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Cultura
sabato 21 maggio 2016.
E tu, perché scrivi?
di Marica Iannuzzi

Gli Eventi letterari Monte Verità è un festival dedicato alla letteratura promosso e organizzato dall’Associazione Eventi letterari Monte Verità. Esso prevede una ventina di incontri con diverse personalità internazionali e nazionali che presentano i loro punti di vista e le loro opere durante gli appuntamenti con il pubblico – in Sala Balint del Monte Verità, in Piazza Elvezia e alla Biblioteca Popolare ad Ascona – con traduzione simultanea in tutte le lingue nazionali degli interventi e dei testi.
Gli Eventi letterari hanno voluto proporre il progetto “Cenacolo” con il fine di coinvolgere i giovani scrittori, in un’epoca in cui – come si può leggere sul sito ufficiale (www.eventiletterari.swiss.it) – i valori massimi vi è quello della produzione, dell’accumulo e dell’apparire, in cui il tempo del pensiero è sempre più sacrificato a scapito dell’azione, si è voluto proporre una piattaforma in cui fosse possibile ricreare quel clima di scambio e di ascolto tra artisti. Quest’anno si è arrivati alla quarta edizione del concorso Cenacolo con il tema “utopia e amore” – a cui la Scuola Yanez ha collaborato – e che si è svolta dal 14 al 17 aprile. Io ho avuto la fortuna di prenderne parte insieme ad altri nove ragazzi/-e provenienti da tutta la Svizzera e di avere Michela Murgia come mentore del gruppo.
Qui di seguito trovate la mia impressione su questa meravigliosa esperienza.

“Perché scrivete?” Questa è la domanda con cui la scrittrice Michela Murgia – mentore dell’esperienza degli Eventi Letterari al Cenacolo – ha aperto il nostro primo incontro al Monte Verità.
Una domanda apparentemente semplice che, però, ha creato un attimo di religioso silenzio tra noi partecipanti. Ma a volte sono proprio le domande più semplici quelle più profonde, le cui risposte possono cambiare nel tempo e crearne di nuove. “Perché scriviamo?” Le risposte possono essere illimitate o limitate, soddisfacenti o insoddisfacenti, provvisorie o sicure; le domande, invece, sono grandi stimoli per una riflessione personale e collettiva. “Perché scrivo?” Sembra facile fare una domanda difficile e, al contrario, sembra difficile dare una risposta facile. L’importante, però, è non smettere mai di interrogare e di interrogarsi, perché la curiosità è il motore della creatività. “Perché scrivono?” Questa è la domanda che mi facevo io spesso da piccola quando, in punta di piedi e con il naso all’insù, cercavo di sbirciare tra gli scaffali riposti in alto in alto i nomi degli scrittori e i titoli di quei libri “da grandi”, più spessi ma con meno illustrazioni rispetto a quelli che c’erano nel reparto per bambini. “Perché ti piace leggere?” Questa è la domanda che mi facevano spesso i miei amici e i miei compagni di scuola quando, a ogni intervallo o durante il tragitto casa-scuola, ero sempre in compagnia di un libro. “Perché scrivi?” Questa è la domanda che mi sento fare oggi, da grandi e piccini, ma la mia risposta è rimasta la mia domanda: “perché ci sono persone che vogliono essere degli scrittori e delle scrittrici?”
Con le parole si può costruire un mondo, anzi anche più di uno. Chi di noi da piccolo non si è perso in un mondo completamente fantastico, in cui gli animali parlano e i principi azzurri salvano le loro principesse in sella ad un cavallo bianco? E di mondi Umberto Eco – per fare un esempio – ne ha costruiti tanti. Con indosso un paio di scarponi resistenti e uno zaino contenente delle provviste, ci siamo avventurati in numerosi e vari mondi, perché – come lui scriveva nelle Postille a Il nome della rosa – entrare in un romanzo è come fare un’escursione in montagna; occorre imparare un respiro, prendere un passo, altrimenti ci si ferma subito. E dobbiamo continuare a fare escursioni, anche più di sei passeggiate nei boschi, per incontrare nuovi personaggi, ascoltare nuove storie, conoscere nuovi mondi. Ma le storie – Eco ce lo ha insegnato bene – non solo si ascoltano, ma si possono anche raccontare, perché l’uomo è animale fabulatore per natura. Da bambini ascoltiamo quasi tutti le storie, ma poi, troppo spesso, da adulti, ci dimentichiamo di raccontarle a qualcun altro. Come ci si sentiva da piccoli a guardare sempre in alto? Quanto faticoso era anche solo arrampicarsi su una sedia? Quali erano i desideri e le paure a quell’età? Probabilmente una tra le risposte più utili è proprio quella che genera nuove domande e la saggezza di un bambino sta proprio nel domandare perché per ogni cosa.
Prendere parte al Cenacolo ha fatto risvegliare in me la voglia di interrogarmi e di interrogare gli altri; in fondo le domande sono il carburante della nostra attività mentale e la curiosità ha il suo motivo di esistere. Attraverso gli innumerevoli scritti di scrittori e scrittrici (ma non solo), noi lettori affrontiamo delle vere e proprie esperienze di escursione in montagna, grazie alle quali riusciamo a staccare – non solo metaforicamente, ma anche concretamente – la spina dei nostri apparecchi elettronici per intraprendere dei viaggi all’interno di sconfinati mondi che si nascondono tra un preciso numero di pagine. Ma prima di essere scrittori siamo tutti lettori e riflettere sulla scrittura è forse tanto difficile quanto l’atto stesso di scrivere.
Una tra le partecipanti al Cenacolo mi ha segnalato l’autore Paolo Cognetti che in una delle sue meditazioni sull’arte di scrivere racconti propone l’idea di pensare ogni storia come un enigma: in cui si parte da una situazione e una domanda, e ragionando, immaginando, scovando nessi e conseguenze, si cerca di arrivare a una risposta accettabile, o al limite a stabilire di non poter rispondere. Perché non è che ogni racconto scritto sia un problema risolto – un matematico sa bene che cosa significhi rinunciare alla soluzione – ma almeno uno studio del problema, un tempo speso a riflettere e interrogarsi. Un’osservazione questa che mi ha generato nuove domande, ma mi ha fatto anche avvicinare a qualche risposta. Per dirla in breve, ogni racconto è un giallo e il nostro metodo d’indagine è la scrittura. Eppure da piccola io non ho mai pensato di fare l’investigatrice o la poliziotta, ma ho sempre sognato di diventare una scrittrice. “Perché?” Perché vorrei che anche gli altri provassero le stesse inspiegabili sensazioni che provavo e che provo io quando leggo, vorrei che ci fosse ancora un’altra bambina che si aggrappasse di nascosto sugli scaffali per lei ancora troppo alti, vorrei che sia gli adulti sia i bambini continuassero ad avere una domanda per ogni cosa. Perché i sogni sono forse risposte a domande che non siamo ancora riusciti a elaborare.

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Pensa sempre a quanto è lungo l’inverno.

Marco Porcio Catone (il Censore)

 
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