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Lettere dei lettori
venerdì 4 novembre 2016.
Morire “Fuori Luogo”
di Renata Rigassi Codoni

Ringrazio Giacomo per l’ultimo “fuori posto” pubblicato in questo sito. Si tratta della foto di un documento del Comune di Milano dove a firmare è chiamato il defunto stesso. Sic! Andate a vedere se non ci credete.
E subito la mente vaga a quanto è successo poche settimane fa a Monticello. Vedi “Suicidio conforme alla legge” su “La Regione” di venerdì 28 ottobre.
Non è che tra le due cose ci sia un nesso diretto, perché il documento del Comune di Milano è un documento che probabilmente di attuale non ha più nulla, tuttavia lo stesso è testimone di come la burocrazia possa portare a situazioni assurde.
Come si fa a rendere conforme alla legge un evento? si segue la prevista procedura burocratica, se poi qualcuno avrà da ridire si potrà sempre far capo ai documenti.

Ma questo modo di procedere - seppur legale - è sempre, in ogni caso, legittimo?

Nicoletta Noi -Togni fa bene a volerne sapere di più. Le domande non approfondite qui sono troppe e non c’entra niente se si è o no favorevoli al suicidio assistito.
Non dimentichiamo che le cure palliative si sono evolute in modo tale da poter ridurre al minimo le sofferenze cercando - anche se sembra paradossale - di favorire momenti piacevoli in questo periodo difficile ma significativo della nostra vita.
I desideri del malato possono essere messi in un testamento biologico dove ci si può esprimere se si desidera o meno un accanimento terapeutico. Il medico ha il dovere di rispettare i desideri della persona che vuole rifiutare interventi per prolungare la vita, o di essere curato ecc. Vedi “Diritti del paziente”.
Malgrado tutto non è sempre semplice in questi casi, decidere come agire. Il medico non deve essere da solo, spesso si avvale di una équipe interdisciplinare, di seminari ad hoc e quant’altro, e così il personale infermieristico. Tuttavia non tutto si riesce sempre a chiarire. La morte ha un che di misterioso e tale è bene che rimanga probabilmente, al di qua ed al di là di ogni confine e credo.
La burocrazia non deve essere l’unico criterio che ci dice se una procedura di suicidio assistito messa in atto su una persona che viene dall’estero debba o no essere sostenuta.
Il morire ha a che fare con ognuno di noi nel più profondo, ha a che fare con una famiglia, un gruppo sociale, con il contesto in cui ho vissuto e vivo. Ma – e questo è importante! – il morire ha anche a che fare con il contesto in cui la morte avviene! L’evento di Monticello di dignitoso mi pare abbia avuto ben poco. Se ne deve poter discutere prima che il fenomeno dilaghi credo.
La scelta del singolo è da considerare nel contesto in cui la persona vive. Se un medico in Italia non la rispetta si provi a cambiare medico, non credo che in Italia tutti i medici ed infermieri amino far soffrire i loro pazienti. Se così fosse, invece di inventarsi dispendiosi viaggi per liberarsi della vita diventata un peso (LL), che ci si impegni di più di cambiare le cose.

Renata Rigassi Codoni

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