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Cultura
domenica 1 maggio 2016.
DESIGN: FRONTIERA DEL NUOVO
di Teresio Bianchessi

Dal 12 al 17 aprile, nel polo espositivo di Fiera Milano Rho si è tenuta la 55esima edizione del Salone del Mobile.
A corollario della kermesse, da sette anni, gli organizzatori hanno coinvolto la città e, Milano ha risposto con entusiasmo ospitando installazioni, incontri, party, in cinque distretti: Tortona, Brera, Lambrate, Università Statale, Cinque Vie; definiti, nel loro insieme “Il fuori salone”.
Per pochi giorni, magicamente, si è rivissuto il clima respirato lo scorso anno, proprio di questi tempi, con Expo: progetti, pubblico internazionale, dibattiti, interesse dei mass media, euforia.
Presenti fra i tanti, due mostri sacri del design mondiale: il giapponese Naoto Fukasawa e l’olandese Marteen Baas.
Ieri la figura del “mobiliere” per tavolo, sedie, credenza, letto e armadio; oggi “designers” che dettano le nuove filosofie dell’abitare, rivisitando oggetti del quotidiano e sbizzarrendosi sino all’inverosimile su tavoli, sedie, lampade, oggetti questi fertilissimi per la loro fantasia.
Difficile un resoconto tecnico per un non addetto ai lavori, troppe le insidie, a partire dai materiali impiegati, dai complicati processi operativi, dalle alchimie; abitare però è vivere e, pur nella difficoltà, vi consiglio di curiosare in internet per scoprire orizzonti affascinanti.
Da parte mia, come ogni anno, dei cinque distretti, ho privilegiato quello di Lambrate, là dove lo spazio “Ventura Lambrate”, ospita e dà voce a giovani designers emergenti, a scuole, a etichette creative provenienti da tutto il mondo.
Curioso e affascinante che proprio lì, periferia vicina alla stazione, alla dismessa fabbrica dell’Innocenti, caratterizzata da capannoni fatiscenti, rimesse, auto officine, piccoli laboratori che gravitavano sino agli anni ’60 attorno alla fabbrica di automobili, siano ospitate le idee più giovani e innovative del fuori salone.
Passato e futuro si tendono la mano.

Mi muovo nel quartiere e il primo incontro è con la “Head - Genève students” che invita… a condividere una visione dirompente attraverso 24 orologi a cucù in una magica scenografia.
A lungo mi soffermo nel capannone/padiglione, incuriosito, rapito, estasiato, come i tanti bambini che da lì non vorrebbero più muoversi.

In altro spazio sono sorpreso da montagne di carta appallottolata; la provocazione è dire basta a tediosi uffici grigi e reinventare il proprio spazio di lavoro, libero e innovativo.
Serve una decisione, un gesto ribelle che pragmaticamente si traduce nel prendere, da un’alta pigna di carta, un foglio, stropicciarlo fra le mani e buttarlo infine in quella visiva discarica.

Capita anche di vedersi offrire un minuscolo dépliant che regala un “Buono x un sorriso” in via Massimiano 25; chiedo dove si trova la via.
“E’ qui, è arrivato signore” mi risponde sorridente l’hostess; scopro così che sono all’interno dello stand della “ID - INUTILDESIGN”. Sorrido anch’io, l’inutile, mai come qui, ha senso e dimora.
E’ il clima che si respira visitando gli stand che continuano a sorprendere e a volte a sconcertare; capannoni, carrozzerie, garage invasi da oggetti che abbagliano, ma che richiedono sforzo interpretativo per individuarne posizione e utilizzo pratico.
A oggetti poveri sono affidati compiti improbabili, coinvolti persino vasi di fiori ai quali si assegnano incarichi futuribili di controllo dell’aria che respiriamo.
Poi ci sono soprattutto loro, i giovani creativi, arrivati da tutto il mondo, giovani, giovanissimi, hanno visi puliti.
I loro occhi luminosi trasmettono la gioia di chi ha inconscia, giovanile consapevolezza di essere protagonista di un’idea rivoluzionaria e non importa se sarà utopia, fondamentale per loro sfidare, graffiare oltre, attaccare l’impenetrabile.
Fanno bene perché la loro è la stagione dei sogni e delle idee.

Non mi dilungo oltre, vi lascio altre immagini di oggetti, sedie, tavoli, lampade e a loro affido la vostra curiosità.
Un’ultima riflessione finale, personale.
Ho visitato il fuori salone nel giorno del mio compleanno, per la cronaca il settantesimo.
Non sono pochi anni e a volte il loro peso si sente e finisce col farti chinare la testa e, in quella posizione, pensi che il fare sia inutile, che sia la fine, che il mondo si sia fermato.
Girovagare fra quegli stand è stato salutare, lì c’era il soffio della vita, la spinta propositiva e con soddisfazione e gioia ho compreso che il mio respiro si univa armonicamente a quello dei ragazzi.
Nessuno stacco quindi, nessuna frattura; l’alito invisibile della vita mi ha confermato che sarò e tutti saremo vivi sino all’ultimo flebile soffio.
Dopo sarà dolce brezza.

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Pensa sempre a quanto è lungo l’inverno.

Marco Porcio Catone (il Censore)

 
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