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Lettere dei lettori
martedì 17 maggio 2016.
Critica dei politici grigionesi alle autorità di Polizia
di Nicoletta Noi Togni

Il Gran Consiglio dei Grigioni ha discusso, durante la trascorsa sessione di aprile, della questione legata agli obiettivi per raggiungere i quali gli agenti di polizia sono costretti ad emettere uno specifico numero di multe. Pena, se non viene raggiunto questo numero, il veder compromesso uno sviluppo salariale o bloccato un premio di prestazione. Non solo: la stessa carriera può venir influenzata dal non raggiungimento degli obiettivi così detti minimi ma che prevedono, a seconda della regione di servizio (la Valle del Reno e la Mesolcina con la A 13 corrispondono alla Polizia territoriale ovest mentre l’Engadina e le valli meridionali confinanti sottostanno alla polizia territoriale est) l’emanazione, da parte degli agenti, di un numero predefinito di multe. A questo proposito il Governo, rispondendo all’atto parlamentare che chiede spiegazioni su questo stato di cose, scrive che: “per i collaboratori dei centri della polizia stradale nella Polizia territoriale ovest, attualmente vige una direttiva di 50 multe disciplinari all’anno. Specificatamente, a seconda della zona di intervento, essi devono inoltre emettere 25-45 denunce all’anno. I collaboratori dei posti di polizia devono emettere tra 20 e 30 multe disciplinari all’anno. Inoltre, sono formulate come obiettivo 5 denunce per infrazioni alla legislazione sugli stupefacenti.” Questo per quanto riguarda la nostra regione che, come spiega il Governo, si differenzia da quella dell’Engadina e dintorni, perché quest’ultime legate a esigenze diverse. Inutile dire che, queste affermazioni, hanno scatenato parecchia critica in Gran Consiglio. Definite repressive più che preventive queste misure, sono state considerate demotivanti e penalizzanti per gli agenti, costretti a letteralmente “andare a caccia” di multe per raggiungere quegli obiettivi che permettono loro di professionalmente “sopravvivere”. Il che non può essere giusto e si distacca in modo chiaro da un comprovato paradigma di aiuto all’educazione, di ammonimento e se occorre certamente anche di pena – severa se necessario - che non deve però, in nessun modo, essere dettata da necessità propria dell’agente. Un’interferenza di valori questa che va giustamente stigmatizzata perché, al di là degli effetti sulla popolazione, è destinata a creare conflitti di coscienza agli agenti che stanno al fronte mentre, chi ha emanato queste direttive, probabilmente se ne sta tranquillamente alla scrivania. E interferenza di valori che minaccia lo spirito di gruppo, la fiducia nell’Istituzione e distrugge l’atmosfera serena all’interno del corpo di polizia. Ciò che purtroppo sta succedendo anche nella nostra regione. Rilevante il riferimento dell’interpellante (Tomaschett, Breil) al giuramento degli agenti, che poggia sui valori conclamati della Costituzione, per l’osservanza dei quali è più che mai necessario un clima di lavoro disteso e solidale. Anche in relazione alle difficoltà e responsabilità del lavoro degli agenti, paragonabile - come ho io stessa affermato in Parlamento - a quello di un team di sala operatoria. Presenti sulla tribuna del Gran Consiglio durante il dibattito le massime autorità di Polizia cantonali. Speriamo che quest’ultime ed il Governo del Cantone dei Grigioni abbiano capito l’importanza del messaggio. Nell’interesse di tutti è ora di cambiare.
Nicoletta Noi-Togni

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