono rilasciate in totale 134 patenti di caccia (53 di caccia alta, cioè 29 nel Circolo di Mesocco, 14 a Roveredo e 10 in Calanca, nonché 73 di caccia bassa:12 a Mesocco, 46 a Roveredo e 15 in Calanca) e infine 8 patenti per l’intera caccia (3 a Mesocco, 4 a Roveredo e 1 in Calanca). Le catture furono le seguenti in quell’anno: a Mesocco un orso, 62 camosci, 60 marmotte, 11 lepri, 20 gallinacci di montagna; a Roveredo 14 camosci, 43 lepri, 25 gallinacci, un gufo; in Calanca 44 camosci, 29 marmotte, 27 lepri, 41 gallinacci e un’aquila. Ovviamente in questa statistica ufficiale non sono compresi gli animali uccisi di bracconaggio.

Poi negli ultimi anni nella Bassa Mesolcina si è introdotto anche il cinghiale. Oggi stambecchi, camosci, cervi, marmotte, e un po’ meno i caprioli sono in buona presenza da noi, con evidente gioia dei numerosi cacciatori.

Qualche anno fa avevo approntato il testo per la pubblicazione di un libro sulla Caccia e pesca nel Moesano dei secoli passati, che è sempre in attesa, onde poter raccogliere l’iconografia necessaria per illustrarlo. Ritardo dovuto anche ai numerosi impegni e ai problemi di salute dei recenti anni. Posso comunque assicurare che se mi sarà possibile dare alle stampe questo libro, avrà sicuramente molti lettori interessati, non solo tra i numerosi nostri cacciatori emuli dei nostri due grandi e massimi cacciatori: Francesco Marci di Rossa e Franz Albertini di Mesocco o i grandi specialisti nell’uccidere gli orsi come i fratelli Gattoni di Soazza. Se a qualcuno interessa che questo libro venga pubblicato, abbia la cortesia di comunicarmelo al mio indirizzo in via Albertolli 8 - 6839 Chiasso. Se gli interessati saranno almeno un centinaio e se me la caverò dal prossimo intervento chirurgico che devo subire, darò alle stampe il libro.

Cesare Santi

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Se vuoi essere rispettato dagli altri, la cosa più grande è rispettare te stesso.
Solo in quel modo, solo con il rispetto di te stesso tu obblighi gli altri a rispettarti.

(Fëdor Dostoevskij)

 
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