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Lettere dei lettori
venerdì 27 maggio 2016.
In nome dello Stato vi racconto un po’ di balle!
di Raoul Ghisletta

Procediamo con ordine. Il 21 settembre 2015 viene presentata un’iniziativa parlamentare interpartitica nella forma elaborata, che è sottoscritta da vari deputati che vanno dalla destra alla sinistra dello schieramento politico e di cui ho l’onore e l’onere di essere il primo firmatario. L’iniziativa n. 445 chiede di inserire nella legge il principio della trasparenza nelle risposte dell’esecutivo alle interpellanze e interrogazioni dei membri del legislativo, sia a livello cantonale (Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato), sia a livello comunale (Legge organica comunale, che regola la procedura per le domande orali e scritte presentate nelle assemblee e nei Consigli comunali). L’iniziativa vuole garantire che la comunicazione tra il Consiglio di Stato e il Parlamento avvenga secondo i principi delle recenti direttive dell’informazione cantonale emanate nel 2013 dal Governo stesso, che definiscono in modo molto preciso e soddisfacente la trasparenza: “Le autorità informano in modo proporzionato, oggettivo e completo, distinguendo chiaramente fra dati e valutazioni, indicando le fonti, senza tralasciare elementi essenziali o tacere aspetti negativi. Per principio, tutte le richieste scritte e orali dei media devono essere evase, nei limiti previsti dalle normative superiori.” Per analogia l’iniziativa parlamentare 445 chiede di garantire il medesimo principio di trasparenza nella comunicazione tra Municipio e legislativo comunale.
La richiesta appare assolutamente logica e in pochi mesi la Commissione parlamentare designata esamina e approva l’iniziativa 445. Il rapporto dell’11 aprile 2016, che è stato redatto dal gran consigliere Giorgio Galusero e sottoscritto da altri 12 commissari di tutti i partiti, accoglie l’iniziativa: “I commissari ritengono indispensabile, per garantire che le comunicazioni tra il Governo e il Parlamento avvengano in modo trasparente, modificare la legge sul Gran Consiglio nella forma proposta dall’iniziativa in parola. Questo per rispettare i principi che lo stesso Consiglio di Stato ha voluto inserire nella direttiva del 1° ottobre 2013 e in particolar modo per quanto riguarda la trasparenza. (…) Per analogia anche la Legge organica comunale deve essere modificata e completata in questo senso.”
L’oggetto viene inserito all’ordine del giorno del Gran Consiglio del 9 maggio 2016, ma all’ultimo minuto il Governo chiede il rinvio della discussione per poter presentare (fuori tempo massimo) un messaggio sull’iniziativa. Ed ecco che in data 25 maggio 2016 il Consiglio di Stato partorisce il messaggio 7193: un messaggio contrario all’iniziativa 445, segnatamente per quanto riguarda la modifica della Legge organica comunale. Le motivazioni sono degne del Governo cinese: interpellanza e interrogazione per loro natura non sarebbero veri e propri “veicoli” di comunicazione verso l’esterno, all’indirizzo della popolazione; la segnalazione delle fonti, la distinzione fra fatti e valutazioni ecc. sarebbero indicazioni il cui ossequio è particolarmente indicato per una comunicazione al pubblico, ma meno nelle relazioni fra Municipio e membri del Legislativo; tali vincoli renderebbero laboriosa la redazione delle risposte agli atti parlamentari comunali e potrebbero dar atto con frequenza a diatribe fra Municipio e membri del Legislativo sul loro concreto ossequio.
È triste dover leggere codeste scuse penose in un messaggio governativo. Si tratta anche di un’offesa per l’intelligenza e la capacità di tante persone che fanno correttamente politica a livello di esecutivo e legislativo comunale. Il messaggio 7193 del Governo, oltre che diffondere un’immagine negativa della politica comunale e cantonale, tutela anche le mele marce. C’è da auspicare che il Gran Consiglio non segua la cattiva strada indicata dal Governo (ti)cinese e che vi sia una reazione adeguata anche da parte della stampa, che riporta sovente i contenuti delle risposte agli atti parlamentari.
Raoul Ghisletta, deputato al Gran Consiglio

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