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Politica
lunedì 30 maggio 2016.
L’eticamente perfetto non è sempre possibile, il sentimento e il buon senso si
di Nicoletta Noi-Togni

Decidere se dire si o no alla legge sulla medicina della procreazione – in votazione il prossimo 5 giugno - pone un dubbio di coscienza che non è evitabile. Dopo aver riflettuto parecchio e valutato il bene e il male di questa proposta di legge, ho comunque deciso per il si. Questo perché, l’applicazione di questa regolamentazione, offrendo maggior garanzia di integrità all’essere che verrà messo al mondo e di maggior serenità per la famiglia che lo accoglie, mi fa accettare (seppur non a cuor leggero) l’artificiosità della procedura e l’incertezza sul destino degli embrioni in soprannumero che ne deriverà. Mi spiego: il desiderio di avere un figlio è legittimo come naturale è la speranza che questi sia sano. Per la maggioranza delle coppie questo iter è un dato di fatto. Per altre purtroppo no. Ci sono coppie che non possono, senza l’aiuto della medicina, avere dei figli e ci sono coppie i figli delle quali sono affetti da malattia o handicap. Sia chiaro che la vita di quest’ultimi ha valore esattamente come la vita di chi è sano! Ciò non ostante non è riprovevole desiderare che il proprio figlio sia sano. La tecnica di procreazione artificiale viene in aiuto alle coppie che altrimenti non potrebbero avere figli, senza però finora in Svizzera permettere quell’esame genetico, atto a stabilire a priori, se il nascituro sarà affetto o meno da malattia o handicap. Questo anche in presenza di potenziali portatori di malattie ereditarie. Questa legge, che tra l’altro consegue ad una modifica costituzionale di Popolo e Cantoni del giugno 2015, rende possibile la diagnosi preimpianto - e cioè prima che la cellula uovo fecondata venga impiantata nell’utero - di cui sopra. È sembrato infatti giusto permettere alle coppie, segnatamente alle donne, che affrontano con la fecondazione artificiale una procedura di per se faticosa, onerosa ma soprattutto dolorosa perché legata ad interventi medici, a condizionamenti ormonali, fisici e psichici, la sicurezza sulla salute genetica del bambino. Evitando così anche una possibile interruzione di gravidanza o una gravidanza plurigemellare. Che per giungere a questo si debbano sacrificare degli embrioni (dopo l’esame cromosomico viene impiantato l’embrione più sano e solo uno) è probabile, e non sarebbe onesto negare che si tratta di un processo di selezione. Selezione che comunque si limita strettamente allo stato di salute del nascituro e della persona in divenire, evitando tassativamente qualsiasi altro tipo di selezione. Certo una legge eticamente non al di sopra di ogni sospetto. Ma cosa è “più etico”? Evitare dolore ad esseri umani già persona o evitare l’esistenza ad esseri non ancora persona? Ho deciso per la prima variante! Ma se già parliamo di etica un appunto va anche rivolto alla strumentalizzazione dell’handicap in questa votazione da parte di chi vuole il no alla legge. Intendiamoci: so che è possibile vivere bene con un handicap e ammiro queste persone e la loro meravigliosa attitudine. So però anche, per esperienza, che non per tutte è così. Ci sono persone portatrici di handicap che attraversano la vita con indicibili sofferenze ed anche se loro vita è preziosa come tutte le altre, soggettivamente è una vita di dolore, per loro e per le loro famiglie. Ritengo un compito civile e politico, evitare all’essere umano tutto il dolore possibile.
Nicoletta Noi-Togni

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“Dominio d’uno buono si dice Regno e Monarchia; d’uno malo si dice Tirannia; di più buoni si dice Aristocrazia; di più mali Oligarchia; di tutti buoni Polizia; di tutti mali Democrazia.”

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