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Storie e leggende
lunedì 2 giugno 2008.
Immigrazione a Mesocco dal Ticino

È noto che il Moesano fin almeno dalla fine del Medioevo ha avuto una fortissima emigrazione per necessità ovviamente esistenziali, e molti dei nostri emigranti, avendo trovato condizioni migliori di vita all’estero, mai più ritornarono nel villaggio di origine.
In contrapposizione abbiamo avuto anche una notevole immigrazione di gente esercitante mestieri non troppo graditi dai Moesani (pastori delle pecore, boscaioli, famigli e mezzadri, falciatori di fieno, macellai e altri artigiani nonché, a partire dalla metà del Settecento quando ormai si era esaurito il grande filone durato almeno tre secoli dei nostri costruttori, anche scalpellini e muratori e infine pure qualcuno che si occupò di ristorazione (osti, negozianti di vino, ecc.).
Le zone dalle quali proveniva la maggior parte degli immigrati erano le terre confinanti: a nord la Valdireno [Rheinwald], la Stossavia [Safiental], la Val San Pietro [Valsertal]; a est il Chiavennasco con la Val San Giacomo, la Valtellina; a sud il Canton Ticino, le terre italiane confinanti con esso, cioè il Comasco, la zona italiana del Verbano, la Brianza, il Bergamasco; a ovest la Riviera e in particolare Biasca e la Val Pontirone. Si trattava di immigrati che più o meno avevano la nostra stessa mentalità, usi e costumi rurali simili ai nostri, la stessa religione (cattolica), salvo quelli provenienti dal nord, e che quando decisero di stabilirsi definitivamente dai noi avevano già tutti i requisiti
necessari per una loro completa integrazione.

Un caso particolare che mi ha colpito riguardante la nostra immigrazione è quello di due muratori provenienti da Muggio, Felice Barella e Serafino Cereghetti che partirono dal loro comune di origine intorno al 1846 in cerca di lavoro.
Conosco bene la realtà di Muggio, avendovi vissuto per tre anni dal 1947 al 1950. I Barella e i Cereghetti sono patrizi di Muggio da molti secoli e i Cereghetti ancora attualmente rappresentano una delle famiglie più numerose del Mendrisiotto, dopo i Bernasconi di Chiasso (che nella cittadina di confine alla metà dell’Ottocento annoveravano ben 54 fuochi).
La Valle di Muggio e la finitima Val d’Intelvi (in territorio italiano) hanno dato schiere di muratori e di scalpellini che furono attivi in tutta l’Europa almeno fin dal secolo XII, costituendo la schiera cosiddetta dei "mastri antélami" (cioè della Val d’Intelvi).
Nel Moesano i costruttori (muratori, scalpellini, stuccatori, ecc.) furono anche moltissimi, attivi anch’essi in Europa almeno dalla fine del Quattrocento fino alla metà del Settecento: ma da quell’epoca circa il mestiere dai nostri non venne più praticato e quindi si cominciò a far capo a costruttori immigrati.
Così arrivarono da noi muratori e scalpellini proveniente dalla Val d’Intelvi, alcuni dei quali si stabilirono poi definitvamente nel Moesano (basti pensare ai Gelpi, Peduzzi e Polti di Schignano, ai Lurati di Cerano d’Intelvi) e anche da Muggio, cioè i due sopra citati Felice Barella e Serafino Cereghetti.

I due, partiti da Muggio, come detto nel 1846, in cerca di lavoro come muratori, giunti a Bellinzona decisero di proseguire verso il San Bernardino.
Arrivati a Mesocco vi si fermarono, visto che non ebbero difficoltà a trovare lavoro.
Dopo alcuni anni di intenso lavoro a Mesocco vi si sposarono con due sorelle dell’antico casato patrizio mesoccone dei Tella, oggi estinto: Serafino il 15 gennaio 1859 con Teresa Tella (1837-1900) e Felice il 10 ottobre 1859 con la sorella Maddalena Tella, nata nel 1840.
Il casato patrizio mesoccone dei Tella si è estinto definitivamente nel 1980 con la morte di Yvonne (1901-1980), nata a Parigi e morta a Montrouge in Francia.
Ma come capita in tutti gli emigranti che fanno fortuna cominciarono a fare venire a Mesocco anche qualche loro parente e il primo di loro fu Tommaso Cereghetti che a Mesocco si sposò il 21 ottobre 1871 con Maria Domenica Tella, nata nel 1847 e sorella delle due citate.
Durante il tempo libero (a témp pèrs) il Felice detto Liz e il Serafino costruirono anche sui terreni delle mogli o su terreni acquistati.
Interessante il fatto che le stalle e la casa che costruirono per loro le fecero sempre uniche, risparmiando così anche un muro (e se si osserva il vecchio nucleo di Muggio, si tratta tutto di case attaccate l’una all’altra).
La loro casa che costruirono nella frazione mesoccona di Criméi, era fatto con lo stesso sistema, ossia con due abitazioni con entrate separate.
Oggi questa casa mi sembra appartenga alle famiglie Fasani e Bianchi.
La discendenza dei primi Barella e Cereghetti giunti a Mesocco è oggi cospicua e la professione di muratore è passata di padre in figlio, tanto che oggi a Mesocco ci sono ancora imprese intestate ai due cognomi e alcuni discendenti che invece di fare il muratore, hanno studiato e sono diventati architetti. Buon sangue non mente !

Verso gli ultimi decenni dell’Ottocento i vari discendenti Cereghetti e Barella, assieme ad altri cittadini svizzeri stabilitisi a Mesocco, decisero di costituire una Società di mutuo soccorso tra gli svizzeri domiciliati a Mesocco (associazione che probabilmente esiste ancora).
E questo perché allora Mesocco non concedeva nessuna naturalizzazione (le prime vennero concesse solo negli anni sessanta del Novecento).
C’erano a Mesocco gli antichi Vicini (oggi detti Patrizi) e solo a loro era delegato il compito di dirigere le cose nel borgo.
Gli altri, anche se svizzeri DOC erano un po’ considerati come cittadini di seconda categoria, anche se onesti e lavoratori.

La compianta maestra Meneghìna [Domenica Lampietti-Barella (1892-1990)], che discendeva da un tralcio del Felice Barella che si era stabilito nella frazione di Déira a Mesocco sintetizzò molto bene in versi dialettali mesocconi l’arrivo e la vicenda di Liz e Serafìn.

Int i prim temp del sécul passóu,
su dal Tesìn chilò gh’è rivóu,
cun cazzòla e cun martél
dó gioinòt cul so fardél.

I sé ciamàva un Liz e l’àlter Serafìn;
da dó buli i manesgèva livél e piombìn.
Dó muradó ve dìsi mi
che cul so lavór i fasèva stupì.

I ha fabbricóu stàlen e casàn
vìllen, albèrghi a divèrsi piàn;
i ha ubbligóu la Muéisa a più fa la bizza,
a smurzà i caprìzzi e a filà drizza.

I ha facc béi pónt e i ha facc travacón,
i manesgèva cun inzégn livéira e zappón.
Su stràden e ripàr i ha lavuróu con passión;
i ha facc de tutt furché el lippón.

I ha lavuróu da stèla a stèla
e i ha truvóu la murósa in ca’ di Tella.
Dó còppien: Liz e Maddalena, Serafin e Teresa,
ecco el cùlmin de la bella imprésa.

I s’ha spusóu, i ha fabbricóu,
bégn antevìst, grand la ca’
per tucc i gagnòter che a ròscia a ròscia
senza paghéra i ha cattóu scià.

Per coloro che non so molto addentro ai nostri dialetti, lippón significa lazzarone, poltrone, mentre i gagnòter sono i fanciulli.
Ai molti Cereghetti e Barella residenti a Mesocco, tra i quali parecchi non hanno mai visto il villaggio di origine dei loro avi, consiglio di recarsi una volta in gita a Muggio, magari prendendo contatto prima con l’amico e coetaneo Nemesio Cereghetti, abitante a Muggio e Presidente della Pro Valle di Muggio.

Cesare Santi

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“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

ORIANA FALLACI

 
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