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Fuori regione
venerdì 4 aprile 2014.
Piccolo credito: vietare la pubblicità aggressiva

Il Consiglio federale è favorevole alla proposta di vietare la pubblicità aggressiva per il credito al consumo, come risulta dal suo parere, pubblicato mercoledì, e relativo a un progetto della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale. Per lottare contro il sovraindebitamento, l’Esecutivo ritiene palesemente necessario limitare anche la pubblicità per i crediti al consumo.

La revisione della legge sul credito al consumo, avviata da un’iniziativa parlamentare, prevede che in futuro non sarà più possibile fare pubblicità in modo aggressivo al credito al consumo. Sarà il settore creditizio a definire in una convenzione le forme aggressive di pubblicità. Se l’autoregolamentazione dovesse fallire, spetterà al Consiglio federale stabilire cosa s’intende per pubblicità aggressiva.

Il Consiglio federale condivide la proposta di limitare la pubblicità ed è del parere che i metodi pubblicitari aggressivi favoriscano le decisioni avventate e l’assunzione di impegni sconsiderati, aumentando il rischio di sovraindebitamento. Inoltre tali metodi sono in contrasto con gli sforzi di prevenzione profusi per promuovere una corretta gestione del denaro. Infine, secondo il Consiglio federale, andrebbe pure considerata aggressiva e pertanto vietata la pubblicità specialmente mirata agli adolescenti e ai giovani adulti.

Ulteriori modifiche della legge sul credito al consumo
L’Esecutivo ha pure accettato di escludere soltanto i crediti da rimborsare entro tre mesi dal campo di applicazione della legge sul credito al consumo. Secondo il diritto vigente anche i crediti rimborsabili in non più di quattro pagamenti rateali entro un periodo non superiore a dodici mesi sono fatti salvi dall’applicazione della legge sul credito al consumo. Nella pratica ciò consente di concedere molto rapidamente dei crediti senza esaminare la situazione finanziaria del consumatore. In avvenire si potrà rinunciare all’esame della capacità creditizia soltanto se il credito deve essere rimborsato entro tre mesi, poiché in questo caso il consumatore può chiaramente prevedere le conseguenze del contratto di credito. Infine, il Consiglio federale ritiene l’iniziativa parlamentare problematica in termini di protezione dei dati, nella misura in cui propone di obbligare il creditore a segnalare alla Centrale d’informazione per il credito al consumo i consumatori che, nella richiesta di credito, forniscono intenzionalmente dati errati. Notificare alla Centrale che il credito è stato rifiutato è sufficiente.

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Chi non sa sorridere non apra bottega.

(Proverbio cinese)

 
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