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Fuori regione
lunedì 12 settembre 2016.
Integrarsi significa molto di più che imparare una lingua o avere un lavoro
Avvio del Dialogo CTA sull’integrazione "Convivenza"

Non c’è integrazione senza persone che, sul lavoro e nella vita di ogni giorno, offrano aiuto e sostegno. Integrarsi presuppone pertanto contatti con persone ben radicate nella realtà locale. Tuttavia, simili incontri non sempre nascono spontaneamente. Per favorire questi incontri e illustrare l’importanza del volontariato per l’integrazione sociale, la Conferenza tripartita sugli agglomerati (CTA) ha avviato un dialogo sull’integrazione incentrato sulla "Convivenza".

Con quest’iniziativa la CTA, piattaforma politica della Confederazione, dei Cantoni, delle città e dei Comuni, intende suscitare numerosi dialoghi su piccola scala in seno alla popolazione e mettere in luce le possibilità di incontro tra immigrati e popolazione locale.

Apporto della popolazione

In occasione dell’avvio del dialogo, la consigliera federale Simonetta Sommaruga ha affermato che anche la popolazione locale svolge un ruolo importante per l’integrazione. "Un’integrazione riuscita presuppone che noi - ossia la popolazione nativa - andiamo incontro ai migranti mostrando loro com’è strutturata la vita quotidiana", ha detto la Consigliera federale. I rifugiati, ad esempio, possono imparare a conoscere gli usi e costumi locali e superare gli ostacoli che incontrano nella vita quotidiana (p. es. nella convivenza in un palazzo o nella ricerca di un apprendistato) soltanto a contatto diretto con la popolazione locale. Molti rifugiati in Svizzera imparano a conoscere per la prima volta cosa significhi la libertà. "Dobbiamo aiutarli a saper affrontare questa nuova libertà e fare capire loro che nel nostro Paese l’impegno non è represso, bensì richiesto", ha osservato Sommaruga, aggiungendo che il volontariato, per esempio nel quadro di progetti di mentorato, contribuisce fortemente all’integrazione.

Lo Stato non può sostituire i contatti diretti

Guy Morin, presidente CTA e presidente del Governo cantonale di Basilea-Città, ha sottolineato che, con una quota di migranti pari quasi al 25 per cento della popolazione, l’integrazione riveste un’importanza cruciale per la coabitazione in Svizzera. Morin ha spiegato che Confederazione, Cantoni, città e Comuni promuovono l’integrazione sociale grazie a diversi provvedimenti: corsi di lingua e di integrazione, informazione dei nuovi arrivati da parte dei Comuni, offerte passerella per i giovani in cerca di un apprendistato. Tuttavia lo Stato non può sostituire il contatto diretto con la popolazione, ma può soltanto mettere in campo condizioni quadro favorevoli all’incontro diretto. In questo è peraltro tributario anche della collaborazione di cerchie private.

Il contributo del volontariato a favore dell’integrazione è stato illustrato sulla base di progetti realizzati nel quadro dell’iniziativa della CTA.

Promozione pubblica-privata del volontariato

Il programma "contakt-citoyenneté" sostiene 56 progetti in tutta la Svizzera per il periodo 2016/2017. Tra questi progetti figura per esempio "@ctive Asyl" a Lucerna e Berna, nel cui quadro sono proposti ai rifugiati corsi per l’apprendimento autodidatta in internet. Altro esempio, il progetto "Vivre ensemble" a Bienne, che offre alle giovani mamme che vivono isolate la possibilità di partecipare a visitare guidate della città e di conoscere così parchi giochi, biblioteche e consultori.

Grazie al programma "contakt-citoyenneté", Migros Percento culturale e la Commissione federale della migrazione sostengono dal 2012 l’impegno della società a favore dell’integrazione sociale. Hedy Graber, responsabile della Direzione affari culturali e sociali delle Federazione delle cooperative Migros, rileva che i volontari attivi nel progetto gettano ponti tra popolazione locale e immigrati, completando in tal modo il lavoro integrativo dello Stato: "La corresponsabilità di noi privati è importante, al pari della cooperazione con gli organi pubblici, al fine di sviluppare soluzioni innovative per la nostra società che garantiscano in futuro la convivenza pacifica."

Scoprire la molteplicità religioso-culturale della Svizzera

"Dialogue en Route" è un progetto realizzato su scala nazionale da IRAS COTIS, la comunità di lavoro interreligiosa della Svizzera. Il progetto invita a far conoscenza con la molteplicità religiosa e culturale della Svizzera. Giovani guide formate ad hoc conducono classi e altri gruppi attraverso luoghi di culto, istituti culturali e formativi nonché lungo percorsi allestiti quali luoghi di apprendimento e di incontro. Il progetto prenderà il via nell’estate 2017.

Durante la conferenza stampa due volontari hanno spiegato cosa li motiva a impegnarsi. Con le altre guide hanno modo di discutere su questioni culturali e religiose e di approfondire la loro conoscenza di altre comunità e visioni del mondo. Desiderano condividere le esperienze maturate grazie al dialogo e portare avanti con altri giovani l’impegno per una coabitazione pacifica.

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Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere.

Aristotele

 
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