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Regionale
sabato 30 luglio 2016.
Inno nazionale tra arroganza e ignoranza
di Nicoletta Noi Togni

Premetto che queste righe non sono dettate da ideologie partitiche o da simpatie religiose ma dall’avversione nei confronti di comportamenti tesi ad eludere la comprensione di determinati contenuti, in favore di un vantaggio proprio. E questo lo fa la Società svizzera di utilità pubblica (SSUP) nei confronti dell’Inno nazionale. Che non lesina (detta Società) in macroscopici errori di lingua italiana e di eventi storici (vedasi Internet www.chymne.ch). Lo fa in modo diplomaticamente subdolo, con l’ausilio dei media sociali (“Cinque stelle” di Beppe Grillo dixit) decisa a perseguire il suo obiettivo di “rottamazione” dell’Inno Nazionale. Liquidandolo con un perentorio: 35 anni di “Bionda aurora” – basta!, tacendo che l’Inno è de facto inno nazionale dal 1961 (anno nel quale il Consiglio federale ha deciso di adottarlo per le manifestazioni ufficiali) e de jure (quindi per legge, definitivo) dal 1981.
Brutta la violenza insita in quel “basta!” che tradisce avversione, rifiuto, voglia di distruzione di qualcosa che per altri è prezioso. Senza imboccare la via istituzionale che, anche se in questo caso non esplicitamente prescritta, il rispetto vuole passare anzitutto dal Governo e dalle Camere federali. Ed una via che la SSUP tenta di eludere mettendo queste Istanze davanti al fatto compiuto di una preferenza decisa dalla “rete” e da concorsi (ben diversa da una decisione popolare che esce dalle urne!). Una preferenza oltrettutto che il grosso pubblico era chiamato ad esprimere solo sui nuovi testi proposti; sapientemente elusa la domanda di base sul volere o non volere un nuovo Inno. L’arrogante tattica della SSUP non si ferma quì: dopo aver incominciato a procedere al taglio del “salame” (modalità adottata per sopprimere “Bionda aurora”) nel 2014 e nel 2015, per il 1. Agosto del 2016 invita Comuni, scuole e cori, ad eseguire il “nuovo” Inno. Nuovo testo (quello della SSUP) che consiste in un’unica strofa alla quale, - alla chetichella e dopo che si erano palesate diverse critiche - è stata aggiunta una strofa che contiene passaggi nelle tre lingue nazionali (e la quarta?); servirà da alibi oltre che per accattivarsi la simpatia sul testo anche per non tradurlo completamente? A parte il riferimento alla bandiera (croce bianca, campo rosso) il testo non caratterizza, né dal profilo della rappresentazione, né da quello semantico, la Svizzera. Servendosi di termini generali non accompagnati da rappresentazione, si vota all’anonimità di vocaboli ampiamente usati (e abusati) dalle diverse nazioni. Perché con la libertà vuole caratterizzarsi l’America, con la pace la Germania, con l’unità e l’equità la Francia, aperti al mondo vogliono essere tutti (o quasi) ed anche forti se aiutano i deboli. Formulazioni certo di grande valore se situate nel contesto, spiegato, del Preambolo della Costituzione che resta però un’altra cosa. Ma valori che, se rivendicati dal nuovo Inno, sono abbondantemente presenti anche in quello attuale. Quindi perché cambiare? Perché – dice il teologo, ex gesuita Lukas Niederberger che con l’ex alto funzionario della Confederazione, Jean-Daniel Gerber, vuole scalzare l’attuale Inno nazionale – in un Paese nel quale un quarto della società si considera non credente (dato molto relativo) non è adeguato avere, come Inno nazionale un canto religioso. Eppure “Quando bionda aurora” non è solo un canto religioso.
Infatti, il testo dell’Inno attuale, che è in parte consegnato all’interpretazione in quanto poggia su base poetica, evoca quel mondo agreste nel quale la Svizzera ha avuto il suo inizio; ed anche se percorso dalla trascendenza che si esplica in una ricorrente invocazione di protezione divina non è un semplice canto religioso, pur’ essendo come tale nato.
Perché parla di Patria, di difesa del suolo, di un uomo che Dio vuole Cittadino e perciò con le sue responsabilità di cittadino, parla di verità, di libertà, concordia e amor, nominando anche il simbolo precipuo della Svizzera e cioè l’Elvezia. Così è stato valutato anche dal Consiglio Federale (composto dagli onorevoli Furgler, Ritschard, Chevallaz, Honegger, Hürlimann, Aubert e Schlumpf) che il 1 aprile del 1981 decretava definitivamente “Quando bionda aurora” nuovo Inno nazionale della Confederazione, basandosi sulla constatazione che si trattasse di un canto autenticamente svizzero, degno e festoso. Eliminarlo significherebbe, oltre che accettare l’imbroglio e l’arroganza della SSUP ed oltre che tradire la volontà di chi l’ha composto e di chi l’ha introdotto, non riconoscersi più nelle radici della Svizzera, nel suo carattere fatto di voglia di serenità, di pace, di protezione, di solidarietà, di bello come i paesaggi che evoca.
Nicoletta Noi-Togni

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