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Regionale
mercoledì 11 gennaio 2017.
La ricucitura del centro di Roveredo: dove c’era una autostrada ora c’è … (un convinto sì)
di Gianpiero Raveglia

La votazione popolare consultiva di domenica 15 gennaio 2017 è una delle ultime tappe in vista della sistemazione del centro paese di Roveredo dopo lo spostamento dell’autostrada A13 nella nuova galleria San Fedele.
L’elaborazione e l’approvazione di un concetto vincolante di ricucitura nell’area dismessa dell’autostrada è una condizione inderogabile dell’avvenuto spostamento dell’autostrada, come già risulta dalla decisione del Consiglio federale del 19 agosto 1998 (quasi 19 anni fa) di approvazione del progetto generale di circonvallazione A13c di Roveredo. Affinché questa condizione fosse rispettata una volta terminata la circonvallazione, la Confederazione e il Cantone hanno voluto che le tappe fondamentali che hanno portato al progetto di ricucitura di Roveredo fossero ancorate in contratti che legano questi enti superiori con il Comune di Roveredo. È stato il caso per l’accordo del 3 novembre 2000 (firmato per il Comune dall’allora Sindaco PLD Ivan Galli) e per il memorandum d’intesa del 6 dicembre 2012 (firmato per il Comune dall’allora Sindaco PLD Romano Albertalli). Sulla base di questi accordi vincolanti per le parti istituzionali coinvolte è stata elaborata la variante di pianificazione locale approvata a grande maggioranza (150 no e 434 sì) dalla popolazione di Roveredo in occasione della votazione del 1° giugno 2014, preceduta da una procedura di pianificazione test (mandati in parallelo) nel 2010. Già in occasione di questa votazione era del tutto chiaro quale fosse il concetto di ricucitura che doveva essere realizzato nel centro paese di Roveredo. Oltre che nel messaggio del Consiglio comunale ai votanti, questo concetto era illustrato con dovizia di particolari (foto, tabelle, ecc.) nel volantino ufficiale inviato con il materiale di voto (vedi allegati 1 e 2 in pdf). Nella procedura di esposizione dei piani precedente nessuna opposizione concerneva il concetto pianificatorio di ricucitura.
Voler far finta che tutto ciò non sia avvenuto, come fanno certi oppositori della votazione del 15 gennaio prossimo, è un atto di scorrettezza civica e di irresponsabilità politica. Certi apprendisti stregoni, che vogliono rimettere in discussione fuori tempo massimo quanto raggiunto in precedenza con grande fatica, stanno scherzando con il fuoco, e rischiano di mettere a repentaglio il futuro di Roveredo, allungando i tempi di una soluzione sulla ricucitura. Tra circa un anno l’Ufficio federale delle strade consegnerà al Comune i terreni in centro liberati dall’autostrada in uno stato grezzo, senza strade d’accesso e senza opere di urbanizzazione. Già a questo momento si dovrà quindi essere pronti con un progetto operativo da attuare.
Per realizzare in tempi brevi e senza eccessivi costi per il Comune il concetto pianificatorio approvato nel 2014, negli anni 2015-2016 è stata attuata una procedura per la scelta di un investitore per la realizzazione complessiva del progetto di ricucitura, che il 20 aprile 2016 ha portato alla scelta da parte del Municipio del progetto “Roveredo Viva”, come proposto all’unanimità dal Gruppo di accompagnamento formato dai rappresentanti del Comune, dagli specialisti (ingegnere, architetto/pianificatore, economista), dagli esperti e consulenti esterni e dal consulente giuridico. Checché se ne dica, Roveredo, prima e dopo la costruzione del tracciato della autostrada A13 all’interno dell’abitato, ha sempre avuto un suo centro, anche se la struttura del paese era caratterizzata storicamente in quattro degagne (specie di frazioni), tre sulla sponda sinistra e una sulla sponda destra della Moesa (“Oltracqua”). La parte centrale del paese è però sempre stata la zona di Piazzetta con i caratteristici portici (unici nel suo genere in Mesolcina), le varie piazze e piazzette (Piazza Sot i Nos, Piazza de la Grida, ecc.), le viuzze numerose tra le case compatte. In questa zona vi era la sede dei tribunali (ora trasferita nel nuovo Centro regionale dei servizi CRS in Vera), i commerci principali, le banche, uffici vari, l’ufficio postale e diversi esercizi pubblici. Se da una parte la costruzione della autostrada A13, inaugurata nel 1969, ha rafforzato la cesura tra le due zone al di qua e al di là del tracciato autostradale (che prima vi era già in parte per il passaggio del tracciato della ferrovia Bellinzona-Mesocco), dall’altra parte questa cesura non ha rallentato lo sviluppo della parte centrale del paese, con la costruzione di vari palazzi che a dire il vero spesso non hanno contribuito a dare una immagine coerente e attraente del centro paese. Roveredo è quindi sempre stata caratterizzata da situazioni, naturali (fiumi Moesa e Traversagna) o artificiali (ferrovia, autostrada) di cesura, rese più o meno permeabili da punti di passaggio (ponti, sottopassaggi, attraversamenti a livello del suolo).
Il progetto di ricucitura, più che creare un nuovo centro paese (che pur con le sue carenze esiste già), deve quindi permettere di rafforzare il centro paese esistente, estendendolo sull’area attualmente occupata dalla vecchia A13 e dal nuovo piazzale della ex stazione ferroviaria (attualmente occupato da numerosi posteggi a cielo aperto). Deve quindi in sostanza fare da zona di estensione del centro esistente tra il vecchio tracciato della A13 e il fiume Moesa e la zona al di là della A13, formata dai vari quartieri residenziali di Roveredo, ma anche nelle adiacenze da altri edifici di carattere pubblico (scuole elementari in Riva con la palestra polivalente, scuole regionali ai Mondan) e da bar e ristoranti (zona ex piazza Stazione e al Sant, e zona di San Fedele).
Il progetto si inserisce ottimamente nel contesto esistente (compresi i vari palazzi edificati senza un concetto unitario negli ultimi anni) e permette un riordino urbanistico del comparto, ricreando qualità e coerenza al centro paese.
È quindi una ottima cosa che la Confederazione, approvando nel 1998 il progetto generale di spostamento del tracciato dell’autostrada A13 nella galleria San Fedele, abbia richiesto che la futura cessione dei terreni su cui passava la vecchia A13 sia accompagnato dalla stesura di un progetto vincolante di ricucitura del centro paese che sia in grado di ricostruire un tessuto urbano vivibile in questa zona strategica del paese. Per attuare questa strategia sono state quindi costituite nel tempo varie commissioni di studio e operative (PARR, PARR 2, Roveredo 2020, Gruppo di accompagnamento per la ricerca di un investitore) che hanno portato, prima all’approvazione della variante della pianificazione locale (2014), e poi alla scelta del piano d’area e dell’investitore che possa realizzare il progetto di ricucitura del centro paese (2016).
La variante di piano regolatore suddivide la parte centrale della ricucitura in tre zone: un comparto a est (B3) dove è prevista soprattutto la creazione di un grande parco pubblico (ma con una parte edificata verso ovest); una zona centrale (B2) costruita in modo più o meno denso, delimitata da due piazze pubbliche (a est la piazza Malcanton, più piccola di mq 1100, e a ovest la piazza al Sant di mq 3000); vi è infine una zona a ovest (B1), più piccola, pure da edificare. Date queste premesse, il progetto “Roveredo Viva” offre una soluzione valida e interessante per ricreare e creare un centro paese, ovvero “un vero luogo d’identificazione e di riferimento per la collettività, uno spazio pubblico funzionale che risolva al tempo stesso le problematiche viarie e di collegamento tra le parti del centro abitato” (vedi opuscolo Ricucitura Roveredo un’autostrada diventa paese”, edito dal Comune di Roveredo e dal Rendering Gruppo Roveredo Viva, 2016, p. 3 in fine, vedi pdf annesso, allegato 3; per più dettagli vedi inoltre il Concetto Urbanistico e architettonico del Gruppo di lavoro “Roveredo Viva” del 5.2.2016).
I progettisti di “Roveredo Viva” mettono giustamente in rilievo l’ “occasione irripetibile di trasformazione urbana, liberando ampie superfici proprio nel cuore del paese” (opuscolo cit., 2016, p. 4 in initio), “la possibilità straordinaria di lavorare con il vuoto che verrà generato da questo smantellamento [del tracciato dell’autostrada e della ferrovia]”, ovvero in definitiva “Un’opportunità unica, rara, di ricostruzione, o meglio di costruzione attraverso la produzione di un luogo nuovo, un luogo che non è mai esistito. Questo è possibile solo attraverso una struttura finalmente connessa con quanto la circonda” (opuscolo cit., 2016, p. 4 in mezzo; vedi più in dettaglio il Concetto cit., capitolo “Premessa”).
Secondo una interpretazione corretta del ruolo di un architetto e di un urbanista, non si vuole quindi ricostituire una vecchia situazione urbanistica (per esempio il vecchio piazzale e viale della Stazione, che tra l’altro a Roveredo avrebbe poco senso, visto che non vi è più una ferrovia e una stazione), ma reinterpretare lo spazio esistente secondo le esigenze nuove che si sono create nel frattempo e che si possono prevedere per il futuro.
I progettisti di “Roveredo Viva” ritengono quindi (opuscolo cit., 2016, p. 4 in fine):
Su queste basi e su una lettura attenta del contesto urbano è nato il progetto di (ri)cucitura di Roveredo, del Gruppo Roveredo Viva, secondo il motto “un’autostrada diventa paese”.
Il progetto prescelto risponde a mio avviso in modo ottimale alle esigenze urbanistiche, sociali ed economiche di Roveredo, perché è in grado di risolvere in maniera intelligenze il quesito posto (ricucitura di qualità), creando tre spazi funzionali distinti e integrati sia orizzontalmente, sia verticalmente, che sono interconnessi nel loro interno e tra di loro, e che creano delle connessioni interessanti con il rimanente tessuto urbano di Roveredo.
Per quanto riguarda gli spazi funzionali orizzontali, vi è dapprima la zona centrale (comparto B2) dove sono concentrate quasi tutte le costruzioni (dieci palazzi di quattro piani), che crea uno spazio urbano denso ma permeabile con percorsi pedonali e ciclabili al suo interno e varie piazzette che definiscono uno spazio pubblico unico e coerente non percorso da veicoli a motore. Questa zona è delimitata a est dalla piazza Malcanton e a ovest dalla piazza al Sant (più grande), congiunte da una strada di collegamento a bassa velocità (30 km/h) che rallenta a 20 km/h nell’era delle due piazze.
Vi è poi la zona a est (comparto B3), formata dal parco pubblico ma che in prossimità della zona centrale sarà edificata con una residenza medicalizzata con appartamenti per anziani autosufficienti, immersa nel verde ma a stretto contatto con i servizi del centro paese.
Vi è infine la zona a ovest (riva del Sant, comparto B1) dove è prevista una costruzione duplice destinata a ospitare un centro commerciale/alimentare, che delimita verso est la piazza al Sant e verso ovest l’intervento di ricucitura del centro di Roveredo.
Per quanto concerne invece gli spazi funzionali verticali, anche in questo caso vi è una chiara definizione dei livelli funzionali tra un primo livello (sotterraneo) formato dai posteggi coperti che danno accesso in più punti alle piazze e ai cortili interni del comparto centrale e dello spazio commerciale a ovest, un secondo livello al piano terreno dei vari edifici, occupato da spazi commerciali (comparto a ovest), uffici e piccoli commerci (comparto centrale) e gli spazi comuni per gli anziani autosufficienti (edificio nel comparto a est) e infine un terzo livello (formato dai tre piani superiori degli edifici) formato dalle unità abitative ordinarie (comparti ovest e centrale) e per gli anziani (comparto est). Nel comparto centrale il carattere pubblico e fruibile degli spazi a livello del terreno è rafforzato, oltre dagli spazi esterni, dalla creazione di spazi coperti al piano terra. Si ricrea in una forma nuova, più moderna, la situazione degli spazi coperti (porticati) esistenti nel nucleo storico di Piazzetta.
Il comparto centrale reinventa quindi in una forma nuova situazioni che già esistono nell’adiacente nucleo di Piazzetta: zone pubbliche coperte (porticati), viuzze pedonali e ciclabili tra le abitazioni, piazzette in zone pedonali (e ciclabili) di congiunzione tra più vie.
Il carattere urbano fruibile del nuovo centro è data dal fatto che “si lavora su una dimensione doppia; da una parte un’idea di urbanità in grande e dall’altra di forte domesticità” (opuscolo cit., p. 17); in sostanza (cfr. opuscolo cit., p. 18):
Si cerca di produrre un’offerta residenziale precisa per vivere con tutte le comodità di una città (ne è un esempio il grande parcheggio interrato con un accesso diretto a residenze e commerci) mantenendo però la dimensione di paese con la sua piacevole tranquillità.
Nella lettura intelligente della situazione esistente del centro paese di Roveredo e delle sue zone adiacenti, e delle prospettive future di sviluppo, il progetto prescelto dà delle risposte convincenti per creare e ricreare, dal punto di vista urbanistico e sociale, una immagine coerente e innovativa per la Roveredo del futuro. Come risulta dallo slogan del Gruppo investitore scelto, solo così “un’autostrada diventa paese”, un paese che secondo la lettura corretta e attenta dei progettisti ha dei caratteri marcati di “urbanità”, pur vivendo nella dimensione familiare del “villaggio”.
Vi sono quindi tutte le premesse affinché il “non luogo” formato dal vecchio percorso della A3 e del posteggio esistente nella ex piazza della Stazione, possa diventare un “luogo” di grande fruibilità pubblica e di scambi sociali ed economici nel centro amministrativo, politico, sociale ed economico del Moesano.
È al contrario peccato che le forze che si oppongono al progetto vincente, invece di valutare i grandi pregi urbanistici del progetto, si siano spersi in considerazioni di tipo finanziario (speculazione edilizia, vendita di terreni pubblici a vil prezzo) e sociale (aumento importante della popolazione) che non fanno altro che creare confusione e spaesamento nella cittadinanza.
Questi argomenti dei contrari all’oggetto in votazione (continuare le trattative con il gruppo investitore Alfred Müller SA) sono deboli, anche perché si fondano su dati che non corrispondono alla realtà.
Un esempio: vi è chi afferma che questo progetto, con altri progetti edilizi privati in corso, porterà nei prossimi anni a un aumento della popolazione di ben 800 anime. Si tratta di una valutazione del tutto fantasiosa. I 99 appartamenti previsti (eventualmente da ottimizzare) sono di questo tipo: 36 di 2.5 locali, 45 da 3.5 locali, 12 da 4.5 locali. Stimando che per i 2.5 locali ci sia una occupazione media di 1.5 persone, per i 3.5 locali di 2.5 persone e per i 4.5 locali di 3.5 persone, si arriverebbe a una cifra massima di 230 persone. Si tratta di un aumento di popolazione del tutto sopportabile, ben sapendo che dal 1970 (abitanti di Roveredo 2027) l’aumento importante di abitanti a Roveredo è avvenuto dal 1993 (aumento da 2010 a 2117 abitanti rispetto al 1992) a tutt’oggi (2015: 2511). In 24 anni la popolazione è quindi aumentata di circa 500 abitanti, una tendenza che nei prossimi anni aumenterà sia per l’apertura di Altransit, sia per lo spostamento in galleria della A13, per poi assentarsi. I paesi alpini devono temere solo lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione e non un aumento della popolazione che porta nuova linfa. Essendo queste le cifre, non bisogna nemmeno temere un aumento repentino e incontrollato della popolazione scolastica. Con l’edificazione della nuova scuola dell’infanzia alla Cioldina (ampliabile secondo le necessità) e gli spazi che si libereranno sul sedime delle scuole elementari in Riva, vi sarà la possibilità di adattare le strutture scolastiche a eventuali nuove necessità. Non si può pensare che il mondo sia sempre immutabile. L’esperienza degli ultimi decenni insegna piuttosto il contrario. Roveredo resterà sempre un paese a misura d’uomo (e di donna, bambino e anziano), anzi il progetto di ricucitura permetterà proprio di creare un tessuto urbanistico e sociale più vivibile (piazze, piazzette, vicoli pedonali e ciclabili).
Ancora più pesante e ingiustificata è l’accusa di certi oppositori secondo cui il Municipio (e il Consiglio comunale) vogliano proporre in votazione la ratifica di una operazione speculativa tramite una ditta privata (la Alfred Müller SA). E, in questo contesto, che un terreno di mq 10’000 (in realtà 9600 mq) che vale fr. 800 al mq verrebbe venduto a poco più di mezzo milione di franchi. Anche qui si annaspa nel fango. Mai a Roveredo è stato venduto un terreno, sia pure in centro e con un indice di sfruttamento alto, a un prezzo simile. Nelle zone limitrofe al centro il prezzo venale calcolato dal Cantone per un terreno R3 è attualmente di circa fr. 300.-. Volendo ammettere che in centro per un terreno R3, già urbanizzato e senza vincoli pianificatori particolari, si possa arrivare a fr. 400.-/500.- (quindi volendo esagerare al massimo 4.8 milioni di franchi), non si arriverebbe mai a un prezzo di 8 milione come qualcuno vorrebbe far credere. Non va poi dimenticato che l’investitore dovrà finanziare opere pubbliche per circa 2.5 milioni (piazze, strade, allacciamenti, pavimentazione degli accessi, ecc.), dovrà creare 80 posteggi sotterranei d’uso pubblico e garantirà una fruibilità pubblica di quasi tutti gli spazi non costruiti (servitù pubblica). Già solo per i numerosi vincoli pianificatori ed economici cui è sottoposto l’investitore (il capitolato cui era vincolato aveva ben 27 pagine), il prezzo reale del terreno sarebbe ben inferiore ai fr. 500.- al mq prospettabili in un libero mercato.
Questi aspetti economici sono stati attentamente valutati dalla Commissione di accompagnamento formata da esperti pianificatori, architetti ed economisti, nulla è quindi stato improvvisato. Poiché votando un sì si autorizza il Municipio a continuare le trattative con la Alfred Müller SA, vi sarà spazio per meglio definire alcuni aspetti del progetto.
Che per l’investitore non si tratti di una operazione speculativa risulta chiaramente dal “Concetto urbanistico ed architettonico” dei progettisti di “Roveredo Viva” del 5 febbraio 2016, che nel capitolo “QUALITÀ DI VITA COME INVESTIMENTO ETICO” così affermano:
Il progetto lascia di fatto ad uso pubblico quasi tutta la superficie dei comparti destinati alla vendita all’investitore, e per fare questo rinuncia alla realizzazione di abitazioni al piano terreno, dove riduce al minimo il costruito. Si tratta di una scelta consapevole che vuole mettere lo spazio pubblico al centro degli interessi del progetto, ma anche valorizzare in questo modo gli spazi residenziali che, ai livelli superiori, comunque muniti di balconi, possono essere più attrattivi rispetto al piano terreno […].[…]. Il core business dell’investitore è quello di realizzare edifici per il proprio pacchetto immobiliare a reddito, dunque cerca con particolare attenzione alla qualità e alla durevolezza degli edifici. In questo caso specifico, per ottimizzare l’offerta al municipio, viene preso in considerazione la vendita di una parte degli spazi residenziali […]. Qualità di vita di tutti come etica del progetto. Se si pensa a esempi del passato, le architetture più importanti colpiscono non tanto per la loro bellezza ma piuttosto per la loro dimensione etica. Oggi l’attività [im]mobiliare ha dimenticato il significato di questo termine, come quello di generosità. Questo progetto, nel suo piccolo, vorrebbe ambire a essere un contributo contro corrente.
Non si tratta di belle parole messe lì dai progettisti e dall’investitore per accattivare il committente, ma quanto affermato può essere puntualmente verificato nel progetto proposto.
Un’ultima cosa va detta: mai a Roveredo una questione pubblica è stata studiata e valutata così attentamente, per lunghi anni, con varie commissioni di studio, e con concorso di esperti di ogni tipo, anche perché così l’ha voluto giustamente la Confederazione e il Cantone.
Ma sembrerebbe che ciò non sia sufficiente.
Raccomando quindi vivamente alla popolazione di Roveredo di porre un convinto SI nell’urna.
Gianpiero Raveglia

Allegati:

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Art. QGI all. 4
PDF - 331.9 Kb
Messaggio CC all. 1
PDF - 2.8 Mb
Opuscolo giugno 2016 all. 3
PDF - 1.5 Mb
Voantino vot. 1.6.2014 retro all. 2b
PDF - 1.2 Mb
Voantino vot. 1.6.2014 all. 2a
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E’ meglio aver a che fare con cento briganti, piuttosto che con un solo stupido.

Proverbio calabrese

 
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