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sabato 30 maggio 2009.
L’accentramento del potere

Le grandi autonomie comunali stanno ormai da molto tempo affievolendosi e fra non molto saranno ridotte ad un ricordo. Sempre più, da un paio di secoli la prerogativa delle decisioni si è trasferita sia a Berna, sia ancora a Coira. Un numero eccessivo di leggi e regolamenti imposti da questi due centri di potere hanno trasformato i comuni con un margine di manovra proprio assai ridotto. Ma come già scrisse Lao Tse, filosofo cinese vissuto circa seicento anni avanti Cristo Troppe leggi e regolamenti aumentano il numero dei ladri e degli imbroglioni.
Nell’ancien régime, ossia fino all’avvento della Repubblica Elvetica (1798-1803) da noi cioè nel Moesano c’era un’ampia autonomia, sia a livello comunale, sia a quello di regione, con i propri legislativi, esecutivi e poteri giudiziari. In effetti a livello comunale il legislativo era formato dai Vicini uomini (cioè i patrizi) con esclusione totale dei forastieri dimoranti e delle donne, che prendeva tutte le sue decisioni radunandosi nella cosiddetta Vicinanza [assemblea comunale], per il buon funzionamento del comune e per i rapporti extra comunali. L’esecutivo, che veniva rinnovato annualmente, era diretto dal Console [oggi Sindaco o Presidente comunale] attorniato da alcuni Stimatori o Giurati [oggi Municipali]. A livello regionale il Comungrande di Mesolcina (comprendente Mesolcina e Calanca) il legislativo era rappresentato dalla Centéna, che si riuniva a Lostallo almeno una volta all’anno il 25 aprile (San Marco) e alla quale era obbligato a partecipare per ogni fuoco [famiglia] vicino un membro dai 14 anni in su fino ai 60 anni, sotto comminatoria di multa. Quindi da noi c’era già il diritto di voto obbligatorio, seppure solo per i maschi, già all’età di 14 anni, ma anche delle donne, se in famiglia non c’era più un maschio Oggi, per esempio nel Ticino, si vieta l’acquisto delle sigarette a un giovane di 16 anni, ma poi segue il diritto di voto a 18 anni (ma non di acquistare alcolici) e il dovere di fare la scuola reclute a 20 anni. La Centéna, come detto, si riuniva una volta all’anno, ma per necessità anche più volte e in certi periodi solo una volta ogni due anni. Il potere esecutivo del Comungrande di Mesolcina era rappresentato dal Consiglio generale di Valle del quale facevano parte tutti i Consoli dei comuni moesani, più altre personalità attive nel campo politico esecutivo e giudiziario. Giova rammentare che il Comungrande di Mesolcina amministrativamente era suddiviso in quattro Squadre: quella di Mesocco (comprendente tutto il comune con le sue 4 Degagne), quella di mezzo comprendente Soazza, Lostallo, Cama, Leggia e Verdabbio, quella di Roveredo (con Grono, Roveredo e San Vittore) e quella di Calanca che era composta dal Comune di Calanca suddiviso in due degagne e 4 mezze Degagne. Le spese e i profitti amministrativi erano quindi proporzionalmente suddivisi secondo questo criterio. Dal profilo giudiziario la cosa era un po’ diversa: tutto il Comungrande si suddivideva in due Vicariati: quello di Mesocco (con Mesocco, Soazza e Lostallo, dal muro del ponte di Sorte in su) e quello di Roveredo, che era composto dal resto della Mesolcina e da tutta la Calanca. Ogni Vicariato aveva i sui magistrati che erano: il Vicario, poi Ministrale, e quindi Landamano, il Locotenente (sostituto del Landamano) il Fiscale (pubblico istruttore e accusatore), il Cancelliere (segretario). Una cosa da notare era che al tempo i due poteri esecutivo e giudiziario non erano come sono oggi separati e quasi sempre le persone che erano attive nelle cariche esecutive lo erano anche in quelle giudiziarie. Così i due Ministrali [Landamani] dirigevano sia il Consiglio generale di valle, sia il Tribunale di Valle. Poi già nel Cinquecento Lostallo ottenne alcune minime prerogative in campo giudiziario e nel Seicento pure la Calanca ottenne qualche diritto in proprio nel campo giudiziario. Si noti che già dal 1549 (data della nostra totale indipendenza dai Trivulzio) i Calanchini pretesero di poter esercitare in proprio la giustizia (tra altro eressero anche una forca e una berlina a ad Arvigo), cosa che non ottennero nemmeno con una lunga lite giudiziaria durata un cinquantennio. Ma poi nel 1796, grazie anche a personalità dal pelo sullo stomaco come il Landamano Pietro Demenga, ci fu la separazione giurisdizionale tra Calanca interiore e Calanca esteriore. La prima si resse da sé in ogni campo fino al 1851 (quando entrò in vigore la nuova legge grigione sui comuni e sui circoli), la seconda restò come ab antiquo aggregata al resto della Mesolcina.
Dunque in campo giudiziario vallerano c’era il Tribunale vallerano composto da 15 Giudici provenienti dal Vicariato di Mesocco e da altrettanti da quello di Roveredo. Per questioni non importanti giudicava una delegazione locale di questo tribunale; per cose importanti come delitti di stregoneria, di sangue, di furti e simili era il totale dei 30 Uomini che si riuniva sia a Mesocco, sia a Roveredo, per processare, giudicare e sentenziare. Ma già fin dalla metà del Cinquecento ci furono aspre contese tra i due Vicariati: quelli del Vicariato di Roveredo pretendevano di avere un numero maggiore di Giudici, anche in considerazione della maggior popolazione e dei maggiori contributi per le spese. Ma non ci fu nulla da fare, le sentenze dei Tribunali sia della Lega Grigia, sia delle Tre Leghe diedero sempre ragione a Mesocco. Il quale Vicariato di Mesocco annoverò perciò nel Tribunale di Valle sempre la metà dei componenti, cioè il Ministrale, 8 Giudici di Mesocco, 4 di Soazza e 2 di Lostallo. E il nostro Tribunale di Valle fu molto attivo per alcuni secoli - vista anche la grande litigiosità delle popolazioni alpine. Notasi che le Tre Leghe furono pioniere in Europa con l’introduzione del diritto d’appello [per questo ancora oggi all’Archivio di Stato di Coira si trovano moltissimi incartamenti di processi d’appello di nostri convallerani presentati sia al Tribunale della Lega Grigia, sia a quello delle Tre Leghe, contro sentenze del Tribunale di Valle]. La Lega Grigia alla quale aderirono i due comuni di Mesocco e di Soazza nel 1480 e nel 1496 tutto il resto del Moesano era diretta (anche qui con la connivenza di esecutivo e giudiziario) da un Landrichter e da 15 giudici. Ci furono anche alcuni Mesolcinesi che rivestirono la carica di Landrichter. L’organo supremo legislativo delle Tre Leghe era la cosiddetta Dieta (Landstagung) che si riuniva a Ilanz, Coira o Davos. In sintesi la Lega Grigia era composta da 8 Comungrandi (tra cui quello della Mesolcina), la Lega Caddea da 11 Comungrandi e la Lega delle 10 Giurisdizioni da 7 Comungrandi.; i deputati alla Dieta erano 27 per la Lega Grigia, 22 per quella Caddea e 14 per quella delle 10 Dritture; in totale quindi 67 deputati [oggi il Gran Consiglio ne ha 120]. Il Comungrande di Mesolcina aveva diritto a 3 deputati alla Dieta, uno per Mesocco, uno per Roveredo e uno per la Calanca.
Il cambiamento portato dalla Rivoluzione francese del 1789 poteva andare bene sicuramente per regimi assolutistici come il regno di Francia, ma certamente non per la libera Repubblica delle Tre Leghe, dove la democrazia - seppur con risvolti dove prevaleva l’oligarchia di certe famiglie - esisteva. Ma purtroppo anche noi dovemmo subire il nefasti effetti della Rivoluzione francese, in particolare con l’invasione alla fine del Settecento/inizio Ottocento delle truppe austro-russe e di quelle francesi, che ci causarono enormi danni. E qui cominciò il sistema dell’accentramento, che continua tutt’ oggi. Si cambiarono anche i sistemi di governo e pure le denominazioni. Così l’esecutivo comunale si trovò formato da Municipalisti e non più diretto da un Console ma da un Presidente; si creò la figura del Giudice di Pace (abolita alcuni anni fa nel Grigioni, ma ancora esistente per esempio nel Ticino). Durante la Repubblica Elvetica il Cantone della Rezia (che aveva sostituito la Repubblica delle Tre Leghe) si vide diretto da Coira da un Prefetto che aveva il suo subordinato in Mesolcina e si cominciò a fare anche delle cose positive, ma pure molte negative. Il secondo Prefetto di Mesolcina fu il Landamano Giovanni Antonio a Marca che aveva sostituito il Dottor Ercole Ferrari destituito. L’a Marca aveva studiato il Germania e quindi conosceva perfettamente il tedesco. Il Prefetto cantonale a Coira gli scrisse invitandolo nella corrispondenza a rispondere in tedesco: cosa che l’a Marca - che non era certo uno stupido - rifiutò continuando a rispondere alle lettere, decreti e simili in tedesco provenienti da Coira in italiano. Stessa cosa fece il Console di Soazza Antonio Martinola, che pure il tedesco lo padroneggiava, avendo lavorato come spazzacamino per molti anni a Vienna, il quale si rifiutò di dare le risposte a Coira del comune di Soazza se le domande non fossero pervenute tradotte in italiano ! Ne Le rivendicazioni etniche, economiche e politiche della Valle Mesolcina firmate nel 1919 dal Presidente Cornelio Stevenoni e dal segretario Arnoldo Martignoni, si legge anche: “È già da lungo tempo che alcuni dei nostri deputati al Gran Consiglio hanno ripetutamente domandato che la corrispondenza dell’autorità cantonali colle parti italiane dovesse avvenire sempre in lingua italiana. Il lodevole Governo però non ha mai dato esecuzione a queste giustificate lagnanze. Ancora oggi si vedono molti decreti e corrispondenze degli uffici cantonali sempre redatti in lingua tedesca”. E oggi, nel 2009 come stanno in merito le cose ? Da quanto ho costatato di persona oppure letto sui giornali, non meglio di 90 anni fa.
Poi, terminata la bufera delle guerre napoleoniche, ci fu la Restaurazione, ma ormai le uova nel paniere erano rotte e per tutta la prima metà dell’Ottocento ci fu una notevole confusione in tutti i campi di dominio pubblico. E continuò l’accentramento. Dapprima furono abolite certe cose, che poi erano anche dei privilegi, come quelli dei dazi. Nel Grigioni esistevano i famosi sei porti che avevano il monopolio dei trasporti. Uno di questi Porti era Mesocco (con 5/6 di proprietà dei Mesocconi e 1/6 dei Soazzoni); si trattava di una cospicua fonte di ricavo per i trasportatori nostri (i cavallanti o vetturini). Coira decise di avocare a sé questo diritto e pure di abolire la riscossione dei dazi di prerogativa della Mesolcina o di singoli comuni (quello tra Mesolcina e il contado di Bellinzona, quello della valle della Forcola, ecc.), nonché dei vari pedaggi sui trasporti per il mantenimento di strade e ponti anche in tempo di neve. Fortissime furono le nostre opposizioni ma non ci fu niente da fare e il tutto divenne competenza di Coira. Poi con la Costituzione federale del 1848 anche tutti i dazi passarono di competenza della Confederazione (il vecchio articolo 30 della costituzione federale). Ma poi, dopo il 1848 e ancora con la Costituzione federale del 1874 e anche in seguito sia Berna, sia Coira continuarono a tirare il fieno nella propria cascina.
A onor di cronaca bisogna dire che non tutto quanto derivato dall’accentramento sia stato negativo, anzi per certe cose è stato necessario [per esempio la regolamentazione del tagli dei boschi fatta nell’Ottocento], ma continuare con l’accentramento di tutto serve solo a creare una grande casta di burocrati cantonali e federali, che in molti casi non sono a conoscenza dei problemi delle periferie e quindi decidono ed emanano delle disposizioni completamente in contrasto con il sentire delle popolazioni locali. In particolare tutti i giorni escono nuovi divieti, ulteriori restrizioni in tutti gli ambiti. Se continua così, presto dovremo ottenere una licenza anche per andare, come dicevano gli avi di felice memoria, A molaa i bragh int el cagadóo.
Una cosa che venne creata dopo l’Atto di mediazione napoleonico del 1803 che istituì il Cantone dei Grigioni furono le imposte cantonali e poi, durante la II Guerra mondiale l’imposta federale diretta (questa doveva essere provvisoria, ma come tutte le cose provvisorie accentrate non venne più abolita), quindi l’ICA sostituita poi dall’IVA. Poi si crearono tutte le Regìe, Regalìe e monopoli federali e così ci trovammo caricati di una moltitudine di imposte dirette e indirette usque in perpetuum. Quando sono entrato in dogana nel 1960 ho dovuto studiarmi oltre 600 tra leggi e ordinanze federali da applicare (sull’alcool, sul sale, sulla polvere da sparo, sui cereali, sulla birra, sui metalli preziosi, sulle derrate alimentari e così di seguito; poi vennero moltissime altre leggi: sugli stupefacenti, sulla pornografia, sui diritti di autore, sulle falsificazioni, ecc.).
Per chi non lo sapesse nei secoli passati le imposte erano decise dai comuni, le cosiddette taglie che venivano messe quando il comune aveva necessità di denaro per opere pubbliche (costruzioni di strade e ponti, riparazioni dovute a catastrofi naturali o eventi come incendi o danni di guerre). Se le cose comunalmente funzionavano bene, non solo non c’erano imposte da pagare, ma pure l’eventuale utile comunale (in particolare dovuto al taglio dei boschi) veniva ripartito tra i Vicini.
È chiaro che con l’accentramento dei poteri molti compiti che prima erano esclusivi dei comuni, passarono al Cantone, rispettivamente alla Confederazione, ma per far questo molto spesso si invoca la solidarietà e non di rado le regioni periferiche si vedono costrette a pagare per cose che non le riguardano direttamente, ma che concernono altre regioni. E sia ben chiaro che ci perdono sono sempre i deboli quindi le zone periferiche.
Da alcuni anni in tutta la Confederazione è in auge l’idea delle fusioni o aggregazioni comunali che spesso sono fatte male o anche coatte. Da noi i primi passi furono fatti con la fusione di Landarenca con Arvigo nel 1980 e di Santa Domenica ed Augio con Rossa nel 1982, il che fu un ritorno a quanto già esisteva durante l’ancien régime (non si dimentichi che un tempo la Calanca era un unico comune e che, per esempio Roveredo e San Vittore erano riuniti in un unico comune generale). Negli ultimi tempi si sono avanzate ulteriori proposte di fusioni, alcune anche bislacche, come quella di aggregare Verdabbio con Santa Maria, Castaneda, ecc.
E anche il Moesano con tutti gli accentramenti fatti venne ripetutamente fregato: si pensi solo all’abolizione della Ferrovia elettrica Bellinzona-Mesocco, fatta costruire dai nostri avi nel 1907 con grandi sacrifici finanziari propri e poi eliminata nel 1972 da una semplice decisione presa dal Consigliere federale vallesano Bonvin che ebbe anche il toupé, come si dice in dialetto, di venire a Roveredo, ospite osannato dai suoi amici conservatori come il salvatore della patria, ma che poi ritornato a Berna ci gratificò con la classica pedata nel sedere.
Non si tratta certo oggi di ritornare al passato, ma di approfittare meglio delle possibilità che ci sono, anche con il continuo accentramento, di avere voce in capitolo. Per fare questo dobbiamo cercare di avere nostri rappresentanti nei posti chiave dell’amministrazione cantonale e anche di cercare di aver un posto nostro in Governo. Ma per questo è necessario disporre delle persone con le adeguate capacità che in gran parte mancano, anche per il fatto che da almeno un secolo abbiamo avuto una continua emorragia di cervelli, dovuta alla emigrazione nel resto della Svizzera e all’estero, senza più il ritorno in patria. Anche ai nostri rappresentanti in campo politico o in associazioni cantonali o federali, con tutto il grande mio rispetto per la loro attività, si potrebbe consigliare di avere un po’ più di pelo sullo stomaco nel difendere gli interessi regionali, a tutto vantaggio di chi è rimasto in Valle. La maggiore istituzione nostra, la Pro Grigioni Italiano, fondata nel 1918 non solo con scopi culturali, ma bensì anche politici di difesa dei nostri interessi, oggi si è ridotta a propugnare solo qualche intervento culturale qua e là, nonostante i cospicui sussidi di cui dispone.
Una cosa che forse ha reso più ligi i Moesani ad accettare tutto quanto ci viene propinato dall’alto (Berna e Coira) è forse il fatto che le condizioni esistenziali sono molto migliorate: un secolo fa, ma nemmeno, ancora cinquant’anni fa, molti Moesani tiravano ancora la cinghia. I lavori per lo sfruttamento delle forze idroelettriche degli anni cinquanta del Novecento, la costruzione dell’autostrada, hanno portato tanti soldi a coloro che erano proprietari dei terreni espropriati o venduti ed è noto che con molti soldi a disposizione, le esigenze di un popolo nelle ristrettezze si affievoliscono e si è portati a pigliare tutto come dovuto, magari brontolando. Se si dovesse ricadere nelle ristrettezze di un tempo - con forte disoccupazione, necessità nuova di emigrazione, bisogno di spremere le meningi per far quadrare i bilanci familiari - forse potrebbe risvegliarsi quel sacrosanto istinto atavico per ottenere quanto ci spetta di diritto ed agire di conseguenza.

Cesare Santi

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Ogni uomo può dire quante oche o quante pecore possiede, ma non quanti amici.

Cicerone

 
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