• 11208 Almanacco del Grigioni Italiano 2018
  • 11205 Gerry Mottis - Terra bruciata
  • 11192 Mosconi sul sofà 4
  • 11083 Tracce del passato? No! Tracce del futuro?
  • 10954 SCOUT DEL MOESANO - Si ricomincia ...
Lettere dei lettori
venerdì 9 settembre 2016.
Ciò che non si può perdonare
di Nicoletta Noi-Togni

Ci sono molte cose che si possono perdonare. Non però quando, coscientemente, si fa soffrire qualcun’ altro. E certamente ancora meno si può perdonare quando questo qualcun’altro è debole, vecchio o malato. Perché in questo caso viene meno la possibilità, alla persona offesa, di difendersi, di opporre resistenza all’aggressore. Quando chi offende è la persona incaricata di curarti, quella che per professione ha promesso (forse promesso!) di prendersi cura di te, allora di scusanti proprio non ce ne sono. La parola tolleranza non vale più e neppure valgono le teorie sullo stress nelle case di cura o nel servizio infermieristico a domicilio, quando si violentano sessualmente persone anziane o con handicap, si oltraggiano nella loro intimità e pudore, quando si strattonano e si mischia il tonno con la crema vaniglia imponendo alla persona inerme di mangiare ciò che ne risulta. Il sadismo di un simile comportamento non dovrebbe lasciare indifferente nessuno. Tanto meno i giudici e c’è da sperare che ciò non avvenga.
Il caso dell’infermiere oggi a giudizio in Ticino – descritto dai giornali e che sarebbe convalidato da una precedente ammissione di colpa da parte dell’imputato - è di quelli che fanno accapponare la pelle. Ma che fa anche sorgere molte domande. Possibile che per anni nessuno abbia visto, ascoltato, osservato, dubitato e soprattutto denunciato? Nella nostra professione – dico “nostra” perché l’ho praticata per tanti anni – l’osservazione è fondamentale. E ad un occhio (e orecchio) esperto disagio, maltrattamenti e violenze non sfuggono. Perché non si denuncia? E si viene ascoltati e presi sul serio quando si denuncia? So che disponiamo di personale ben preparato, con ottime conoscenze professionali e per il quale l’etica non è solo una parola scritta su un foglio, ma è abbastanza questo per dare il coraggio a chi dubita di segnalare concretamente il caso e di denunciare? Purtroppo un passo del genere sembra essere per la maggior parte delle persone troppo difficile da compiere. Per questo occorrono misure affiancatrici, soprattutto in un tempo nel quale le persone anziane aumentano dal punto di vista quantitativo e delle loro necessità.
Paradossalmente - proprio in questi giorni - il Gran Consiglio del Cantone dei Grigioni ha abrogato l’obbligo, per le case di cura, di dotarsi di un Ufficio di mediazione (persona Ombuds), istituito e ancorato alla legge da 10 anni. Un compito , quello della mediazione, che si situa tra le misure affiancatrici particolarmente valide e necessarie nel delicato campo della sanità geriatrica. Eppure è bastata la proposta di una deputata incompetente in materia per fare stralciare dalla legge una buona misura. A riprova che il nostro ordinamento giuridico è soggetto ai capricci dei Parlamenti e poggia su basi perlomeno labili. E allora? Al mio interrogativo il capo dipartimento della sanità ha risposto con un lapidario: “dovete denunciare!”. Quindi la palla passa ai Tribunali, premesso la si faccia passare. Questo per quanto riguarda casi gravi come quello sopra descritto, ma per tutti gli altri? Quelli che appaiono di minore entità ma fanno ugualmente soffrire? I politici che non vivono nel loro tempo sono ugualmente pericolosi come quelli che non pensano.
Nicoletta Noi-Togni

top

Pensa sempre a quanto è lungo l’inverno.

Marco Porcio Catone (il Censore)

 
Sponsors