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Editoriale
domenica 24 aprile 2016.
Siamo tutti immigrati?

Da sempre, per ragioni economiche o per sottrarsi a situazioni di pericolo o addirittura per curiosità, l’uomo è andato alla ricerca di condizioni di vita migliori e per questo spesso è stato costretto ad oltrepassare i confini del proprio paese suscitando reazioni anche violente in chi si vedeva minacciato il proprio spazio vitale.
Gli spostamenti di popoli per terra e per mare avvengono in pratica da migliaia di anni a questa parte e, come sempre, tali spostamenti portano conflitti e magari guerre ma anche benefici tanto che una volta si diceva che la civiltà veniva dal mare…
Secondo gli storiografi anche i Reti intorno al IV sec. a.C. dovettero abbandonare i loro territori scacciati dall’invasione dei Celti che si erano riversati nella pianura padana. Se pensiamo poi alle invasioni barbariche, alle migrazioni bibliche da e per l’Egitto o, per avvicinarci ancora a noi, agli Elvezi che furono costretti ad abbandonare le loro terre sotto la spinta di tribù germaniche, possiamo renderci conto che il problema ha toccato un po’ tutti e che ancora adesso non è stato risolto e probabilmente non lo sarà mai perché troppe sono le disparità tra i popoli e, purtroppo, troppi quelli che ne approfittano per arricchirsi a qualunque costo!
È chiaro a tutti che nessun paese è in grado di ospitare le grandi masse di uomini, donne e bambini che si stanno accalcando ai confini dell’Europa ma è anche chiaro che non si possono ributtare in mare e quindi bisogna trovare una soluzione rapida per impedire che milioni di esseri umani muoiano lungo il cammino della speranza.
Ma si vuole davvero impedire che certe cose accadano?
Noi, gente comune, sappiamo veramente cosa sta dietro a questi avvenimenti?
Nell’era dell’informatica e dell’informazione in tempo reale siamo sicuri di poterci fidare di quello che ci propinano quelli che hanno in mano l’Informazione?
Certamente, per tornare alla vita reale quotidiana, ognuno di noi fa quello che può per aiutare chi si trova in difficoltà e, probabilmente, nessuno è contrario all’accoglienza se gestita in modo intelligente ed equa! Ad un popolo ben disposto ad accogliere devono corrispondere però persone pronte ad accettare e onorare usi e costumi di chi le accoglie perché se l’ospitalità è sacra è altrettanto sacro il dovere di rispettare la casa che ci ospita! Come sempre la verità sta nel mezzo e bisogna impedire che si scateni una guerra tra poveri per inadempienza o peggio ancora per disinteresse. I grandi strateghi della politica internazionale dovrebbero ricordarsi di Max Frisch che diceva: cercavamo braccia, sono arrivati uomini e agire di conseguenza nel pieno rispetto di chi arriva ma soprattutto di chi c’è già!


Giuseppe Russomanno
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