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Cultura
giovedì 2 giugno 2016.
Copenhagen
di Teresio Bianchessi
COPENHAGEN
di
Teresio Bianchessi
www.teresiobianchessi.it
blog: teresiobianchessi.wordpress.com



Meta in programma da qualche tempo ma raggiunta solo ora, a maggio, lasciando in Italia un tempo incerto e trovando lì al nord l’estate.
Terra padana la Danimarca; una campagna piatta e rigogliosa, a tratti incolta, mi accompagna dai finestrini del treno che collega l’aeroporto alla Central Station di Copenaghen; il mare sbuca all’improvviso e ti sorprende.
Giù dal treno e sul piazzale della stazione la prima sorpresa; non vedo, infatti, file di taxi e caos, bensì un gigantesco parcheggio di bici che mi fa capire che in questa citta è più difficile posteggiare bene una bici piuttosto che una macchina.
Tutti sulle due ruote, ma se lo possono permettere perché anche la centralissima piazza della City Hall è attraversata da un’ampia via a doppio senso che a lato del marciapiede presenta prima un’ampia pista ciclabile, poi la corsia riservata ai bus e infine doppia corsia per le vetture.
Sfrecciano le bici e, all’attraversamento dei semafori, i pedoni devono stare attenti più a loro che alle macchine. Non è, infatti, cicloturismo, bensì locomozione e, soprattutto negli orari di punta, i ciclisti transitano a velocità considerevole.
Pensavo di trovare modernità invece la prima impressione è, se non proprio di grande paesone, non certo di metropoli; i palazzi sono vetusti, e forse per questo la città è tutto un grande cantiere.
Nel breve tratto che dalla Central Station porta alla vicina City Hall, lì proprio in pieno centro, incontri Tivoli, il parco giochi più visitato al mondo, antesignano della moderna Disneyland parigina e che è un importante punto d’incontro per la gente del posto: famiglie con bambini, uomini d’affari in pausa pranzo, giovani che prendono parte ai concerti e anziani che passeggiano; Tivoli accoglie i visitatori sin dal 1843.
Questa, pongo l’accento, grande e centralissima area divertimenti dà una vivacità straordinaria alla zona con le sue spericolate attrazioni, i suoi ristoranti e le tante iniziative estive che sono un forte richiamo per tutti.
La città, salvo poche mete, si gira a piedi per meglio apprezzare i tanti palazzi reali, i musei, iniziando dal Museo Nazionale dove a sorpresa ci si imbatte in un Cristo del Mantegna, poi l’imponente Palazzo Reale di Amalienborg, residenza invernale della regina, la Chiesa del nostro Signore, l’imperdibile Torre Circolare di Copenaghen, o Round Towers che è il più antico osservatorio funzionante in Europa, da qui le stelle sono state guardate e studiate sin dal 1642.
Come a Venezia, (ma non raffrontiamole per favore, Venezia è Venezia) per respirare la città d’acqua non si può che fare il tour in battello che ti porta, dai canali interni che transitano anche davanti alla nuovissima Biblioteca Centrale, le cui vetrate riflettono i colori del canale, sino al porto dove il numero di ristorantini è esagerato e offrono aringhe in tutte le salse, salse buonissime peraltro e buona birra.
Anche i loro panini sono eccezionali; difficile intuirne il contenuto poiché si va dalla carne, alle cipolle fritte, alle salse, alle verdure, ai semi, il tutto appoggiato su un solo strato di pane super speziato.
Dal battello abbiamo raggiunto anche la Sirenetta, meta obbligata di tutti i turisti ma, vista da lì, con le spalle girate al mare, su quegli scogli artificiali, mi ha fatto tenerezza e m’è parso di vederla infelice.
Ciò che davvero ha meritato il viaggio, è stata la visita al Louisiana Museum of Modern Art a Humlebaek, paesino a 35 kilometri da Copenaghen, facilmente raggiungibile in treno.
Dalla piccola stazione si raggiunge a piedi, percorrendo un rettilineo affiancato da una fila continua di ville confinanti, tutte prive di cancelli o cinte di protezione.
Sono sorpreso se penso alle barriere delle nostre ville dotate di telecamere, cancelli elettrici, inferriate; evidentemente lì la situazione della sicurezza non desta preoccupazioni; per inciso, sia in città sia fuori non mi è mai capitato di vedere vigili o poliziotti, solo a volte sfrecciavano auto della polizia.
Sempre in quel tratto di strada mi sono imbattuto in un simpatico box di legno trasformato in un piccolo negozio all’aperto che conteneva oltre ai barattoli di marmellata anche la cassettina per il pagamento: 30 corone danesi per un barattolo; fiducia totale.
Finalmente al museo, meglio, al parco museo perché è ospitato in una grande area verde che degradando termina a mare; palpabile è la bellezza dell’incontro fra arte e natura.
Vigilate da alberi secolari trovano riparo opere degli scultori fra i più noti, quali Henry Moore, Bill, Arp, Calder, Mirò, Cèsar, Giacometti, solo per citarne alcuni.
Grande spazio è dedicato alla rassegna tematica: Op art & Kinetic art 1950-1970 e le molte sale ospitano opere del periodo ‘50/70 di artisti assoluti protagonisti della modern art; la visita impegna il visitatore a livello interpretativo, ma nel contempo lo affascina.
Per tornare bambini, di corsa, prima di partire, alla casa delle favole di Hans Christian Andersen, mescolati a scolaresche incantate davanti alle rappresentazioni animate di alcune delle più belle favole dello scrittore danese: La sirenetta, I vestiti nuovi dell’imperatore, Il brutto anatroccolo, La principessa sul pisello, La piccola fiammiferaia e qui tutti sostano più a lungo perché colpiti dal contrasto tra la piccina affamata, al freddo, riscaldata solo dal suo piccolo fiammifero, e l’interno della casa del ricco signore dove, illuminata dal fuoco del camino, troneggia una tavola riccamente imbandita. I giorni sono passati veloci, ora, a tarda sera, con un sole che si ostina a rimanere alto in cielo, il rientro.
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Pensa sempre a quanto è lungo l’inverno.

Marco Porcio Catone (il Censore)

 
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