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Politica
sabato 17 dicembre 2016.
Un 9 febbraio senza salari

Il dibattito parlamentare e le proposte di applicazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” hanno prodotto il solo effetto di eludere la questione centrale del dumping salariale.
Non una sola misura riguarda i livelli salariali. L’accettazione popolare dell’iniziativa era frutto dell’esasperazione di fronte alle drammatiche condizioni del mercato del lavoro. Un’esasperazione ben incanalata dagli ambienti della destra padronale verso pseudosoluzioni che contrappongono le lavoratrici e i lavoratori sulla base del loro passaporto. Questo, come nel caso analogo dell’iniziativa ticinese “Prima i nostri”, ha per scopo principale quello di distogliere l’attenzione dalla necessità di rafforzare i contratti di lavoro con salari dignitosi.
Senza affrontare il nodo dei salari e del contenuto dei contratti non si offre nessuna prospettiva di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro in questo Paese. A maggior ragione nel contesto ticinese dove si verificano retribuzioni di quasi il 20% inferiori a quelle del resto della Svizzera. Le misure stabilite dal Parlamento non permettono di proteggere i salari e non dissuaderanno i datori di lavoro dal licenziare i loro dipendenti per sostituirli con manodopera più a buon mercato. È la linea padronale che ha avuto la meglio: nessun obbligo vincolante sui salari e blande normative in funzione di soglie molto alte di disoccupazione.
L’USS-Ti ribadisce che senza rafforzare i contratti con livelli salariali vincolanti e degni di questo nome, nessuna “preferenza indigena” o richiesta ai datori di lavoro di effettuare qualche colloquio con gli iscritti agli URC aiuterà a difendere le condizioni lavorative evitando una guerra tra poveri.
Quale potere negoziale ha un disoccupato di fronte a datori di lavoro che possono imporre salari indegni, disdire contratti collettivi e licenziare a piacimento ?
Unione sindacale svizzera - Ticino e Moesa (USS-Ti)

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Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere.

Aristotele

 
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