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Lettere dei lettori
giovedì 17 novembre 2016.
Liberi di vivere nel Parc Adula
di Sacha Bricalli

A livello svizzero la popolazione sta invecchiando. Nelle valli questo fenomeno è particolarmente preoccupante in quanto si somma al problema della partenza dei giovani verso le città. L’età media in alcuni comuni ha oltrepassato i 50 anni. Combattere gli effetti negativi causati dall’invecchiamento della popolazione non è facile. Una misura concreta sta nella creazione di posti di lavoro per le famiglie giovani.

Nel Moesano abbiamo pochi posti di lavoro. Solo il 20% della popolazione attiva ha oggi la fortuna o il privilegio di poter lavorare in valle. In alta valle se togliamo gli impieghi presso l’ufficio tecnico, la galleria e le centrali idroelettriche la situazione è ancor più critica. Oltre 2000 lavoratori su un totale di ca. 2500 nel Moesano non hanno la libertà di scelta. Essi sono costretti a recarsi in Ticino o in svizzera interna per trovare lavoro.

Quale futuro vogliamo? Votando il Parc Adula facciamo una scelta di coraggio e di libertà. “Ci mettiamo in gioco”. Gettiamo le basi per un sostegno alle piccole e medie imprese operanti nel settore turistico (ristorazione ed albergheria), nell’agricoltura, nell’artigianato e nel commercio.

Cos’è la libertà ? La libertà “è tante cose”. La libertà è ad esempio “il poter fare” escursioni in montagna con il proprio cane. Nella zona periferica del Parc Adula questo sarà ancora e sempre possibile; la zona periferica con 1’108 km2 rappresenta ca. il 90% del Parc Adula. Nella zona centrale questo non sarà purtroppo più possibile; la zona centrale con i suoi 142 km2 rappresenta solo ca. il 10% della superficie del Parco. La libertà è però anche poter condurre un’attività lavorativa a casa propria in grado di mantenere in modo dignitoso la propria famiglia. Oggi molti giovani “non sono più liberi” di poter lavorare in valle. Il parco darebbe a loro ed a tutti noi qualche possibilità in più.

Quale libertà vogliamo?

S. Bricalli, Gruppo sostegno Pro Parc Adula

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Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea della verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine.

(Michael Bachtin)

 
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