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Cultura
martedì 6 dicembre 2016.
LO SPLENDORE ARRIVA DAL BASSO
di Teresio Bianchessi
LA SCALA
LO SPLENDORE ARRIVA DAL BASSO
di
Teresio Bianchessi
www.teresiobianchessi.it
blog: teresiobianchessi.wordpress.com

Il 7 dicembre, “Madame Butterfly”, tragedia giapponese originariamente in due atti, di Giacomo Puccini, libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, direzione affidata al maestro Riccardo Chailly, inaugura la stagione teatrale alla Scala di Milano; evento musicale, artistico, mondano e politico nello stesso tempo per la città, e non solo.
La prima rappresentazione dell’opera, nel lontano 1904, fu un inaspettato insuccesso; probabilmente il pubblico d’allora faticò a comprendere l’esotica proposta; troppo lontano per i tempi il Giappone e la storia della geisha sedotta, abbandonata e suicida era faticosa da intendere per la mentalità del tempo.
Puccini però, convinto com’era della bontà dell’opera non demorse, modificò alcune partì e, dalla successiva rappresentazione al “Grande” di Brescia in poi, fu un trionfo.
Privilegiato, chi assisterà alla “Prima”, catturato dalla musica di Puccini e ammaliato dall’istante magico in cui il sipario in velluto cremisi, con apertura all’imperiale, riccamente decorato in oro, si aprirà e, da terra, da sopra, da sotto si sveleranno i magici scenari orientali.
I milanesi, quasi tutti, almeno una volta nella vita, quest’accecante emozione l’hanno provata chiedendosi forse, all’uscita del teatro, quale alchimia possa essere stata capace di tanto spettacolo.
Il… “Prima dell’evento”, il… “Dietro le quinte”, questo è lo splendore che arriva dal basso, il segreto nascosto!
Organizzato dall’Actel e con la preziosa guida di Carlo Torresani, Direttore della promozione culturale della Scala,


abbiamo visitato i “Laboratori della Scala” nei capannoni dell’ex Ansaldo; là dove si costruivano treni e materiale bellico, ora escono meravigliose scene teatrali.
Tre enormi capannoni per circa 20.000 metri quadri ospitano lavorazioni artigianali: allestimenti di scena, scultura, falegnameria, meccanica, officine, termoformatura, sartoria, costumi.
In questo enorme spazio c’è posto anche per le prove di coro e regia, eseguite in sale perfettamente corrispondenti al palcoscenico del Piermarini che, per inciso, è inclinato di 3 gradi.
Vi lavorano 150 addetti tra falegnami, fabbri, carpentieri, scenografi, scultori, sarte costumiste ed è dalle loro mani che prende vita l’intero allestimento teatrale.
La nostra guida ci precisa che il “cantiere” inizia a operare almeno tre anni prima rispetto alla data di rappresentazione, e che tutte le scene sono realizzate lì in scala 1 a 1.
Che sia vero lo vediamo con i nostri occhi osservando proprio in diretta l’esecuzione delle ultime decorazioni delle scene di Madame Butterfly; sembra di essere in un laboratorio di altri tempi dove arte e manualità vanno a braccetto.

Spiega ancora Torresani: “… Perché la Scala è un unicum, invidiato in tutto il mondo, capace di allevare, per lo scopo, operatori specializzati all’Accademia delle belle arti”.
Maniacale la cura dei costumi; sovente si parte da un tessuto neutro per passare poi dal tintore per raggiungere quella specifica, preziosa tonalità. La Scala asseconda sempre l’interprete, che pretende il massimo e se il ruolo è di Regina, l’abito non può che essere regale, fatto su misura, provato e riprovato sino a che la cantante si sente totalmente avvolta nel ruolo. Di questa puntigliosa maestria ne gioverà anche l’esecuzione.
L’affezione al costume è tale tra gli artisti che si racconta che la Tebaldi ottenne in prestito, dalla direzione del teatro, alcuni costumi ai quali era particolarmente affezionata.
Anche questo aneddoto conferma la grande perizia sartoriale della scala, riconosciuta dagli stessi cantanti lirici.
Negli armadi sono presenti 74.000 costumi di scena e verrebbe voglia di restare la notte per ammirarli uno a uno.

La prima rappresentazione alla Scala: “L’Europa riconosciuta” di Salieri avvenne nel 3 agosto 1778 e durante la visita abbiamo potuto vedere, insieme a quelli di altre successive e mitiche rappresentazioni, il modellino di quella lontana “prima” che regalava già allora l’effetto del mare, facendo girare manualmente un rullo di lunghe strisce di stoffa azzurra.

Assente la tecnologia, l’innovazione solo per le luci, ora led, ma governate comunque dal “Maestro collaboratore di musica” che segue con la massima attenzione scena e spartito, ben consapevole dei puntigliosi tempi della musica.

Allora si accendano le luci, si alzi il sipario e, per milanesi e non, lo sfavillio accenda i cuori di speranza e riempia d’amore lo sfavillante tempo natalizio.

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Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere.

Aristotele

 
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