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giovedì 9 novembre 2006.
Quarantore e Triduo per il lupo a Soazza 1832-1833

Può forse interessare sapere taluni ragioni per le quali i nostri avi facevano tante delle loro particolari devozioni.
Specialmente dopo la Rivoluzione piemontese del marzo 1821 furono parecchi gli esuli politici che si rifugiarono in Mesolcina, tra cui anche alcuni aderenti al movimento dei Carbonari.
Inoltre un notevole disagio era causato nel Moesano dagli orsi allora ancora in numero ragguardevole. Per liberarsi da questi pericoli i Soazzoni, nei giorni 4, 5, 6 di marzo del 1832 fecero solennemente in San Rocco le Sacre Quarantore “per ottenere dalla divina misericordia una spirituale assistenza contro le massime perverse, che vanno propagandosi dalla setta infame de Carbonari, contro la sacrosanta Religione, non che per la liberazione dalli orsi, che recano un grande danno nelli armenti.
L’ordine della funzione fu il seguente: la mattina del giorno 4 si andò processionalmente da Sant Rocco a San Martino colla Confraternita a prendere solennemente l’Augustissimo Sacramento e portarlo con pompa; in Sant Rocco si diede principio all’esposizione delle quarantore, con Messa solenne, discorsi, vesperi e benedizione.
In tutti i tre giorni in cui Gratia Dei la popolazione indistintamente, in modo speciale nell’accostarsi ai Sacramenti, nelle visite non di mai interrotte al Santissimo Sacramento e nella edificante sua pietosa divozione.
La sera poi del giorno 6, dopo il Magnificat ed i vesperi, si fece una solenne processione coll’Augustissimo per il paese, indi si riportò a Sant Martino, ove si chiuse colla benedizione, more solito.
Tanto il Consorzio delle Consorelle, quanto la Magnifica Comune diedero all’ospizio una onorevole gratificazione per le fatiche e incomodi fatti.

Nel 1833, complice anche una grande siccità, i lupi si avvicinavano molto all’abitato per sfamarsi. Contro questa calamità, “essendo le Valli Mesolcina, e Calanca infestate dai lupi, che recavano ovunque nelli armenti danni incalcolabili, eccitato il M.R. Padre Vice Prefetto Vittore da Poschiavo da una tenera compassione, ed a ciò specialmente pregato da varie popolazioni, ricorse a Sua Santità Gregorio XVI per ottenere l’analoga facoltà di benedire con tutte le formole.
Piacque a Sua Santità di benignamente accordare una tale dimanda, prescrivendo a tale oggetto un triduo solenne, accordando una vistosa indulgenza, come al Breve.
In questa Magnifica Comune si effettuò il sudetto Triduo con una pompa veramente solenne e straordinaria, nei giorni 29, 30 settembre e 1° ottobre, dando principio la sera del giorno 28 col vespero solenne in apertura.
La sacra funzione si compì in terza dal sullodato Padre Vice Prefetto, coll’intervento dei Reverendi Padri di Mesocco, oltre a noi due, esistenti in Soazza.
La mattina del 29 si partì da Sant Rocco processionalmente, recandosi a Sant Martino, ove celebratasi la prima Messa, si lesse in tutta solennità il Breve Pontificio, e fatta dal sudetto Vice Prefetto un piccolo analogo discorso, si trasportò solennemente il Santissimo Sacramento, e giunti in Sant Rocco, si espose cantando Messa solenne, con discorso, lasciandolo tutto il giorno esposto; al dopo pranzo vesperi solenni, discorso, benedizione col Venerabile; indi una processione di penitenza colla reliquia di Sant Martino, ed altri Santi, e si diede colla stessa la prima benedizione al lupo.
Pel secondo giorno si partì da Sant Rocco processionalmente e si andò all’Oratorio di Maria Santissima Addolorata; giunti all’Oratorio, si levò la statua già esposta, e si trasportò a Sant Rocco ove si lasciò esposta tutto il giorno, in mezzo ad un onorevole luminerio Messa solenne e discorso alla mattina; vesperi solenni, discorso, e benedizione alla sera.
Dopo la benedizione si fece una solenne processione colla statua di Maria Santissima Addolorata per il paese, indi si andò a Sant Martino, ed avanti la porta della chiesa si diede colla statua di Maria la seconda benedizione, colle preci; indi si ricondusse la statua all’oratorio, e si ritornò a Sant Rocco a chiudere la processione.
Nel terzo giorno si levò la piccola statua di Maria Zell e portata dal sullodato M.R.. Padre Vice Prefetto celebrante, si andò processionalmente a Sant Martino; giunti alla chiesa parrocchiale, esposto sull’altare la detta statuina, si celebrò Messa solenne con discorso; indi processionalmente si riportò in Sant Rocco la statua benedicendo anche con questa.
Alla sera vesperi solenni, e discorso; indi con solenne processione si riportò in Sant Martino il Santissimo Sacramento; giunti alla porta della chiesa si diede collo stesso la solenne benedizione al lupo, indi entrati in chiesa, cantato il Te Deum, il Tantum ergo, si ultimò colla benedizione del Venerabile.
L’ospizio venne riconosciuto dalla magnifica Comune con una onorevole regalia”.
L’anno dopo, il 27 agosto 1834, ci fu la terribile alluvione, di cui parlerò in un altro articolo.

Questi semplici esempi ci dicono di alcune usanze strettamente legate alla fede religiosa, allora assai radicata nella nostra popolazione.

Cesare Santi

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“I bambini oggi sono dei tiranni. Contraddicono i genitori, ingoiano il loro cibo e tiranneggiano i loro insegnanti.”

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