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Politica
martedì 21 giugno 2016.
Dumping salariale in Ticino: assenza di regole o “colpa” di una parte dei lavoratori?

L’Unione sindacale svizzera (USS) Ticino e Moesa prende posizione a proposito delle due iniziative popolari trattate in questi giorni in Parlamento. Le iniziative “Basta con il dumping salariale in Ticino!” e “Prima i nostri!” propongono due strade opposte per affrontare la drammatica situazione del mercato del lavoro ticinese. Una rafforza i controlli, l’altra indica i lavoratori che non sono “dei nostri” come responsabili del degrado. Come se fossero “loro” a fissare i livelli salariali e le condizioni di lavoro.
In questo Cantone dilagano il precariato, la messa in concorrenza dei lavoratori e il non rispetto della loro dignità. Servono regole chiare di fronte a datori di lavoro che speculano versando salari da fame, approfittando di un quadro legale blando e potendo licenziare senza ragione senza incorrere in nessuna sanzione. Nei settori dove esiste qualche norma, queste vengono troppo spesso violate da padroni senza scrupoli. Di fronte a questo degrado sono necessari contratti collettivi e salari chiaramente definiti in ogni settore professionale. Sono indispensabili sanzioni drastiche e controlli a tappeto contro chi se ne approfitta. L‘iniziativa contro il dumping chiede di insistere con misure incisive di controllo e di verifica. Permetterebbe la realizzazione di una migliore ispezione del lavoro con un ispettore ogni 5’000 dipendenti, renderebbe obbligatorio annunciare i contratti di lavoro indicandone il salario e consentirebbe la creazione di una seria statistica salariale per monitorare la situazione. L’iniziativa “Basta con il dumping salariale in Ticino!” va dunque sostenuta. Il controprogetto elaborato in Parlamento riduce l’efficacia dell’iniziativa pur mantenendo qualche miglioramento rispetto alla situazione attuale.
L’iniziativa “Prima i nostri” già nel titolo diffonde divisione e risentimento. Il suo scopo è quello di distogliere l’attenzione da chi fissa le norme blande e i salari da fame verso chi queste norme e questi salari deve accettarli per campare. Nulla di nuovo nella strategia dei promotori: dare la “colpa” a una parte dei lavoratori, sulla base della provenienza geografica, per la situazione di degrado creata da vent’anni di politiche liberiste. Questo per nascondere il fatto che grazie alla guerra tra poveri, tra categorie di lavoratrici e lavoratori, tra “noi” e “loro”, si possono mantenere salari bassi e regole insufficienti. Gli stessi ambienti padronali e politici all’origine di questa iniziativa sono quelli che hanno sdoganato la lombardizzazione di quella parte di economia ticinese fatta di capannoni esentasse e salari indegni. I fautori dell’iniziativa, fingendo di difendere i “nostri” si sono sempre opposti a qualsiasi misura significativa di contrasto al dumping salariale, permettendo così lo sfruttamento di tutti. È dunque necessario respingere questa ingannevole iniziativa. Il controprogetto all’iniziativa si limita a proclami e obiettivi generici che ci lasciano dubbiosi sulla sua reale portata. L’iniziativa “Basta con il dumping” offre dunque strumenti di lotta al degrado, l’iniziativa “Prima i nostri” serve a sabotarli.

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Pensa sempre a quanto è lungo l’inverno.

Marco Porcio Catone (il Censore)

 
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