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Regionale
venerdì 27 maggio 2016.
Risparmi SSR/SRG sulla pelle della Svizzera Italiana?
di Dante Peduzzi

Quando nel 1991 la SSR/SRG e il Canton Ticino presero l’iniziativa di chiamare in vita all’Orchestra della Svizzera Italiana (OSI) per dare continuità alla virtuosa Orchestra della Radio della Svizzera Italiana, il Consigliere di Stato Giuseppe Buffi e, soprattutto, il direttore Marco Blaser si preoccuparono di coinvolgere anche i Grigioni, in quanto la RSI deve coprire, per mandato della Confederazione, anche le valli italofone del Grigioni italiano.
Grazie all’interessamento dei deputati del Grigioni italiano in Gran Consiglio, i Grigioni hanno aderito sin dall’inizio all’OSI partecipando con un loro rappresentante alla firma dell’atto di fondazione e garantendosi di diritto un seggio nel Consiglio di Fondazione. Inizialmente il Cantone Grigioni versava annualmente alla Fondazione poco più di 17 fr. annui per abitante del Grigioni italiano (120’000 fr.) contro i ca. 12 fr. per abitante del Ticino (ca. 3’000’000 fr. annui). Oggi i Grigioni hanno ridotto a ca. 11 fr. annui per abitante del Grigioni italiano (80’000 fr. annui) mentre il Ticino continua a versare oltre 3 mio annui. La somma mancante per far funzionare l’OSI viene versata per contratto dalla SSR/SSG che produce in casa, per così dire, dei concerti senza doverli acquistare altrove.
Recentemente la SSR/SRG ha comunicato che dal 2018 intende ridurre a ca. 1/3 le sue prestazioni a favore dell’OSI, ciò che ne metterebbe in pericolo la sua stessa esistenza. Il fatto è gravissimo perché la SSR, così facendo, non adempirebbe più agli obblighi che si è assunta e per i quali noi utenti paghiamo il canone. È un po’ come se la SSR/SRG si rifiutasse di trasmettere una partita dell’Ambri, del Lugano o del Davos. A giusta ragione sarebbero arrabbiati soprattutto i tifosi, anche se per gli eventi sportivi abbiamo pagato un po’ tutti, vale a dire anche chi di sport non si interessa. La stessa cosa succede per l’OSI. Tutti noi abbiamo pagato il canone, parte del quale è destinato a sostenere le prestazioni dell’Orchestra, abbiamo pagato senza necessariamente essere amanti della musica classica.
Le prestazioni di qualità offerte dall’OSI alla nostra popolazione non rivestono solo importanza da un punto di vista culturale. Così come un evento sportivo produce effetti economici e sociali e non solo momenti di sport, anche la presenza dell’OSI produce di riflesso delle ricadute economiche, influenza parte della realtà sociale e culturale di tutta la Svizzera italiana. I concerti dell’OSI per anni hanno riempito di spettatori entusiasti l’auditorio RSI di Besso e la sala del Palazzo dei Congressi a Lugano, stagione dopo stagione. Negli anni, l’OSI si è gadagnata apprezzamento in campo musicale europeo. Prova ne sono i concerti tenuti dalla nostra Orchestra nelle più prestigiose sale da concerto del continente: Vienna, alla sala del Concerto di Capodanno (Musikverein), a Amsterdam (Conzertgebow), a San Pietroburgo, alla Scala di Milano, a Parigi, Roma, Salisburgo approdando finalmente nella bellissima sala da concerto del LAC di Lugano.
Perché mettere in pericolo qualcosa che appartiene e che qualifica tutta la Svizzera italiana? Dal semplice cittadino al politico più profilato, ai nostri rappresentanti nei consessi della RSI dovremmo far tutto il possibile perché la Svizzera italiana non venga privata dell’OSI grazie alla quale può presentarsi una volta tanto con qualità anche a livello nazionale. Il pericolo in un’organizzazione è che, quando una misura di questo tipo va a segno per mancanza di resistenze, se ne inventano immediatamente delle altre. È anche una questione di dignità non lasciarci privare di un bene che ci appartiene, ci qualifica come comunità italofona, la quale è pur sempre parte integrante di una Svizzera plurilingue e multiculturale.
Dante Peduzzi
Ispettore scolastico del Grigioni italiano

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Pensa sempre a quanto è lungo l’inverno.

Marco Porcio Catone (il Censore)

 
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