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Regionale
venerdì 4 aprile 2014.
A proposito di due nuovi oggetti esposti al Museo Moesano
di Marco Marcacci

Il Museo Moesano ha recentemente arricchito le sue collezioni con due oggetti di notevole importanza storica e simbolica che saranno esposti per la prima volta in occasione della riapertura del Museo, domenica 13 aprile 2014, dalle ore 14 alle ore 17.


Lo scrittoio del Governatore a Marca


Il primo oggetto in questione, un prestito in deposito del signor Clemens a Marca di Mesocco, è un pregevole scrittoio di fine Settecento, appartenuto a Clemente Maria a Marca (1764-1819), uno dei Mesolcinesi più illustri del suo tempo. Clemente Maria a Marca ha rivestito numerose cariche politiche e giudiziarie, in ambito regionale, cantonale e nazionale ed è noto soprattutto come “il Governatore”, per essere stato, nel 1797, l’ultimo governatore retico della Valtellina a Sondrio. Fu altresì uno dei principali promotori della strada commerciale del San Bernardino, costruita tra il 1817 e il 1823; Clemente Maria a Marca morì proprio lungo la strada in costruzione, il 27 agosto 1819, a Leggia, dove una lapide murata lungo la cantonale lo ricorda.

La scrivania in legno, ben conservata e restaurata, di foggia francese, è detta “bureau à cylindre”, perché la parte superiore si chiude grazie a un’anta scorrevole in forma di quarto di cilindro. Impreziosito da una lastronatura in piuma di mogano e da borchie in ottone che decorano le serrature, il mobile conta 17 cassetti, alcuni dei quali segreti, ed è costituito di tre corpi a incastro, facilmente scomponibili. Lo scopo di tale accorgimento era di facilitare il trasporto della scrivania, per esempio con animali da soma. È quindi possibile, benché manchino prove documentarie, che lo scrittorio abbia accompagnato il Governatore, attraverso il passo della Forcola, fino in Valtellina.

Magari anche alcune pagine del Diario di Clemente Maria a Marca, pubblicato nel 1999, sono state redatte proprio su questo scrittoio, come pure parte della vasta corrispondenza del suo primo proprietario, in contatto per motivi politici o professionali con numerose persone, illustri e meno note, in tutta Europa.


La bacchetta del Landamano Tamoni


L’altro oggetto entrato al Museo, dono dell’avvocato Riccardo Giudicetti, è il bastone o bacchetta del Landamano. Il Ministrale o Landamano era il capo supremo del Comune giurisdizionale (detto anche Vicariato) nello Stato delle Tre Leghe; egli era al tempo stesso presidente del tribunale e più alta autorità politica. In Mesolcina, la bacchetta che gli veniva consegnata al momento dell’elezione era simbolo e attributo della sua autorità giurisdizionale e punitiva. In caso di condanna a morte di un imputato, al momento di pronunciare la sentenza il Landamano spezzava la bacchetta pronunciando una formula rituale (si veda in proposito, sempre sul Moesano, l’articolo di G. Tognola “Sul luogo del publico suplicio”). Nei Grigioni, l’uso della bacchetta è attestato, oltre che nel Moesano, anche in Bregaglia. Si tratta però di un simbolo di potere diffusissimo: lo ritroviamo in diverse realtà tribali, quale attributo vescovile o come simbolo del potere monarchico nella forma epurata dello scettro.

La bacchetta in legno di robinia o di spino, decorata con nastrini di seta, esposta al Museo proviene dalla famiglia Tamoni di Cama. È probabilmente appartenuta a Clemente Tamoni, deceduto il 26 luglio 1905, all’età di 74 anni. Mastro di posta e maggiore dell’esercito, il Tamoni era stato a più riprese «landamano», ossia presidente, del Circolo di Roveredo, sindaco di Cama e deputato al Gran Consiglio. Un Clemente Maria Tamoni Landamano è però attestato anche nel 1832. Con la trasformazione dei Comuni giurisdizionali in Circoli (1851), la bacchetta perse la sua funzione ufficiale, conservandosi fino in tempi recenti quale omaggio al presidente di Circolo appena eletto; a lungo, in dialetto mesolcinese, si è continuato a chiamare il presidente landàma. Ora, con la riforma territoriale che ha già privato i Circoli dei loro compiti giudiziari e che condurrà alla loro abolizione, anche la bachèta del landàma è soltanto un reperto storico.

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Chi non sa sorridere non apra bottega.

(Proverbio cinese)

 
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