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Lettere dei lettori
martedì 5 luglio 2016.
Dell’arroganza e dell’Europa che non appartiene all’Unione europea
di Nicoletta Noi-Togni

Non piace e non deve piacere: l’arroganza! In nessun ambito men che meno in politica. Eppure negli ultimi giorni ci è stata servita in tutte le salse. A partire dal poco psicologicamente talentato Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, che dopo mesi di immobilismo inetto ha pronunciato, questa volta un deciso “No è no”, alla vigilia del voto britannico, aumentando così i si alla Brexit. Atteggiamento arrogante che ha continuato ad adottare anche dopo l’espressione popolare del voto alle urne dei britannici, e che si è tradotto in uno stizzito e irrevocabile “fuori è fuori”, per poi diventare un categorico “fuori subito”. Circa come si fa con i cani quando sporcano il pavimento. Dimenticando che stava ergendosi a giudice in un ambito che non gli competeva. Quello della libertà d’espressione, e perciò d’opinione, dei cittadini e delle cittadine; lo stesso che ogni Magna Charta contempla e che generalmente i politici si guardano dal, perlomeno ufficialmente, giudicare o criticare. Rendendo in tal modo, Juncker, plausibile la teoria – espressa molto bene dal capo redattore della “Schweiz am Sonntag”, Patrick Müller – che sia i rappresentanti degli Stati fondatori, sia i funzionari dell’Unione europea, appaiano convinti che Europa ed Unione europea siano la stessa cosa. Così però non è! E irritante - dice sempre a ragione Müller – che all’indomani del voto britannico il germanico capo della politica estera Steinmeier dica, davanti ai capi di Stato riuniti a Bruxelles e rivolto agli inglesi, “non ci lasciamo portar via l’Europa”. Ma a chi appartiene l’Europa? E chi può arrogarsi il diritto di dire che gli è stato sottratto qualcosa perché gli inglesi hanno democraticamente deciso di uscire dall’Unione europea? Irritante, dice sempre Müller, anche il titolo cubitale della “Frankfurter Allgemeine Zeitung “ all’indomani della votazione: “La Gran Bretagna gira le spalle all’Europa”. Forse che Londra, tutt’un tratto, non si trova più in Europa? L’equiparazione del concetto di Europa con quello di Unione europea è propaganda, dice Müller, e almeno noi svizzeri non dovremmo “caderci”. Eppure ci cadono tutti coloro che parlano del 23 giugno 2016 come di un “brutto giorno per l’Europa”. È stato unicamente un brutto giorno per l’Unione europea. Si, perché per l’Europa potrebbe rivelarsi anche un “buon giorno”. Fare questa differenza mi sembra importante e c’è da augurarsi che i nostri politici non cerchino di farci credere che Europa e Unione europea siano la stessa cosa. Ma perché tanta arroganza? Arroganza che tra l’altro renderà impossibile quell’autocritica da parte dell’UE (partendo magari dal termine “clausola ghigliottina” che da anni ci sta sventolando sulla testa incurante dello scenario di sangue e di morte che evoca!) che si auspicava finalmente facesse. Ma l’arroganza non si riduce al perimetro interno a Bruxelles ed a quelle che sembrano formiche impazzite che corrono continuamente, tronfio petto, da un capo all’altro dell’Europa. No, l’arroganza sembra invadere tutto, essere onnipresente e si traduce nel volere - sempre più frequentemente - cambiare i risultati che scaturiscono dalle votazioni popolari non graditi ad una compagine o all’altra. In nome di un danno ipotetico quanto non provabile. Mettendo unicamente a repentaglio uno dei parametri più importanti sui quali si è voluto (perlomeno l’hanno voluto i così detti padri fondatori nel 1945) costruire l’Europa Unita e cioè la promozione e conservazione della pace in Europa. E mettendo a repentaglio la democrazia stessa anche nel nostro Paese. Questo non deve essere permesso a nessuno e lo strumento del Referendum deve essere usato con il rispetto che merita. Per la democrazia e non contro la democrazia cercando di soverchiare le decisioni – negli esempi recenti appena adottate tra l’altro - del popolo. Quasi un gioco che sta prendendo piede e gioco preoccupante perché manipolante e subdolo. E gioco che vuole - secondo la miglior caratteristica del gioco appunto - tutto e subito. Eppure il gioco ha regole che rispetta, la politica a quanto pare no. Nicoletta Noi-Togni

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Pazienta per un poco: le calunnie non vivono a lungo.
La verità è figlia del tempo: tra non molto essa apparirà per vendicare i tuoi torti.

Immanuel Kant

 
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