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Comunicati
mercoledì 20 aprile 2016.
Necessari maggiori dati sui solfiti per “confermarne appieno” la sicurezza

Il livello cumulativo di sicurezza attualmente stabilito per sette solfiti utilizzati come additivi nel vino e in altri alimenti è sufficiente a tutelare i consumatori. Tuttavia l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) rivedrà tale conclusione quando verranno forniti dati, provenienti da nuovi studi, per colmare le lacune nelle informazioni, ridurre le incertezze e confermarne pienamente la sicurezza per i consumatori.

I sette additivi alimentari (anidride solforosa e sei solfiti) sono valutati insieme dal momento che si comportano in modo simile dopo l’ingestione. Si formano naturalmente durante la vinificazione e sono anche aggiunti a molti vini per bloccare la fermentazione e agire da conservanti. Il contenuto di solfiti nei vini bianchi e dolci è generalmente superiore a quello dei vini rosati, rossi e secchi.

Vengono impiegati anche nel sidro, nei succhi di frutta e di verdura (ad esempio per evitare che il succo d’uva diventi aceto), e nella frutta e verdure essiccate, in particolare quelle a base di ravanelli e patate.

I dati scientifici sui solfiti e su ciò che accade loro all’interno dell’organismo sono limitati. Se consumati negli alimenti possono innescare reazioni d’intolleranza, e alcuni consumatori sono sensibili ai solfiti nel cibo.

L’attuale dose giornaliera ammissibile (DGA) di 0,7 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo si applica cumulativamente a tutte le sette sostanze. Le stime dell’esposizione alimentare a queste sette sostanze per consumatori della maggior parte delle fasce d’età sono talvolta superiori a tale quantitativo, in particolare per i forti consumatori.

Il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sugli additivi alimentari raccomanda in un suo recente rapporto che la DGA temporanea di gruppo venga valutata nuovamente entro cinque anni, dopo aver effettuato nuovi studi per produrre i dati mancanti. Il gruppo scientifico suggerisce inoltre che l’etichettatura riporti l’effettivo livello di solfiti o anidride solforosa nei singoli prodotti per aiutare i consumatori sensibili o intolleranti a contenere la propria assunzione. La legislazione dell’Unione europea così come quella Svizzera impone di indicare sulle etichette alimentari "contiene solfiti” senza specificarne la quantità, quando eccedano i 10 milligrammi per chilogrammo o per litro.

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Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere.

Aristotele

 
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