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Cultura
lunedì 7 novembre 2016.
UOMO… A TERRA
di Teresio Bianchessi
UOMO… A TERRA
di
Teresio Bianchessi
www.teresiobianchessi.it
blog: teresiobianchessi.wordpress.com


Quando finalmente fradicio, ferito, prostrato, torna concretamente a sognare che di nuovo sentirà la terra sotto i suoi piedi, è stremato, incredulo, guardingo.
Mai più atrocità oltre a quelle ancora ben visibili sul suo corpo, basta torture e sevizie; da dimenticare il terrore dell’attraversata, il mare ostile, lo spettro dell’ultima onda che inghiotte vite, mai più il puzzo dei morti asfissiati sotto la stiva del barcone.
Concitati, ora, i soccorsi, i salvagenti, le coperte, le mani di sconosciuti da afferrare, una bottiglia d’acqua.
Si sente a terra.

Sono ritornato per la raccolta delle castagne nel solito paesino dell’entroterra ligure: che magia il bosco alle prime, dorate pennellate dell’autunno; albero generoso, dal tronco imponente, il castagno, capisce che tu non puoi salire fin lassù a raccogliere i suoi frutti e allora si fa aiutare dalle brezze serali e al primo soffio lascia cadere a terra i suoi ricci, per l’alba di domani.
La mattina e per molte mattine, le trovi a terra, a te basta raccoglierle.
In paese è festa, tutti ad arrostire caldarroste, sperando di vincere il titolo di miglior caldarrostaio dell’anno, mai si è vista così tanta gente in piazza.


Mancano loro, i 25 profughi ospitati da oltre un anno; li avevo lasciati al campo sportivo alla fine di una partita di calcio che aveva contrapposto l’Italia, ovvero la squadra locale, ad una formazione mista di ivoriani, somali, eritrei; per la cronaca aveva vinto l’Italia 5 a 1.
Strano che non si vedano proprio oggi che è la festa più bella dell’anno.
M’insospettisco, chiedo chiarimenti e scopro che, nel mio periodo di assenza, in paese sono successi episodi incresciosi: si parla di una delibera del Sindaco che ha vietato ai migranti, il pullman che la mattina porta gli studenti alle scuole giù a mare.
I profughi con i piedi a terra, avevano scoperto che a pochi chilometri c’era il mare, un mare calmo che non solo non fa più paura, ma offre un clima a loro più confacente.
Problema di sovraffollamento sull’autobus, poi non pagano il biglietto dicono. Dicono anche di molestie, da parte di questi ragazzi, alle studentesse.
Si parla di una violenta rissa scoppiata nell’albergo in cui sono ospitati, fra due ragazzi di etnie diverse; intervengono i carabinieri, ritorna la quiete.
Piatto ghiotto per radio e tv, quelle che la sera, strumentalmente, fomentano le piazze con gazzarre e dibattiti privi di discernimento.
Il Sindaco però non si fa travolgere e nel corso della settimana, sapientemente, riporta equilibrio.
Ecco perché i 25 non c’erano alla festa: si sentivano a terra.

Anch’io mi son sentito a terra la domenica, perché li avevo osservati durante tutta l’estate: tristi, migranti, attaccati al telefonino, spaesati, andare avanti e indietro per il paese, per ingannare la giornata, un gruppetto, volontari a pulire le strade del paese, altri, fortunati, in bici a scorrazzare più lontano, sperando di allontanarsi da quell’esilio forzato.
Ci si sente a terra in quelle condizioni; anche noi ci sentiamo a terra quando non abbiamo un obiettivo, quando non realizziamo i punteggi della vita, quando non siamo considerati, peggio, quando ci accorgiamo che siamo evitati, quando ci sfugge il futuro.
Cala la sera sulla festa delle castagne, anch’io ho fatto il caldarrostaio ma non ho vinto il titolo.

Il morale risale il lunedì, scendo in paese per il giornale e lo strillo della “Stampa” appeso, al muro dell’edicola, segnala che la squadra locale ha vinto il delicato incontro con il paese vicino grazie al goal di un immigrato. A quel giovane calciatore gli si è data l’opportunità non di sentirsi… a terra; ma di mettere ben saldi i piedi per terra, in un campo di calcio, fra coetanei che l’hanno accettato, così com’è avvenuto, l’ho letto sulla rivista “Scarp de’ tenis”, in un paese a trenta kilometri da Milano dove certamente han capito la differenza, tra: “sono a terra” e “ho i piedi saldi per terra”.
Nei casi citati il calcio, lo sport è diventato un fattore d’inserimento che va ad aggiungersi ad altre iniziative quali corsi di lingua, indirizzi al lavoro, coinvolgimento solidale.
Perché singola e negativa è certamente la storia di due giovani che fanno rissa; migliaia, edificanti e commoventi invece quelle di esuli che arrivano da noi con pene nascoste, custodendo gelosamente, in un sacchetto, una manciata della loro terra, o un ricordo.
Ho letto di un bimbo, uno dei tanti che attraversa il mediterraneo non accompagnato, disperato all’arrivo perché il mare aveva reso illeggibili i bei voti della sua pagella che custodiva gelosamente sul petto.

Se loro sono a terra, a terra lo siamo anche noi.

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Pensa sempre a quanto è lungo l’inverno.

Marco Porcio Catone (il Censore)

 
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