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Politica
mercoledì 9 novembre 2016.
Un grido d’aiuto dai comuni concessionari grigionesi per un SÌ all’iniziativa per l’uscita dall’energia nucleare

Esponenti delle grandi imprese elettriche vogliono abolire i canoni d’acqua, perché ritengono che l’energia idroelettrica abbia perso valore. Finché sul mercato ci sarà sovrapproduzione di energia, non vogliono pagare l’utilizzo dell’acqua. L’abolizione dei canoni d’acqua significherebbe però per i comuni concessionari grigionesi una perdita fino a 50 milioni di franchi all’anno, fino a 10 milioni di franchi solo per l’Engadina Bassa. Per questo bisogna intraprendere tutto quanto possibile per ridurre la sovrapproduzione di energia elettrica. Una prima possibilità si presenta con l’iniziativa per l’uscita dal nucleare.

La politica grigionese della forza elettrica sta facendo bancarotta. Primo dramma: La nostra „stella“ Repower, fondata nel 2000 per far fronte alle grandi imprese elettriche della Svizzera Bassa, ha perso entro pochi anni oltre 200 milioni di franchi e appartiene da un mezz’anno a ditte di Zurigo e non più al Cantone dei Grigioni. Con la sua strategia il Governo voleva raggiungere esattamente il contrario, e cioè una partecipazione più alta del Cantone alle imprese elettriche, fin oltre il 40%.
Secondo dramma: Da 40 anni il nostro Governo si batte per far pagare almeno una parte delle imposte sugli immensi guadagni delle grandi imprese elettriche lì dove l’energia viene prodotta, vale a dire qui da noi nei Grigioni. Finora questa battaglia non è stata coronata da successo e i Cantoni della Svizzera Bassa non hanno ceduto neanche un centesimo. Bisogna sapere che – secondo la statistica federale dell’energia - fra il 2000 e il 2013 il settore ha accumulato 23 miliardi di franchi di guadagni. Una buona parte di questi deriva senza dubbio dalla nostra forza idroelettrica.
Ora, da quando la situazione è cambiata e le grandi imprese sono in deficit, si svolge il terzo dramma: Le imprese elettriche vogliono abolire i canoni d’acqua promessi nelle concessioni. Qualche tempo fa i cantoni di montagna hanno comunicato che le trattative con le grandi imprese elettriche per trovare soluzioni accettabili sono fallite già nella prima seduta. Questo significa che le grandi imprese sono convinte di poter trovare una maggioranza nel Parlamento federale per far passare le loro pretese, e questo grazie alla loro forte lobby. Le nostre preoccupazioni sono diventate ancora più grandi da quando la Basler Zeitung ha scoperto che esiste una strategia segreta per accordarsi con il Parlamento.
Il comitato della Comunità d’interessi dei comuni concessionari grigionesi è scioccata di questo comportamento dei loro partner. I canoni d’acqua sono d’importanza esistenziale per molti comuni nel Cantone dei Grigioni.
Secondo il conguaglio finanziario (2017) corrispondono ad esempio per il comune di Mesocco al 54% delle imposte, per Disentis/Mustèr al 37%, per Scuol al 43%, per Zernez al 100% e per Andeer addirittura al 200%. Se il Parlamento dovesse abolire fra tre anni i canoni d’acqua, mancherebbero ogni anno a Poschiavo e Mesocco 1,4 milioni di franchi, a Disentis/Mustèr 1,5 milioni, ad Andeer 3,5 milioni, a Zernez 4 milioni e a Scuol addirittura 5 milioni di franchi. Ma anche se la riduzione dei canoni d’acqua fosse solo di un terzo, mancherebbero ai nostri comuni ogni anno quasi 20 milioni di franchi. Questo metterebbe in pericolo la sopravvivenza di intere regioni. Simili perdite per le casse comunali non si potrebbero compensare con aumenti del tasso d’imposta. I comuni non sarebbero più in grado di mantenere le loro infrastrutture, senza parlare degli investimenti per l’avvenire. Benché manchino ancora solo tre anni fino a che il Parlamento federale prenderà le sue decisioni, il nostro Governo non ha ancora fatto nessuna riflessione su come compensare simile perdite disastrose per le casse comunali.
Ciò significa che i comuni grigionesi dipendenti dai canoni d’acqua hanno oggi il coltello alla gola. La Comunità d’interessi dei comuni concessionari si vede per questo in dovere di rendere attenti a questi fatti consigliando di votare SÌ all’iniziativa per l’uscita dal nucleare. Solo riducendo la produzione di energia elettrica, che sia di provenienza atomica o fossile, si rafforza la posizione della forza idroelettrica sul mercato e si diminuisce il pericolo di perdere i canoni d’acqua con le sue conseguenze drammatiche. Il Governo grigionese stesso ha scritto quattro anni fa nel suo Rapporto sull’energia che con la chiusura delle centrali atomiche la produzione idroelettrica avrà più valore. Solo l’accettazione dell’iniziativa in votazione il 27 novembre garantisce che questo succeda! Se l’iniziativa non viene accettata, la politica troverà scuse per continuare a produrre energia atomica con i più vecchi impianti del mondo, danneggiando così la forza idroelettrica e la base finanziaria dei comuni che dipendono dai canoni d’acqua.
Vogliamo noi grigionesi e altri abitanti delle regioni di montagna accettare che i canoni d’acqua vengano ridotti o addirittura aboliti senza una minima reazione da parte nostra? Il 27 novembre si presenta l’occasione per „mostrare il bastone“, come ha detto il presidente dell’Associazione delle imprese elettriche grigionesi Martin Maron (Flims). Il Cantone dei Grigioni produce tre volte più energia di quanta ne consumi. Non è ridicolo pretendere che da noi potrebbe mancare la luce? Molto più probabile è che ci manchi la luce perché i Cantoni della Svizzera Bassa ci prendono con i canoni d’acqua anche la base dell’esistenza.
Not Carl, Scuol, presidente della Comunità d’interessi dei comuni concessionari grigionesi
Fanno parte del comitato anche Georg Anton Buchli (Versam/Coira), dott. Bernard Semadeni (Andeer), Walter Deplazes (Surrein)

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