• 13955 Alla salute!
Storie e leggende
giovedì 2 agosto 2007.
IL GIOCO

Fin dall’antichità l’uomo ha sempre praticato il gioco, ancora prima di imparare a scrivere e a leggere, come è documentato da rinvenimenti archeologici egiziani, sumeri e di altri popoli. Ci sono sempre stati, e ci sono ancora oggi, i giochi infantili e quelli d’azzardo. Nel trascorrere del tempo anche nei giochi ci furono dei mutamenti: oggi alcuni antichi giochi non si praticano più, altri vennero inventati negli ultimi secoli.

Giochi infantili

Uno di questi era il cilìo, detto anche lippa. Praticato almeno già dall’inizio del Novecento, vi potevano partecipare due o più giocatori, con modalità diverse da luogo a luogo. Comportava l’uso di un bastoncino affusolato che veniva fatto balzare da terra da uno dei giocatori che lo percuoteva con un bastone su una delle estremità affusolate, e poi ribattuto in aria il più lontano possibile verso l’avversario, il quale doveva cercare di afferrarlo al volo con le mani nude oppure aiutandosi con un berretto o un indumento. A Roveredo venne vietato dall’autorità scolastica negli anni cinquanta del Novecento, a causa di un grave incidente.

L’antenato dell’odierno gioco delle bocce, anche da noi molto praticato tutt’oggi, era il cosiddetto gioco delle piottelle. Invece di tirare delle bocce rotonde si tiravano delle piccole piode. Ma poiché per facilità queste piottelle si toglievano spesso dai muri, detto gioco venne proibito a Mesocco già nel 1462 con la famosa Carta dei 27 Uomini:
E più è proibito che niuno giuochi alle piotelle in piazza di Crimeo, sotto pena di soldi vinti per ogni volta da darsi alla Chiesa di Santa Maria, da riscotersi per li suoi advocati, et così s’intende nella piazza di Andergia e per tutta questa Villa.
Oltre al gioco delle bocce di vecchia origine è poi anche quello dei birilli.

Quando andavo a scuola io si giocava frequentemente alle biglie, giugàa a la bocéten, oppure nel Ticino giügà ai cicch. Le biglie di solito erano di vetro, ma ce n’erano anche di acciaio.

Molti erano poi gli altri giochi praticati un tempo dai bambini come quelli di nascondino o di mosca cieca che divertivano in modo semplice i nostri bambini in passato senza l’ausilio che c’è nei tempi moderni di tante cose oltremodo stupide come i video-giochi.

Giochi di adulti


I più praticati da noi erano quello delle carte all’osteria e quello dei dadi. I giochi delle carte più praticati da noi erano la briscola, il tresette e poi anche la scópa, mentre nella Svizzera tedeca era quello degli Jass. E nei libri mastri degli osti si trovano molti elenchi di debitori che dovevano pagare per *vino di gioco*, ossia il perdente doveva pagare al vincente il vino che si beveva durante la partita. Poi si giocava ai dadi frequentemente, come già facevano i soldati romani. E questo andazzo non piaceva troppo ai legislatori che proibirono queste sorta di giochi d’azzardo, come attestato negli Statuti cinquecenteschi della Lega Grigia, che al 59° capitolo così recitavano:
Per causa del giocho se lassa romanere secondo il solito, per il primo che uno giocha et contrafà ad questo è condannato in uno scudo; la seconda volta in duoi scudi, et la terza volta in tri scudi, et quello che non havesse da pagare debia essere castigato nel honore, et quello che più oltra trasgredisse questo comandamento debia esser castigato in roba et honore, in cogniosimento della ragione, et achadendo qualche diferentia, per causa del giocho, non ge debia esser tenuta nisuna ragione, et ogni giocho de denari overo valsente quello debia esser compreso, et se qualchuno lassasse giochare in casa sua, ovvero nelle sue stancie, debia similmente esser trattato, et occhorrendo che non se potesse trovare detti giochatori a giochare debia la superioritate avisare dove habitano, et ivi castigarli secondo il tenore de detto capitulo, et quello che portasse carte nel paese debia essere condanato, et quando uno Paesante portasse carte ovvero dadi, debia esser tenuto per segrementario falso.
Con questo articolo il legislatore voleva proibire il gioco d’azzardo con carte e dadi (la cui importazione nella Lega Grigia era vietata) non solo nei luoghi pubblici (osterie) ma pure presso l’abitazione di privati (bische clandestine). Ciò non impedì affatto che da noi si continuasse imperterriti a giocare nelle osterie, come ampiamente documentato.
Si noti che la ditta AG Müller di Sciaffusa, ancora oggi attiva, è dal 1828 che si è specializzata nella produzione di carte da gioco.

Le lotterie

Nei tempi odierni ci sono molte forme di lotterie e simili; si vedano solo lo Sport-Toto, il Lotto svizzero, ecc. Nel 1915 vennero proibite tutte le lotterie sul territorio della Confederazione, ma poi nel 1923 si trovò la scusa per riammetterle con la condizione che si potessero fare solo *quelle professionalmente organizzate*. È documentata in Svizzera una lotteria, con estrazione a sorte, svoltasi nel 1504, alla quale parteciparono 24’000 persone.
Da noi restò celebre la grande lotteria con biglietti da fr. 1.- che venne indetta alla fine dell’Ottocento per raccogliere i soldi onde costruire la grande chiesa rotonda di San Bernardino, propagandata su Il San Bernardino dalla parrocchia di Mesocco e da Don Filippo Nigris.

Giochi d’azzardo moderni


Il gioco d’azzardo moderno ampiamente praticato e quello che si svolge nei Casinò, con tanto di roulette, slot-machines e molti altri giochi con carte e altre diavolerie. Tanto che attualmente nel solo Sottoceneri ce ne sono ben tre, a Lugano, a Campione d’Italia e a Mendrisio. Se ne voleva fare perfino uno a Chiasso. I soli vincenti in questi casinò sono ovviamente la Confederazione, il Cantone e i Comuni che in essi hanno trovato la gallina dalle uova d’oro. In questi ambienti molte persone ci lasciano letteralmente le penne e la loro passione per il gioco diventa una vera e propria patologia. Senza fare ovviamente nomi, mi risulta che nel Novecento anche alcuni Mesolcinesi benestanti hanno lasciato le penne nei vari casinò, dilapidandovi il cospicuo patrimonio familiare.
La matematica, che ho dovuto studiare molto approfonditamente, mi insegna, col calcolo delle probabilità, che il giocatore è sempre perdente alla fine. In un bell’articolo pubblicato su La Domenica del Corriere di circa mezzo secolo fa, V. Beonio-Brocchieri, scriveva che *La ragione vera per la quale io ritengo sconsigliabile giocare ve la dirò, dopo aver onestamente ammesso che esiste un metodo sicuro per vincere sempre*. Il sistema per vincere sempre, spiegato dall’articolista è il seguente:
Rinunciare ad ogni emozione, frequentare il Casinò con freddi e chiari intendimenti speculativi, tenendo presente i seguenti principi:
1° disporre di somme alte; 2° contentarsi di guadagni minimi; 3° essere disposti a impiegare tempi lunghissimi.
Guai se si sgarra da questa regola, guai se ci si lascia lusingare a insistere, giacché si potrebbe ricominciare a scendere in una di quelle crisi per superare le quali occorrono molte ore di gioco. E l’esempio per questo metodo è il cosiddetto *Salto del delfino*: Quantunque lo zero e il limite di giocata pongano il giocatore in condizione svantaggiosa, tuttavia chi ha la forza e la prontezza di saltar fuori dal gioco appena è in vantaggio, rinunciando a insistere oltre, può imbarcarsi sulla nave della fortuna.
Quello proposto da Beonio-Brocchieri non era un vero “sistema”, ma semplicemente una linea di condotta la cui logica è tanto semplice da poter esser capita da tutti: Rischiare pochissimo in proporzione del forte fondo di garanzia [capitale in possesso del giocatore], contentarsi di guadagni minimi e tagliare la corda al primissimo istante di fortuna. Sembra la cosa più facile del mondo. Eppure non è facile, anzi è una regola che soltanto un individuo su centomila si è dimostrato capace di rispettare.
L’illustre giornalista citava inoltre anche l’esametro detto verso del diavolo perché è uguale tanto che lo si legga cominciando dal principio, quanto cominciando dalla fine, che recita:

IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI [Andiamo in giro di notte e ci consumiamo nel fuoco].

La Costituzione federale del 1874 vietò tutte le case da gioco, ma nel 1993 questo divieto venne abrogato. Negli ultimi decenni anche a livello statale si è preferito lasciar perdere i concetti etici e morali, mirando principalmente a incassare denaro !

Altri giochi

Ci sono poi tutti i giochi sportivi, come quelli olimpici. Per chi volesse approfondire l’argomento gioco consiglio di leggersi quanto pubblicato in merito sul Dizionario Storico della Svizzera, volume 5, pagine 551-558, che così comincia l’esposizione dell’argomento:
Tra le più sorprendenti manifestazioni della natura umana, il gioco è nel contempo un esigenza biologica - come dimostra il fatto che anche gli animali giocano - e un’importante espressione culturale, come testimoniano numerosi proverbi e modi di dire. Si tratta di solito di un’attività sociale, fisica o intellettuale senza un obiettivo immediato o una motivazione razionale, distinta dalla vita abituale e dal lavoro.

Il gioco del berlotto

La più diabolica delle invenzioni del passato fu il cosiddetto gioco del berlotto. Si trattava della riunione notturna in determinati luoghi di donne, uomini e bambini, un vero sabba, in cui se ne facevano di tutti i colori, in particolare ridicolizzando la religione, le autorità politiche, andando contro a tutte le regole civili e morali del tempo. E qui non si tratta di invenzioni poiché le cose sono documentate in moltissimi verbali di processi di stregoneria (nel solo Moesano ne sono ancora conservati almeno duecento).

Proverbi e modi di dire legati al gioco

La verità la végn al géch [ciò che è giusto viene alla luce] - Chi giùga per bisógn, pèrd de necessità - Chi séguita a giugà in malóra prèst el va - Chi vinc la prìma, pèrd el sach e la farìna - Chi vinc prim, paga el vin - Gioco di mano, gioco da villano - Ogni bel gioco dura poco - Chi va al gioco perde il loco - Il manico gettò dietro la zappa, chi dopo il saio si giocò la cappa - Il gioco, la donna e il fuoco non si contentano di poco - Assai vince chi non gioca - Un mazzo di carte è il breviario del Diavolo - Il gioco è figlio dell’avidità, fratello dell’iniquità, padre del male.

Cesare Santi

top

La cosa più preziosa che puoi ricevere da chi ami è il suo tempo.
Non sono le parole, non sono i fiori, i regali. È il tempo.
Perché quello non torna indietro e quello che ha dato a te è solo tuo, non importa se è stata un’ora o una vita.

(David Grossman)

 
Sponsors