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martedì 30 giugno 2009.
MODI DI DIRE DIALETTALI

Il dialetto, nostra madrelingua, per meglio esprimere certi concetti e per far capire immediatamente e meglio con metafore le cose si sempre avvalso prima di tutto di una moltitudine di proverbi e anche di espressioni sintetiche che sono i modi di dire. Io purtroppo ho potuto vivere in Mesolcina solo sette anni e mezzo (dal 1939 a Roveredo e dal 1945 a met 1947 a Mesocco) per cui non ho avuto la grande fortuna che tutti i residenti hanno avuto di vivere e ascoltare nella realt quotidiana il dialetto. Ma fin da bambino, quando con mio padre venivo in Valle, mi faceva grande piacere ascoltare i vecchi con il loro caratteristico parlare e da loro ho imparato tante cose.
E assieme a tanto dialetto ho appreso anche vari proverbi e modi di dire dialettali. Presento qui alcuni dei modi di dire mesolcinesi che ho raccolto durante la mia vita.

* * *
Trova el Signr indorment - dicesi di persona che ha fatto fortuna o che ha avuto successo, pur non avendone n le qualit n i mezzi per conseguirne il risultato. E qui ci scappa sempre quel difetto dell’invidia: Chll il l’ha trov el Signr indorment.

Vggh i cc coma bordn - avere gli occhi gonfi come rape, in dialetto bordn. Gi fin dal Medioevo in Mesolcina, come attestano i documenti d’archivio, le rape erano intensamente coltivate.

La rva e la fva - Cunta su la rva e la fva, raccontare tutto, il bello e il brutto. L’ortaggio rapa e il legume fava sono stati accostati per il fatto che fanno rima. Questo un modo di dire conosciuto in tutta la Lombarda.

Vggh i dnc in gla - avere i denti in gola; dicesi di persona ingorda e affamata.

Boff int el cu - espressione di disprezzo verso i prepotenti che vogliono imporci certe cose: Chll il el po’ boffm int el cu, che nei dialetti ticinesi e lombardi diventa Basom el c che, sembra, fu la frase pronunciata nel 1755 da uno dei tre rivoluzionari condannati a morte a Faido dai balivi urani. Bffom int el cu rappresenta anche l’espressione del nostro atavico istinto per la libert che poi qualcuno qualche secolo fa in un manoscritto d’archivio di Mesocco compendi anche con “Meglio vivere da soli poveretti, che di ricco Signor soggetti”.

Gh’ piss adss l’orcch - significa una persona sfortunata in ogni senso: Chll il gh’ piss adss l’orcch, gli ha pisciato addosso l’allocco. Chiss perch l’allocco, considerato un tempo uccello nocivo, non ha mai goduto di una buona nomea ? Si dice anche Vss smpro da par lo coma ’n orcch.

Pia e marnda - significa aver dato al lavoratore, di solito un fami, o un muratore, il vitto e l’alloggio (una volta si dormiva sulla paglia nelle stalle). Oggi nella paglia non ci dorme pi nessuno. Ma anch’io ho dovuto dormirci, per terra, nello scomparso Htel Victoria a San Bernardino, durante la dislocazione di tre settimane della scuola reclute; nel settembre 1959, e con me nella paglia dorm anche il coetaneo redattore di questo on-line, Enrico Nicola. Il duro giaciglio forse faceva bene per la schiena, ma la polvere della paglia l’abbiamo dovuta ampiamente respirare.

Fcia de tla - improntitudine, spocchia, faccia di lamiera. La mia prozia Orsola Santi-Paro (1882-1972) diceva frequentemente: gi el va piss la tla che l’airm, oggi vale di pi la faccia di “tolla” che il rame.

Vggh adss la sgaisa - avere grande fame, dal vocabolo sgaisa che nel gergo dei nostri spazzacamini significava fame.

Cga in brga - pusillanime, uno che per la paura se la fa addosso. Si dice anche Lassss caga sol nas, farsi menare per il naso.

Una cica de lcc - una cosa che non vale proprio niente, perch per prendersi una sbronza non basta certo bere latte.

Qund l’ sra gh’ gi el s - al tramonto la giornata finita che poi trova il riscontro nel proverbio Qund el s el tramnta, l’san el pnta, per significare di una persona che comincia a svegliarsi e a fare le cose alla fine della giornata.

Gnanch regordss dal nas a la bca - di qualcuno che non rammenta anche le cose pi recenti.

Cascia dnt el bcch - cacciar dentro il becco, cio interloquire spesso e impropriamente.

L’ mga n ’l cald, n ’l frcc, ma l’ lsan che ’l vgn vcc - non sono le vicissitudini e malattie della vita che mi indeboliscono, ma sono io che sto invecchiando.

Dorm da la qurta - dormire profondamente, come facevano i bachi da seta nella loro quarta muta. Non si dimentichi che anche in Mesolcina si coltivarono i gelsi (morn) e si allevarono i bachi da seta, con l’esercizio a Roveredo nella prima met dell’Ottocento di una filanda della seta.

Tir su la brghen con la girla - tirare su i pantaloni (che portavano solo gli uomini) con la carrucola, cio con un metodo antiquato, per indicare una persona all’antica, un andegh.

Mga vggh frcc ai pe - non aver freddo ai piedi; indica persona facoltosa che non ha difficolt finanziarie. Oggi, sulla stampa domenicale, leggesi frequentemente di persone (politici, sindacalisti, funzionari statali e simili) con “i piedi ben al caldo”, ossia senza problemi finanziari.

Mtt el p in d scarp - servire due padroni. Dice l’Evangelo che non si pu servire contemporaneamente Dio e Mammna, e anche che Bisogna dare a Cesare quel che di Cesare e a Dio quel che di Dio.

Frcc da la Madna - con tutto il rispetto parlando, indica un grande freddo, tanto che un piastrellista, lavorando durante un caldissimo agosto, si consolava cantando: Laggi nell’Arizna el fa un frcc de la Madna. Il detto deriva dalla Festa della Madonna dell’8 dicembre (l’Immacolata), quando avvenivano i primi geli e i nostri avi sentivano che cominciava a far molto freddo.

Na in gir con i li sant in saccccia - in caso di situazioni pericolose, azzardarsi ad affrontare certi tragitti, sperando di non subire danni. In passato il curato si recava al capezzale dei moribondi con il viatico e gli Olii Santi, accompagnato da qualche Confratello.

Un negotn d’r - un niente, un nulla, che trova il riscontro anche nel L’ coma dagh un biscottn a un san, ossia cosa che non serve a niente.

Fa l’f fra dal cavgn - fare una cosa insolita, fuori dal normale.

Canta de vdro - un lazzarone, poltrone, con la spina dorsale di vetro, ossia che non si piega.

Ciappa la vca per i ball - fare una cosa impossibile, prendere lucciole per lanterne, visto che la vacca di testicoli non ne ha.

Famm, frcc, fum e fastdi - queste 4 F indicano una delle realt dei nostri avi che non avevano la vita comoda come la nostra.

sen drizz in p - persona sciocca o stupida, di scarsa intelligenza. Come paragone si preso l’asino, che una bestia intelligente, cos come lo il maiale, ma nella mente popolare queste due bestie hanno assunto aspetto negativo. Vedi anche Un po’ per un a cavll de l’sen, tutto devono poter usufruire di un beneficio.

Vggh adss el berltt - essere indiavolati; il berltto era il sabba notturno di streghe e stregoni e non solo menzionato nelle leggende, ma in tutti i verbali dei processi di stregoneria conservati: el gch del berltt.

L’ coma un folltt - di bambino irrequieto con riferimento al mitico folletto delle leggende, omino molto svelto e dispettoso.

Catss sci ’na brugnda - tirarsi addosso una malattia.

In tucc i famli egh’ dnt el cairu - dove cairu tarlo del legno e del formaggio. Ogni famiglia ha nel suo ambito qualcuno che presenta dei problemi psichici. Forse dovuto al grande numero di matrimoni tra consaguinei che, cos dicono, in certi casi potrebbe far aumentare le tare ereditarie. Anche alle nostre latitudini nei secoli scorsi i ritardati mentali, gli imbecilli, gli andicappati mentali e fisici, non mancavano e si cercava di ovviare al problema inviandoli in istituti come il Cottolengo di Torino o in altri istituti a Milano o Como.

Val un cavcc - non valere niente. Cavcc il cavicchio di legno ossia un pezzo di legno insignificante.

Gira coma ’na ciupndola - girare come una trottola.

ss coma i caurtt fra del coud - essere vivaci, irrequieti. Il coud il recinto della stalla per i capretti.

Tirss su ’na csta - tirarsi su un poco, rimettersi in sesto, di una costola.

Sincr coma l’acqua di fasu - bugiardo. Na a fmm - sfracellarsi; dicesi in particolare di selvatico, per esempio camoscio, che colpito dal cacciatore precipita in un burrone sfracellandosi.

L’ ’na gran lpa - chiacchierone, uno che parla troppo, da lpa, lingua sciolta.

Lavora a mca - lavorare, gratuitamente.

A paga e a mur om s’ smpro a tmp - a pagare o a morire si sempre in tempo, nel senso di rinviare le cose. In netto contrasto con l’evangelico Quod facis, fac citius, quello che vuoi fare, fallo subito

li de gmbat - olio di gomito; dicesi quando ci si deve rimboccare le maniche e lavorare.

L’ ’na pdria - gran bevitore, ubriacone; da pdria, imbuto.

Cambia perzf - L’ divent grass el gh’ facc bgn a cambia perzf, ingrassato, si vede che aver cambiato il desco dove mangiava gli ha fatto bene. La perzf (da cui presepe) la mangiatoia nella stalla per il bestiame.

Vss un picc - essere avaro, tirchio. Si rammenti anche il proverbio:Picc i fa picc e dane i fa dane.

A butt e scarpsc - procedere a spintoni e inciampando per significare che non si va avanti nel migliore dei modi.

Scgn de chnca - sgabello di conca, lo sgabello per mungere qui riferito a persona molto piccola: l’ un scagn de chnca.

Pll de galna - brividi, a Soazza c’ anche il termine segrisi.

In altri stat - dicesi di donna incinta.

Fas ciapa pel nas - di uno stupido che facilmente si fa turlupinare.

Tira i aghtt - morire.

Dondind de alpad - lungaggini, paragone a certe lungaggini dell’alpatore.

Cascia ball - raccontar frottole.

Un che po’ basa una cura in mzz ai chrn - di uomo magrissimo.

La vsta che fa Batsta - avere la vista che non funziona come dovrebbe.

Vun da lassa int el so brd - uno da lasciare nel suo brodo, cio un tipo che per il suo carattere meglio lasciare solo.

Vss san coma un crno - essere in perfetta salute, riferentesi alla durezza delle corna animali.

Strno come un bcc - molto sordo, ossia duro d’orecchio come un becco, forse perch sembra che il becco (che non certo sordo) non ascolti le parole dell’uomo.

Fa el bascia - fare il gradasso.

Gamba da zlar - gambe di sedano che significa uno con le gambe molto magre.

Met gi om stu - stu era lo stufato, pranzo dei ricchi e uno ch’el mt gi om stu simile chi la mt gi dra, per darsi grande importanza non meritata.

Figra de ciccolat - figura da cioccolattaio, ossia brutta figura di uno che si fa prendere in giro.

Gh’ pch de sfoia vrz - c’ poco da sfogliare le verze, cio non ci sono tante possibilit di uscire da una difficile situazione.

Toc el cil con un dit - espressione di felicit, ovvero sta pi inte la pll.

Fan da bened el vscof - cio farne talmente tante da poter benedire un vescovo.

L’ultima rda del car - di persona che ha scarsa importanza, tenuta in disparte e quasi dimenticata.

Bla coma el cu de la padla - dicesi di donna brutta, dove il fondo della padella, annerito, contrasta con l’aggettivo bella.

Fan pgg che Bertldo - far birbonate, birichinate d’ogni sorta.

Na a bnda - dicesi di un poltrone perdigiorno sempre in giro.

Vss fra del brlo - uno che non ha la testa completamente a posto o anche fortemente arrabbiato.

Bia malprtich - persona impacciata, di poco ingegno.

Fa el bja e l’impicc - dover fare tutto da s. Nei secoli passati anche da noi le condanne a morte erano frequenti, perfino per il furto superiore a 100 ire e il mestiere di bja era una professione ben remunerata. Nei verbali dei nostri processi criminali (per stregoneria o altri delitti) elegantemente il bja viene menzionato come “ministro di giustizia”.

Sta boton - stare abbottonato, riservato nel parlare.

A brus - per un pelo.

Lassss caga sul nas - lasciarsi menare per il naso.

Una mza calzta - spregiativo per persona di poco valore e di scarsa attivit.

Vggh dom canl da cunta su - La canala il collare di legno che si metteva alle capre. In questo caso significa avere solo pettegolezzi e cose di scarsa importanza da raccontare.

Cap Rma per Tma - fraintendere.

Batt cssa - chiedere denaro.

Vss cicch come no pta - essere molto ubriachi. La pta la gallina covante.

Ai tmp de Carlo Cdiga - nei tempi passati; di cosa antiquata.

Vgh pagra de la so ombra - aver paura di tutto, detto di persona molto timorosa.

Stagh a dr col nas int el cu - fidarsi in modo assoluto di una persona.

L’ costa ’na celda - stato pagato un nonnulla.

Crpa da fa picc - dicesi di persona poco intelligente, con la testa buona solo per ospitare pidocchi.

Rid a crta - ridere a credito, cio ridere per niente. Nei nostri dialetti crta significa credito. A Soazza su una casa ancora conservata una lapide di pietra ollare, del 1537, appartenuta a un negozio o artigiano nella quale si legge Anchoi no doi a creta, domano s (oggi non do a credito, domani s). Volta el bambn in la cna - dire e disdire, contraddirsi nell’agire.

Compra cu e vnd brga - di uomo molto magro che dovrebbe comperare un po’ di sedere oppure acquistare delle brache pi strette, per non sfigurare.

Lavora coma om danto - lavorare fortemente, quasi come uno dei dannati all’Inferno.

Fa dane come tra - fare molti soldi.

Vr i dnc - parlare; finalmnt l’ ver i dnc, finalmente ha parlato. Tegn la lngua dednt di dnc, tacere.

Fa e desfa l’ tutt lavora - fare o disfare sempre tutto un lavorare.

Fam, st, cald del Divol - fame, sete, caldo del diavolo, nel senso di indicare grande fame, grande sete, grande caldo.

Gi d dda - gi di due dita, nel senso di calare un po’ la propria boria o arroganza.

Na bgn coma om dit int el cu - funzionare come mettere un dito nel sedere.

D dda de vin int om bicr - due dita di vino nel bicchiere (ma non si dice mai se le due dita devono essere considerate come misura orizzontalmente o verticalmente ...).

Spuda dlz - sputare dolce, far buon viso a cattiva sorte.

Dricc coma om fus - diritto come un fuso, con riferimento al fuso e alla rocca per filare.

Butta in cc - gettare negli occhi, cio dire le cose in faccia. Nei processi di stregoneria si nota spesso la frase “gliel’ buttato negli occhi”.

Mena i tll - fuggire, scappare.

Contnt come ’na Psqua - felice, riferendosi alla maggior festivit della cristianit, dove sia con i cibi, sia con tutto il resto, dovrebbero essere tutti molto contenti.

Tutt el va a fin int el cu, fra del mnigh del cazz - tutto ci che entra dalla bocca finir per uscire dal deretano, a parte il manico del ramaiuolo di rame.

Fa ’na scrpa e ’na sciavta - fare una scarpa e una ciabatta, ossia una cosa bella e una brutta.

L’el sa anga chl che mna ’l gss - lo sa anche il bcia manovale che conduceva la carriola con il gesso, significando trattarsi di una cosa semplice cui tutti potevano rispondere.

A la trza fita l’ cap che l’ra polnta - dopo aver mangiato anche la terza fetta, si accorto che era polenta, per dire di uno che le cose le capisce con molto ritardo.

Riva col sedll del lacc - arrivare col secchio del latte, simile al precedente, di persona che arriva in ritardo, sia con il comprendonio, sia con l’agire.

Na a bagna el bcch - andare all’osteria a bere qualcosa.

Lngh come la famm - nella povert dei nostri avi la fame si doveva sopportare per tanto tempo, per cui il detto d il paragone di una cosa che per realizzarsi richiede molto tempo.

Fa vede el s per la lna - indica chiaramente uno che imbroglia, che ci mostra lucciole per lanterne.

Taca su de lava gi - ormai non c’ pi niente da fare. Ci si riferisce al lavare i piatti, dopo il pasto.

Una pgina piss ch’el lbro - dicesi di coloro che mostrano di saperne pi degli altri: chll il l’han sa ’na pgina piss ch’el lbro.

Fa el mso - essere imbronciati.

Fa fagtt - prendere su in un fagotto quel poco necessario e andarsene, con riferimento agli emigranti che con il loro fagotto, partivano per terre lontane.

Pdi pissa in lcc e d che sm sud - posso orinare a letto e poi dire che sono sudato. Si tratta di un detto che significa la grande sicurezza e arroganza di chi pu far credere quello che vuole.

Fa l’ col bicr - Chll il l’ gnnga bn da fa l’ col bicr, detto di persona incapace che non riesce nemmeno a disegnare una ’o’ servendosi del bicchiere.

Vss in carta - non star bene in salute, essere malaticcio, con riferimento alla carriola.

Segnss col gmbat - farsi il segno della Croce con il gomito, cosa assai difficile. Chll il el po’ segnss col gmbat, per uno scampato a una disgrazia.

Vss indr un car de rf - essere indietro di un carro di refe, significando essere in ritardo nella vita di una grande lunghezza, paragonabile ai gomitoli di refe.

Maja fra anch i gamb del tvol - dicesi di chi ha dilapidato tutta la sua sostanza.

Resta con la Ppa Tncia in man - dicesi dei perdenti. In un vecchio gioco della carte colui che rimaneva alla fine con la Ppa Tncia (la regina di picche) in mano, aveva perso.

Val coma el d de picch - Non valere nulla, essendo il due di picche una delle carte di minor valore nei nostri giochi (scpa, ecc.).

Conscia coma Sant Quintn - essere ridotto proprio male. Si racconta che san Quintino era talmente povero e misero che la sua chiesa non aveva nemmeno le campane. Per questo per chiamare i fedeli egli saliva sul campanile, battendo due tegole una sull’altra.

Tja e medga - taglia e medica, dicesi di chi fa due cose una opposta all’altra, in altre parole un barlafss.

Questo solo un piccolo assaggio dei nostri modi di dire dialettali; ne esistono centinaia di altri. Ovviamente parecchi dei nostri modi di dire si ritrovano anche nelle zone a noi circumvicine, in particolare nel Ticino e in Lombardia, poich un tempo la cultura rurale era un po’ simile ovunque e non separata da confini territoriali. Poi da noi, almeno fin dal Quattrocento ci fu sempre una forte immigrazione, specialmente dal Ticino, Chiavennasco e Valtellina, Comasco, Brianza, Bergamasco, Novarese e dal oltre San Bernardino ed inoltre un continuo traffico di transito attraverso il San Bernardino. Molti degli immigrati che vennero e poi si stabilirono da noi, in particolare boscaioli, carbonai, famigli e mezzadri, artigiani, scalpellini, con s portarono anche i loro proverbi e modi di dire. Quando ne avr il tempo li raccoglier tutti in un’unica pubblicazione, con pi dettagliate spiegazioni. Si noti anche che sia nei modi di dire, sia nei proverbi dialettali l’espressione immediata e talvolta molto cruda senza tanti fronzoli, ci che fa inorridire i cosiddetti benpensanti che gi mi hanno redarguito qualche anno fa per aver pubblicato cos come tramandati oralmente alcuni proverbi piuttosto spinti che per loro erano scurrli, ma non per i nostri antecessori, visto che esprimevano metaforicamente le cose come stavano.

Cesare Santi

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Ogni uomo pu dire quante oche o quante pecore possiede, ma non quanti amici.

Cicerone

 
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