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mercoledì 28 febbraio 2007.
Manoscritti del passato

Il nostro grande patrimonio culturale è attestato in considerevole parte dai vecchi manoscritti conservati che ci dicono cosa fecero e come si comportarono i nostri antecessori.
Questi documenti sono in parte conservati negli archivi a pubblica disposizione e consultazione che nel Moesano sono i tre Archivi di Circolo (Mesocco, Roveredo e Arvigo), gli Archivi comunali esistenti presso ogni comune, gli Archivi parrocchiali presso le singole parrocchie (in parte non ancora né ordinati, né classificati), l’Archivio Moesano annesso al Museo Moesano di San Vittore, l’Archivio a Marca di Mesocco che, con i suoi oltre 60’000 manoscritti dal secolo XIII al XX è il maggior archivio privato del Grigioni a pubblica disposizione e l’Archivio patriziale di Roveredo.
Purtroppo, già partire dall’Ottocento furono dati alle fiamme grandi quantità di manoscritti pergamenacei e cartacei da gente che non vedendovi in essi alcun valore venale e neppure un valore probatorio per i propri interessi (atti di compera, ecc.) li dava in pasto alle fiamme. Anche certi documenti di bell’aspetto (pergamene) furono cedute per somme irrisorie ad antiquari. Per cui una parte del nostro patrimonio culturale scritto è andata definitivamente persa.
Ciononostante ancora oggi nel Moesano c’è una grandissima quantità di manoscritti, spesso dimenticati nei polverosi solai oppure gelosamente conservati in casa dagli eredi che, nella maggior parte dei casi non è assolutamente in grado di leggerli, per la semplice ragione che la paleografia latina e tedesca è conosciuta, bene o male, da un ristretto numero di persone che da noi non raggiunge il numero delle dita di una mano.
Durante i trascorsi 48 anni delle mie ricerche storico-archivistiche, con alcuni articoli in giornali e riviste, ho tentato di sensibilizzare l’opinione pubblica sul grande valore storico di questa documentazione. Il mio messaggio in pratica non è stato recepito, salvo in sporadici lodevolissimi casi in cui persone intelligenti e sensibili al problema hanno effettuato donazione o deposito di loro manoscritti nei nostri archivi, anche magari solo sotto forma di fotocopia. Perché bisogna precisare che per un archivio è anche utilissima la fotocopia o il microfilm del documento, ossia poter aver accesso al suo contenuto.
La grande quantità dei nostri manoscritti ha un valore prettamente storico e solo in alcuni casi venale.
Nel corso degli anni parecchia gente si è rivolta a me chiedendo il mio aiuto per la lettura di manoscritti di loro proprietà (ma solo nei casi di una loro curiosità oppure di studenti per i loro lavori di licenza magistrale, liceale o universitaria).
Li ho sempre aiutati tutti (a titolo assolutamente gratuito), fornendo loro le trascrizioni, traduzioni in italiano e opportuni commenti.
E qui bisogna sapere che i nostri manoscritti del passato sono scritti nelle seguenti lingue:

1. In latino volgare o cancelleresco tutti quelli rogati dai nostri pubblici notai ed ecclesiastici durante tutto l’ancien régime, cioè fino al termine del Settecento (e anche oltre).
E dunque, oltre a capire il latino, è necessario conoscere la paleografia latina, che non è una cosa che si possa apprendere con un paio di semestri universitari, ma ci vogliono anni di pratica.
Tutti i vecchi contratti di compravendita, testamenti, arbitrati, sentenze, ecc. sono in latino.

2. In tedesco (cioè nel Bündnerdütsch dell’epoca), per la semplice ragione che la lingua ufficiale scritta della Lega Grigia e delle Tre Leghe era il tedesco e tutte le sentenze di appello, decreti, ordinanze, ecc. sono in questa lingua. Ed inoltre la vecchia calligrafia tedesca comporta la conoscenza della paleografia tedesca.

3. In italiano. Già nel Quattrocento si trovano da noi alcuni documenti in italiano, ma attenzione, anche se scritti con bella calligrafia non è così facile per il profano capirli esattamente, poiché bisogna conoscere molte cose, come l’italiano arcaico, tutte le forme dialettali, poiché spesso il dialetto veniva italianizzato e i molti usi e costumi.

4. Ci sono poi tutti i documenti derivanti dalla nostra copiosa emigrazione: documenti in francese anche per via del servizio mercenario, in spagnolo (per via del dominio spagnolo nella vicina Lombardia) e magari in altre lingue come l’ungherese e l’inglese.
Pochissimi da noi sono i manoscritti in romancio poiché questa lingua era molto parlata, ma assai poco scritta, essendo ai tempi l’italiano - per via dei commerci - assai diffuso.

Mi permetto quindi, ancora una volta, di rivolgere un appello a tutti i possessori di vecchi manoscritti di metterli a disposizione dei nostri archivi, nella forma desiderata, cioè come donazione o vendita degli originali, di deposito (ossia col diritto di riprenderli), anche sotto forma di fotocopia, microfilm, su dischetto o CD-Rom.
Con ciò si contribuirà ad un notevole arricchimento del nostro patrimonio culturale scritto, a tutto vantaggio delle future generazioni.
Ringrazio qui tutte le persone che nei decenni trascorsi hanno capito la questione e che con le loro donazioni e depositi di documenti nei diversi nostri archivi, hanno fatto opera veramente encomiabile e degna di menzione.

Cesare Santi

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“I bambini oggi sono dei tiranni. Contraddicono i genitori, ingoiano il loro cibo e tiranneggiano i loro insegnanti.”

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