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Politica
martedì 10 maggio 2016.
Utilizzare i dati veritieri della disoccupazione!
di Raoul Ghisletta

Spesso si commenta con grandi titoli la statistica dell’assicurazione federale contro la disoccupazione o statistica SECO, ovvero Segreteria di Stato dell’economia (SECO). Lo svantaggio degli indicatori SECO della disoccupazione è che concernono unicamente i disoccupati iscritti agli uffici regionali di collocamento; il vantaggio è che sono rapidamente disponibili e, per quanto riguarda i Cantoni, reperibili.

I media danno invece molto meno spazio ai comunicati dell’Ufficio federale di statistica, che riportano i dati della disoccupazione ILO, dove ILO è la sigla inglese dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Per disoccupato ai sensi dell’ILO si intende una persona che non ha un impiego, che ha cercato un lavoro nelle quattro settimane precedenti ed è disponibile a lavorare. Tale persona non deve essere iscritta o al beneficio dell’assicurazione federale contro la disoccupazione. Questi indicatori hanno il vantaggio di permettere di fare confronti internazionali e di non essere direttamente influenzati dalle revisioni della legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione, che hanno introdotto numerose restrizioni per motivi di risparmio. L’ultimo comunicato dell’Ufficio federale di statistica sulla disoccupazione ILO è del 18 febbraio 2016 e dà la situazione dell’ultimo quadrimestre 2015.

Malgrado il numero di occupati sia cresciuto dello 0,5%, tra il quarto trimestre del 2014 e il quarto trimestre del 2015, in Svizzera il tasso di disoccupazione ai sensi dell’ILO è passato dal 4,1% al 4,7% in Svizzera (+32’000 persone, il che porta il totale dei disoccupati ILO a 229’000): siamo attorno al 5% come altri paesi nordici quali Austria, Danimarca, Gran Bretagna, Norvegia, Islanda. Come Ticino siamo superiori a questa soglia del 5%: i disoccupati ILO tra il quarto trimestre 2014 e il quarto trimestre 2015 sono passati da 10’300 a 12’000 (dal 5,6% al 6,4%). Erano 6’300 nel 2002 e siamo quindi al doppio. Tali dati si trovano in una tabella pubblicata sul sito dell’Ufficio cantonale di statistica nella sezione Disoccupazione.

Il citato comunicato dell’Ufficio federale di statistica fornisce anche il dato del quarto trimestre 2015 sulla sottoccupazione, che era pari al 6,8% (332’000 persone), in crescita rispetto al 6,5% del quarto trimestre 2014. La sottoccupazione in Ticino concerneva nel medesimo periodo 13’500 persone, pari al 7,3% della popolazione attiva: anche questi dati cantonali vanno ricercati sul sito dell’Ufficio cantonale di statistica. Del fenomeno della sottoccupazione si parla troppo poco, malgrado sia un’importante causa di povertà.

L’utilizzo dei dati della disoccupazione ILO appare particolarmente importante perché rende più realistica l’entità e l’evoluzione della disoccupazione e della sottoccupazione. In Svizzera lo scarto tra la disoccupazione ai sensi dell’ILO e la disoccupazione ai sensi della SECO è di 1,2 punti percentuali punto percentuale nel quarto trimestre 2015 (4,7% contro 3,5%), ossia un divario di +34%. Per il Ticino nel medesimo periodo lo scarto tra disoccupazione ILO e disoccupazione SECO è ancora superiore (6,4% contro 4%), ossia +60%. Non sono dettagli…

Occorre quindi uno sforzo dal parte del Consiglio di Stato per dare un quadro preciso della disoccupazione ai sensi ILO, diffondendo comunicati stampa che diano ai media locali e nazionali un quadro veritiero della grave crisi occupazionale in atto in Ticino dopo l’apertura senza reti della libera circolazione delle persone. Per questo è necessario che il Governo e i suoi uffici menzionino e commentino i dati della disoccupazione ILO e dei sotto-occupati. Altrimenti, limitandosi ai dati SECO, si fa della disinformazione sulla reale situazione occupazionale nel Cantone. Il Gran Consiglio approvando oggi la mia mozione, oggetto del rapporto 7137 redatto da Saverio Lurati, fa un passo in questa direzione.

Raoul Ghisletta, granconsigliere PS

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Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere.

Aristotele

 
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