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Regionale
venerdì 4 marzo 2016.
A quando il comune “Media Mesolcina”?

Il voto popolare del 29 novembre 2015 che sancisce l’aggregazione dei comuni di Grono, Leggia e Verdabbio (scontato il consenso del Gran Consiglio) può essere interpretato come la conseguenza di una rigorosa logica interna della realtà regionale. Da un lato l’alta partecipazione di votanti (il 72,5% degli aventi diritto) comprova l’importanza del quesito e la consapevolezza della popolazione che un cambiamento è necessario. Dall’altro lato l’elevato numero di voti positivi (80,5%) sottolinea l’approvazione dell’apertura istituzionale verso la media valle Mesolcina. La via da seguire ora sembra segnata.

La storia
Cama è stato per secoli il comune centrale e trainante della “mezza squadra del basso” (Cama, Leggia e Verdabbio, che condividono tuttora interessi importanti, p.es. bilateralmente scuola, parrocchia, Val Cama, azienda elettrica) della “squadra di mezzo”. Lostallo e Soazza formavano l’altra mezza squadra, quella “dell’alto”. Questi tre Comuni troverebbero oggi ancora la loro naturale collocazione storica nel comune della Media Mesolcina. A questi si aggiungerebbero, parimenti per i loro legami secolari con Grono, i comuni della Calanca esterna Castaneda e S. Maria.

La geografia
Il comune di Cama è divenuto un’enclave di Grono (v. la cartina) a seguito del suo immobilismo e della carenza di iniziative costruttive dispiegati finora. I confini naturali principali di Castaneda e S. Maria – ad est con Grono ed affacciati sulla valle, ad ovest con la Calancasca e la montagna – predestinano i due comuni all’aggregazione con Grono, costituendo con esso e con Cama per superficie la parte inferiore (40%) del nuovo Comune, che coprirebbe circa un terzo (163 km2) del comprensorio della Regione, come Mesocco e la Bassa Mesolcina.
Il nuovo Comune tra due catene di montagne, con quasi tutti gli insediamenti abitativi sulla sponda destra della Moesa, disporrebbe di ampi terreni sulla sponda sinistra, dove sboccano anche le valli laterali. A Soazza il confine naturale lo separa dall’alta valle Mesolcina, dal comune di Mesocco, che ha caratteristiche topografiche molto diverse, come differenti sono le strutture geomorfologiche del territorio confinante della Bassa Mesolcina ad ovest o a cavallo della Calancasca.

L’economia pubblica – una variabile

Va premesso che la situazione economico-finanziaria attuale di un singolo comune non deve e non può essere predominante, né condizionare le scelte istituzionali e gli sviluppi futuri. La tabella mostra che l’indice del potenziale delle risorse 2016 (calcolato dal Cantone sulla base delle entrate pro capite dell’imposta cantonale, di quella fondiaria ed immobiliare – 1,50/00 – e dei canoni d’acqua e delle indennità) dei tre eventuali, futuri comuni della Regione sono paragonabili. L’indice PoR dei sette comuni principali si situa nella fascia medio-debole (media cantonale IR=100 punti), fra 61 (Roveredo e Lostallo) e 90 (Rossa e Mesocco), Grono 80, Cama e S. Vittore 84. I piccoli comuni finanziariamente molto forti e forti (Buseno 172, Soazza 145, Castaneda 104) compensano quelli meno fortunati (“Calanca” 56, e S. Maria 58), come nel nuovo comune di Grono Leggia e Verdabbio con 73 rispettivamente 33 punti. Nella tabella sono inoltre annotati i valori del fattore economico di maggiore rilievo – dopo i canoni d’acqua, nella Media Mesolcina corrispondenti al 30% dell’imposta cantonale – non derivante dall’imposizione fiscale e da tributi dovuti. La risorsa naturale, l’energia di concessione e di partecipazione (3 centrali idroelettriche con 7 turbine tra Grono e Soazza) a disposizione ad un prezzo medio inferiore al costo di produzione (< 5 cts/kWh), per la Media Mesolcina riveste un ruolo finanziario particolare. La sua quantità ben maggiore che negli altri Comuni in rapporto al consumo rappresenta un patrimonio supplementare e comparabile a quello dei due poli economici della Bassa Mesolcina (S. Vittore) e di Mesocco (S. Bernardino). A fronte di queste cifre il promovimento e l’installazione di piccoli impianti alternativi per la produzione d’elettricità privati (e uno pubblico a Cama), costosi ed inefficienti, seppure e purtroppo sovvenzionati, è cosa assurda. La nuova centrale prevista sulla Moesa, che coinvolge Cama, ora Grono e Lostallo, consoliderebbe ulteriormente – con un canone d’acqua di 0,17 MCHF/a e c.a 8,6 MWh/a a disposizione – la posizione privilegiata ed autarchica della Media Mesolcina nel settore industriale dell’ energia.

Cama – un caso anomalo
Il Comune di Cama, o perlomeno finora il suo Municipio longevo ed autoreferenziale, oltre che rifuggire dai vincoli storici e geografici, anche dal profilo della gestione economica persegue un corso di facile attuazione ormai divenuto insostenibile. L’esubero eccezionale di energia a disposizione (c.a 2 volte e mezzo il consumo) ha indotto il Comune a commerciare più del necessario l’elettricità (tramite EdM, società, inutile, di intermediazione), ricavandone utili, che possono essere definiti sfrontati, equivalenti, compreso il canone, ad oltre il 60% del gettito fiscale comunale. Al consumatore finale vengono addebitate tariffe eccessive, addirittura comprendenti costi d’acquisto e di rete che il Comune non deve sostenere. Il finanziamento trasversale della gestione ordinaria mediante questo servizio (ed ora anche con gli utili CRER dell’eliminazione rifiuti) lascia intuire che l’aliquota fiscale comunale del 70% non corrisponde all’effettiva capacità finanziaria né ad una gestione pubblica improntata alla parsimonia. Similmente gli altri tassi fiscali minimi – imposta sugli immobili (1,00/00 ), sul trapasso di proprietà (1%), sul plusvalore fondiario (70%) – favoriscono il mercato immobiliare, speculativo o no, ma non un’oculata gestione nell’interesse della maggioranza della popolazione residente, sempre più chiamata alla cassa tramite tariffe ingiustificabili dei servizi. La conseguenza è il depauperamento progressivo del Comune (gettito fiscale comunale pro capite diminuito di oltre il 20% in 6 anni), mentre l’aumento relativo degli abitanti (16%, abitazioni 19%) è il maggiore della Regione.

Conclusione
Contrariamente ai progetti irrealistici di aggregazioni comunali della Regione Mesolcina ed a quello precedente di un unico Comune calanchino comprendente la Calanca interna e la Calanca esterna, tutti naufragati, nessun elemento determinante sembra poter ostacolare l’unificazione della media valle Mesolcina. Di otto passi tre sono compiuti. Radici storiche permanenti e rinnovate, il territorio immutabile e l’economia adeguabile di Comuni fondamentalmente simili ed in parte già strettamente collegati, dovrebbero agevolare e specialmente accelerare i prossimi cinque passi. Il conguaglio equo dei singoli patrimoni comunali non dovrebbe generare difficoltà insormontabili – in particolare se si riflette sullo sviluppo futuro e sul potenziale delle sinergie –, né la futura perequazione delle risorse o la compensazione degli oneri (densità demografica, lunghezza delle strade, quota di allievi ed altro) di un Comune finalmente con una massa critica. Quando anche la Bassa Mesolcina, dopo la risistemazione di Roveredo e l’aggregazione con il suo vicino storicamente vincolato e i tre comuni della loro valle laterale, avrà trovato un assetto stabile, quando anche Mesocco si sarà riappropriato del concetto di turismo e di villeggiatura montana, allora la fusione ultima in un unico comune, il comune forte e moderno “Mesolcina”, potrà trasformarsi da visione in una realtà fondata sulle basi solide e collaudate di tre colonne portanti equivalenti e complementari.

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Fattori economico finanziari
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Proposta fusioni









Franchino Giudicetti, Cama

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Chi non sa sorridere non apra bottega.

(Proverbio cinese)

 
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