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Regionale
mercoledì 24 agosto 2016.
Inizia un nuovo anno scolastico
di Dante Peduzzi, ispettore scolastico

Un po’ di statistica
Iniziando un nuovo anno scolastico i primi dati che generalmente riscuotono interesse sono quelli statistici riguardanti l’evoluzione degli allievi.
Ebbene, per il prossimo anno scolastico 2016-17 nel Grigioni italiano, il numero degli allievi in tutte le classi tiene abbastanza bene anche se, complessivamente, assistiamo ancora ad un lieve calo dell’1,6% rispetto all’anno precedente (-22 allievi in tutto il Gigioni italiano). Il maggiore calo lo si avverte in Mesolcina e in Bregaglia, mentre la Valposchiavo e la Calanca reggono abbastanza bene. Note positive per i prossimi anni dovrebbero giungere dall’evoluzione degli allievi nella Scuola dell’Infanzia che segna in tutte le valli del Grigionitaliano un aumento dell’8,6% il che fa ben sperare per il futuro. Occorre tuttavia essere prudenti, perché i valori percentuali sui piccoli numeri della nostra realtà scolastica possono trarre in inganno. Possiamo però rilevare una nota positiva. La possibilità data ai Comuni di ammettere alla Scuola dell’Infanzia i bambini che hanno compiuto i 4 anni entro il 31 dicembre (con la legge scolastica del 2013) e la presenza delle mense scolastiche con conseguente sorveglianza giornaliera hanno creato un’offerta corrispondente alle attuali realtà sociali e alle necessità delle giovani coppie impegnate professionalmente.

Cosa ci prepara di nuovo l’anno scolastico 2016-2017
Novità per l’anno che inizia saranno certamente i primi incontri informativi concernenti il Piano di Studio 21 (PS GR 21). Per la sua introduzione i Grigioni si sono dati 5 anni di tempo (2016-2021). Dopo le fasi preparatorie degli scorsi anni, che hanno impegnato le istituzioni politiche e gli addetti ai lavori a livello cantonale, ora l’informazione passa al territorio iniziando dalle autorità scolastiche locali, per poi coinvolgere le direzioni scolastiche e in seguito gli insegnanti. Per gli insegnanti di ogni ordine di scuola sono già stati pianificati sull’arco dei prossimi cinque anni degli aggiornamenti obbligatori che interesseranno le diverse materie.
L’informazione al pubblico e ai genitori passerà pure progressivamente in modo che nel 2021 il processo sarà terminato e tutte le componenti operative saranno in grado di mettere in atto quanto previsto dal Governo.

Ma che cosa è il Piano di Studio 21?
Nel 2006 in Svizzera abbiamo votato un nuovo articolo della Costituzione Federale che obbliga i Cantoni ad armonizzare, vale a dire a coordinare meglio fra di loro gli obiettivi formativi. Per dar seguito a questo mandato i Cantoni stanno calibrando fra di loro i piani di studio fin qui in vigore. L’armonizzazione delle scuole andrà a beneficio delle famiglie perché, in caso di trasferimento in un altro Cantone, gli allievi non troveranno sistemi e contenuti scolastici sensibilmente diversi come oggi è il caso. Inoltre l’accesso alla formazione professionale e agli studi medio-superiori verrà maggiormente coordinata.
A livello nazionale ci si è accordati di suddividere la formazione nelle scuole popolari in 3 cicli:
- 1° ciclo comprende la scuola dell’infanzia, la 1a e la 2a classe elementare
- 2° ciclo comprende le classi dalla 3a alla 6a elementare
- 3° ciclo comprende le superiori (Secondaria e Avviamento Pratico)
L’insegnamento con il nuovo piano di studio avverrà per competenze. Si tratta di un’impostazione dell’insegnamento che non bada unicamente alla trasmissione di conoscenze, ma che punta sulla loro applicazione concreta e sull’atteggiamento nell’acquisirle ed applicarle. Detto in parole semplici, i tre pilastri sui quali poggia un insegnamento per competenze sono:
- Il sapere: cioè l’acquisizione di conoscenze, di informazioni (p.es. dei vocaboli nuovi di una lingua, o delle operazioni matematiche, di una città estera, come finora)
- Il saper fare: ciò l’applicazione delle conoscenze apprese (p. es. l’uso dei vocaboli appresi per scrivere una lettera, l’applicazione delle operazioni matematiche per calcolare la cubatura di una casa, l’organizzazione di un viaggio in una città estera)
- Il saper essere: vale a dire la disponibilità, l’atteggiamento, l’attitudine, o meglio per dirla semplicemente, la buona volontà di applicare le conoscenze acquisite.
La ricerca pedagogica ha dimostrato che, con un insegnamento per competenze, gli allievi sono particolarmente motivati perché l’insegnante propone loro di risolvere (magari anche per tentativi) problemi nuovi che appartengono alla loro realtà vissuta, vale a dire vicini al loro vissuto concreto (contesto). In questo modo si indica loro come analizzare e comprendere meglio il mondo in cui vivono, il che è poi un compito centrale di ogni insegnamento.

La complessità specifica della scuola
L’evoluzione della società spinge costantemente la scuola ad aggiornarsi, in certi casi anche a predecere certe evoluzioni. Un insegnamento al passo con i tempi richiede delle specializzazioni impensabili fino a pochi decenni fa. Per un insegnante non basta più essere preparato sulla materia e sulle conoscenze. Il suo mestiere si è fatto complesso in diversi ambiti, da quelli metodologici a quelli psicologici, per non dimenticare quelli didattici.
Per gestire da un punto di vista operativo e pedagogico la complessità crescente sono stati formati, o sono in fase di formazione, delle direttrici e dei direttori scolastici che hanno il compito di coordinare il lavoro all’interno delle loro sedi. Nel Grigioni italiano, a partire dai prossimi anni scolastici, tutti le sedi potranno avvalersi di una direzione professionale (finanziata dal Cantone) che si assumerà dei compiti specifici su delega delle autorità scolastiche locali.
Anche le direzioni, così come avviene oggi per tutte le sedi e gli insegnanti, saranno sottoposte a delle valutazioni da parte dell’ispettorato scolastico.

Il lavoro di pianificazione diventa sempre più importante
Educazione all’uso corretto dei media, educazione sessuale nell’era di internet, la questione degli allievi problematici e di quelli con doti particolari, preparazione al mondo del lavoro, indebitamento giovanile, ecc. sono soltanto alcuni degli argomenti che la scuola deve affrontare oggi accanto al mandato principale dell’insegnamento per materie. Per affrontare problematiche così importanti che toccano il mondo giovanile bisognerà ricorrere alla consulenza di specialisti esterni, diventerà sempre più importante diversificare l’aggiornamento degli insegnanti all’interno delle sedi scolastiche, bisognerà pianificare giornate o lezioni speciali con largo anticipo (importanti per rispettare il mandato educativo della scuola, in particolare nelle superiori) allo scopo di approfondire le tematiche scelte. Così diventa essenziale per una sede pianifcare bene questi interventi, magari sull’arco di più anni, in modo da non scombussolare il regolare svolgimento dell’insegnamento durante l’anno scolastico.

La scuola come materia prima
Non è un caso se fra le migliori università e politecnici mondiali figurano sempre degli atenei svizzeri. Il nostro Stato investe con convinzione nella formazione della gioventù a partire da una scuola dell’infanzia di qualità fino alla formazione accademica. L’investimento di mezzi e di attenzioni per il mondo della formazione diventa un elemento basilare per una costruzione sociale dignitosa. Senza un’adeguata formazione di base non c’è cultura, non ci sarà benessere, non ci sarà qualità di vita.

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“Dominio d’uno buono si dice Regno e Monarchia; d’uno malo si dice Tirannia; di più buoni si dice Aristocrazia; di più mali Oligarchia; di tutti buoni Polizia; di tutti mali Democrazia.”

TOMMASO CAMPANELLA

 
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