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Politica
lunedì 11 giugno 2012.
Diritto di voto ai domiciliati stranieri residenti a Roveredo
di Sebastiano Paterniti

La votazione comunale in questione avrà luogo domenica 17 giugno, ma già dal prossimo fine settimana la popolazione potrà inoltrare le proprie schede di voto per corrispondenza.

Sono un ragazzo che vive a Rorè da più di 20 anni. In queste settimane nei luoghi di ritrovo del paese sta prendendo sempre più corpo la discussione riguardante le votazioni, che si terranno il 17 giugno, concernenti il diritto di voto in materia comunale ai cittadini stranieri domiciliati a Roveredo da almeno 10 anni.

È mia volontà con questa lettera cercare di far riflettere sull’importanza che questa iniziativa può avere riguardo la partecipazione di tutta la comunità roveredana a questioni comunali che spesso sono precluse, ingiustamente, a persone che vivono, partecipano e collaborano quotidianamente alla vita del paese, ma che per un motivo puramente burocratico non possono manifestare la propria volontà votando o opponendosi a questioni che per finire coinvolgono anche loro a dipendenza che si realizzino o meno.

Ho detto “puramente burocratico” proprio per il fatto che è solo una questione di essere in possesso o meno di un passaporto. L’integrazione, l’ambientamento, il saper vivere all’interno di una realtà come può essere quella della piccola Rorè può avvenire prima ed indistintamente dal possedere il documento rossocrociato. Poi, scusate, non stiamo mica parlando di gente arrivata l’altro ieri, tutt’altro! 10 anni sono un lasso di tempo in cui si presume che un cittadino abbia coltivato quel sano sentimento di partecipazione alla cosa pubblica che può essere interpretato solo positivamente. 

Non sarebbe nemmeno una stoccata all’orgoglio paesano, perché dare questa dimostrazione di maturità: tale da rendere Rorè un comune dove anche i cittadini più “longevi” sono chiamati a partecipare è solo da invidiare e sicuramente renderebbe meno stazionaria la politica comunale che mai come in questi ultimi anni è stata tanto deficitaria.

Invito tutti, quindi, a cercare di fare in modo che Roveredo abbia un elettorato più ampio, più partecipe, più ricco di vedute e che soprattutto abbia a cuore le sorti del comune, cosa non sempre mostrata da coloro che in questi ultimi anni hanno preso posto nelle istituzioni politiche roveredane lasciando in secondo piano gli interventi che la popolazione attende da troppo tempo.

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Non consiste tanto la prudenza dell’economia nel sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio.

Francesco Guicciardini, Ricordi, 1512/30

 
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