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Politica
mercoledì 19 ottobre 2016.
Sì all’uscita dal nucleare!
I contrari all’iniziativa sollevano paure infondate

I contrari all’iniziativa "Per un abbandono pianificato dell’energia nucleare" fanno leva sulle paure. In modo infondato: l’iniziativa propone un piano chiaro per liberare finalmente la Svizzera e i suoi abitanti dal rischio nucleare – senza mettere a rischio la sicurezza dell’approvvigionamento.

«È alquanto sorprendente come la maggior parte dei partiti di governo, coordinati dall’associazione Economiesuisse, si lancino a spada tratta nella difesa della lobby atomica, minacciata dal fallimento», constata Beat Jans, co-presidente dell’Alleanza «per l’uscita pianificata dal nucleare», dopo l’odierna conferenza stampa dei contrari. «Sollevano timori e non esitano a usare slogan falsi pur di portare avanti la loro campagna improntata alla paura. Il nostro futuro energetico è infatti solo insicuro se non affrontiamo con lungimiranza e ragionevolezza l’uscita dal nucleare – con un piano come quello previsto dall’iniziativa federale.» Essa prevede che le centrali nucleari esistenti vengano spente dopo un massimo di 45 anni d’esercizio, creando così finalmente la sicurezza necessaria per il Paese e i suoi abitanti e ponendo il tassello fondamentale per la svolta energetica.

In quattro punti centrali i contrari all’iniziativa, sotto la guida della lobby atomica, sollevano paure infondate e cercano di accecare la popolazione:

• Penuria d‘elettricità & blackout

I contrari cercano di spaventare la popolazione con affermazioni palesemente errate riguardo la sicurezza d’approvvigionamento. Corretto è che fino ad oggi non si è avuto un ammanco energetico, ma al contrario vi è un’eccedenza sulla rete elettrica. Scenari dettagliati (come per esempio quello del Politecnico federale di Zurigo) illustrano che è fattibile coprire il nostro futuro fabbisogno elettrico con energie rinnovabili e misure d’efficienza energetica. Anche i calcoli più cauti dell’Ufficio federale dell’energia mostrano chiaramente la fattibilità dell’uscita dal nucleare.

• Corrente sporca & dipendenza dall‘estero

I contrari prognosticano maggiori quantitativi di corrente sporca sulla rete svizzera nel caso di spegnimento delle centrali. Ciò non corrisponde al vero. Corretto è che l’ampliamento estero di progetti con nuove energie rinnovabili, sostenuti dalla rimunerazione a copertura dei costi, ha finora già sostituito uno dei tre reattori più vecchi. Se sfruttiamo rapidamente il nostro potenziale non dovremo aumentare le nostre importazioni. Se proprio dovesse risultare necessaria l’importazione di elettricità, si tratterà di elettricità pulita. Va infatti considerato che la nostra elettricità resta sporca a causa delle centrali ancora attive, mentre i mix elettrici dei nostri vicini sono sempre più ecologici. Non dimentichiamo infine che oggigiorno siamo dipendenti dall’estero, dato che l’uranio per le centrali dobbiamo importarlo; quindi investire nelle nostre energie rinnovabili ci rende più indipendenti.

• Diktat politico & sicurezza

I contrari dicono che la sicurezza delle centrali è garantita e le norme vigenti sono rispettate. Ma non è sufficiente. Corretto è che più una centrale invecchia, maggiore è il rischio di guasti e incidenti. Le cinque centrali svizzere sono mediamente le più vecchie al mondo: Beznau I è con i suoi 47 anni d’esercizio la più vecchia in assoluto e nessuna centrale a scopo civile è mai stata mantenuta in funzione così a lungo. Nessuno sa bene cosa aspettarsi e in tal modo si sottopongono le persone e il territorio a un pericoloso esperimento. Una componente di rischio c’è sempre, come mostrano anche i numerosi guasti avvenuti nelle centrali svizzere e le chiusure prolungate per questioni di sicurezza negli scorsi mesi.

• Conseguenze finanziarie & richiesta di risarcimenti

I contrari non si stancano mai di citare le richieste di risarcimento che i gestori delle centrali chiederanno per la chiusura anticipata. Se teoreticamente ciò è possibile, di fatto è poco probabile. Corretto è che in principio è possibile inoltrare una richiesta di risarcimento nei confronti della Confederazione, possibilità tutelata dal nostro Stato di diritto, ma con i prezzi attuali dell’elettricità le centrali nucleari svizzere non sono più redditizie. Anzi, già oggi e in futuro ancora maggiormente, i gestori non riusciranno neppure più a coprire i loro costi fissi (personale, combustibile), figuriamoci i costi di produzione comprendenti la percentuale variabile. Nonostante le ripetute esortazioni a pubblicare i propri costi di produzione elettrica, i gestori finora tacciono. Dove non sussiste alcun danno, non può esserci un risarcimento.

La lobby del nucleare e i suoi promotori presso Economiesuisse non possono fare affidamento su un fronte borghese unito: venerdì prossimo si terrà la conferenza stampa del comitato dell’economia, composto da oltre 50 imprenditori, esperti del settore e personalità borghesi, che mostrerà perché l’uscita pianificata e graduale dal nucleare è la strada giusta e che essa dà la spinta necessaria per spostare veramente la nostra produzione elettrica verso le energie rinnovabili.

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Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere.

Aristotele

 
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