• 12740 Grono - Mercatino San Clemente
  • 12726 Cose strane ... scusate ... scale strane!
  • 12691 Autunno
Storie e leggende
sabato 1 novembre 2008.
I QUATTRO CANTONI DI ROVEREDO

Oggi Roveredo è il comune più popoloso del Moesano (nel 2002 annoverava 2130 abitanti), ma non sempre è stato così. Infatti almeno fino alla prima metà dell’Ottocento il comune più popoloso di Mesolcina e Calanca era Mesocco, che era pure, come lo è oggi, il più esteso di territorio (oggi circa 165 chilometri quadrati). Per esempio nell’anno 1773, sulla base dei rispettivi Status animarum, Mesocco contava 921 abitanti, mentre Roveredo ne aveva solo 691. Roveredo, capoluogo dell’omonimo Vicariato comprendente i comuni mesolcinesi Cama, Leggia, Verdabbio, Grono, Roveredo, San Vittore e tutta la Calanca, era suddiviso in quattro degagne che erano quelle di San Sebastiano, Sant’Antonio, San Fedele e San Giulio, dal nome delle chiese ubicate nei rispettivi quartieri. Ogni degagna aveva il proprio Console (diremmo oggi Sindaco) con i propri Giurati (Municipali) la cui carica durava un anno e stava a capo della degagna nonché dirigeva la Vicinanza, ossia l’assemblea dei Vicini (Patrizi). Per questioni di boschi, alpi, nonché di altri importanti oggetti, Roveredo formava con San Vittore la Comunità generale di Roveredo e San Vittore. L’assemblea del comune generale di Roveredo e San Vittore si svolgeva sempre in Pasquédo (oggi Piazza dei Noci) e veniva diretta a turno da uno dei quattro Consoli di Roveredo oppure da quello di San Vittore.

In una di queste quattro degagne, quella di San Giulio, all’inizio del Seicento erano insorte delle vertenze circa la nomina annuale del Console e la debita rotazione della carica tra i quartieri della degagna, per cui saggiamente in vicinanza si decise di regolamentare la faccenda. La degagna di San Giulio venne così suddivisa in quattro Cantoni, ai quali spettava, in rotazione, la carica di Console. I quattro Cantoni furono quelli di: 1° Rugno e Campione, 2° Campagna, 3° San Giulio, 4° Oro e Guèra (dove Oro è la zona oggi nominata Neer, derivante appunto da Er (italianizzato Oro) che significa orlo (in Er divenuto Neer). Il termine Cantone (in tedesco Ort) non è quindi un’invenzione della vecchia Confederazione elvetica e ancora oggi in Francia nei singoli dipartimenti c’è una suddivisione in Cantoni. Ecco come venne verbalizzata la decisione della degagna roveredana di San Giulio del 1615:

"1615 Indictione decima tertia, die dominico, mensis Aprilis [aprile 1615] - Convocata, et congregata la Vicinanza della Magnifica Degagna di Santo Julio, sopra il Quartino, dove spesse volte si sole congregarsi per soij affari et sopra di ciò tutti unitamente, et niuno delli vicini discrepanti, hanno ordinato, et ordinano che per lo advenire la detta degagna sia in comparto de quattro Cantoni causa del Console a qual ogni anno habiamo hauto qualche controversia, et questo è stato a bene e volontà comune di detti signori vicini, et che per lo advenire niuna persona ardisca, né presuma, sia contradire, lassare, redare al suo Cantone l’offitio del Console, et comenciando l’anno 1616 alli tanti de Marzo, è toccato al Cantone di Rugno, et Campiono ".

Poi nel 1617 toccò al Cantone di Campagna, nel 1618 al Cantone di San Giulio e nel 1619 al Cantone di Oro e Guèra. Quindi nel 1620 di nuovo al Cantone di Rugn e Campión e così di seguito. E la cosa continuò per più di due secoli, ossia fino al 1851, quando fu varata la Legge cantonale grigione sui Circoli e Comuni che sancì un solo Console o Presidente comunale per Roveredo, cosa che continua ancora oggi con un Sindaco. Questa suddivisione amministrativa fino ai minimi termini, documentata in questo caso per Roveredo, certifica la grande autonomia che esisteva un tempo. La libera Repubblica delle Tre Leghe, a cui apparteneva la Lega Grigia, era suddivisa in Comungrandi (in tedesco Hochgerichte) e la Lega Grigia, cui entrarono a far parte nel 1480 i due comuni altomesolciensi di Soazza e Mesocco e nel 1496 tutto il resto del Moesano, era suddivisa in 8 Comungrandi, dei quali uno era quello di Mesolcina [comprendente Mesolcina e Calanca]. Il Comungrande di Mesolcina era composto da Comunità [Comuni], spesso suddivisi in degagne (Mesocco aveva pure 4 degagne, cioè Criméi, Andèrgia, Cèbbia e Dàrba; la Calanca era composta da due degagne (quella di Cha e quella di Calancasca) a loro volta suddivise in quattro mezze degagne; Lostallo aveva tre degagne (Lostallo, Cabbiolo e Sorte), Grono pure aveva 4 degagne (1° quella di Priòla, 2° di Piazza, 3° Garbìa, 4° Ranzo). La suddivisione in degagne a Grono venne sopressa nel 1846. E infine questa ulteriore suddivisione roveredana della degagna di San Giulio in 4 Cantoni. L’ultima ripartizione era poi quella in fuochi [famiglie] che componevano ogni singola entità. Ovviamente allora erano solo i Vicini (Patrizi) che avevano voto in capitolo; i forastieri dimoranti contavano come il due di picche e non avevano nessun diritto di voto o di interloquire nelle decisioni politico-amministrative.

Nel verbale del 1615 sono menzionati anche tutti i fuochi vicini che componevano i quattro Cantoni della degagna di San Giulio: 24 per Rugn e Campión, 21 per Campàgna, 21 per San Giuliio e 26 per Oro e Guèra. In totale quindi la degagna di San Giulio nel 1615 era composta da 92 fuochi vicini (patrizi), i cui cognomi erano i seguenti, evidenzaindo in neretto le famiglie patrizie ancora esistenti:

Campione, Vairo, Barbieri, De Bello, Giulino, Sciascia, Filippini, Matti, Martinetti, Calasio, De Gabrieli, Bulachi, Legetta, Giapino, Androi, Garbetto, Tini, Tognolo, Zuccalli, Rigaglia, Quattrini, Rigana, Pedranda, Zanucco, Pedrolo, Morelli, Streppone, Comazio, Guarisco, Rampini, Raspadore, Giuliazzi, De Cristophoris, Feriolo, Mazio, Toscano, Serri, Giovanotto, Mascetto.

Dopo il confuso e turbolento periodo di fine Settecento - periodo Napoleonico - Restaurazione, il 18 dicembre 1850 si riunirono i componenti dell’antica Comunità generale di Roveredo e San Vittore per la ricostituzione del Patriziato e si stabilì un Elenco delle famiglie costituenti il Corpo Patriziale di Roveredo e Santo Vittore, con 24 famiglie roveredane e 13 sanvittoresi, che sono le seguenti (in neretto quelle ancora esistenti): Albertalli, Barbieri, Bologna, Bonalini, Broggi, Cugiali, De Cristophoris, De Gabrieli, Giboni, Giuliani, Giulietti, Nicola, Rampini, Rigozzini, Riva, Sala, Schenardi, Simonetta, Stanga, Scalabrini, Tini, Vairetti, Vairo, Zendralli.

Per San Vittore: Bono, Canta, Frizzi, Maffioli, Romagnoli, Santi, Stevenini, Stevenoni, Togni, Toni, Tella, Viscardi, Zoppi.

Roveredo, come parecchi altri comuni moesani (Mesocco, Soazza, ecc.), nei secoli scorsi, a partire dal primo Cinquecento, non concedeva il Vicinato, cioè la cittadinanza, a nessuno dei forastieri dimoranti in loco. Così intorno al 1508 arrivarono a Roveredo, provenienti da Domàso sul lago di Como, gli Schenardi che quasi subito furono accettati come Vicini. Poi basta fino a dopo la metà dell’Ottocento, quando Roveredo concesse la cittadinanza a tre famiglie da tempo immigrate: Manzoni (1859), Raveglia (1859) e Troger (dopo il 1850), ma ciò solo per imposizione del Governo cantonale che ordinò a tutti i comuni la naturalizzazione di un certo numero di famiglie immigrate e residenti (tra cui parecchi Heimatlosen). Quindi di nuovo i rubinetti chiusi, tanto che alcune famiglie residenti a Roveredo da tempo ottennero la cittadinanza in altri comuni (per esempio i Tenchio a Verdabbio, i Campelli a San Vittore, i Fibbioli in Arvigo, ecc.). Poi negli ultimi decenni anche Roveredo concesse qualche naturalizzazione. Oggi la Legge cantonale grigione che regola l’acquisizione della cittadinanza fa sì che se uno è fatto cittadino di un comune, automaticamente ne diventa anche patrizio, con tutti i diritti annessi, mentre nel Canton Ticino, per esempio, la cosa è diversa: il cittadino naturalizzato in un comune ne è attinente, ma non patrizio e nel Ticino i Patriziati esistono solo in quei comuni dove possiedono qualche bene immobile. Nel Ticino i Patrizi sono quelli appartenenti a famiglie che già lo erano prima dell’anno 1800.

Cesare Santi

top

“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

ORIANA FALLACI

 
Sponsors